Il “Circolo Noi di Vangadizza”, Legnago, presenta l’importante testimonianza di Luigi Casarotto, sopravvissuto a due guerre.

di admin
Il volume Giovinezza in trincea, memorie della guerra italo-turca 1911-1912 e della guerra mondiale 1915-1918, è stato curato da Luciano Rossi.

La “storia”, che leggiamo o che ci viene raccontata non è mai completa. Ci aiutano ad entrare, ogni tanto, nei sui particolari testimonianze lasciateci, quasi per caso, da attori a suo tempo forzatamente presenti e che, per intervento della Provvidenza, hanno avuto salva la vita, in conflitti inutili, che hanno creato solo vittime innocenti e disastri senza numero. Disastri e crimini, per definire i quali è difficile trovare termini adatti. La prima guerra mondiale si è fagocitata più di 15 milioni di vite umane, fra militari e civili, di ambe le parti in lotta, con pesanti conseguenze sociali ed economiche, che si sono protratte nel tempo, a danno dei popoli dei Paesi coinvolti.
Un incontro, quasi occasionale, ma graditissimo, con amici di Vangadizza, Legnago, attivi nel “Circolo Noi di Vangadizza”, www.vangadizza.org, mi ha posto fra le mani un prezioso volume, dal contenuto estremamente interessante. Nel quadro della sua attività culturale, il “Circolo Noi” ha pubblicato Giovinezza in trincea, che raccoglie in 64 pagine, le terribili esperienze e testimonianze di guerra – guerra italo-turca 1911-1912 e prima guerra mondiale 1915-1918 – raccolte da, Luciano Rossi, curatore dell’opera, nel 1968, dalla viva voce del semplice soldato Luigi Casarotto. Il quale, nato nella veronese Roncà, il 30 aprile 1891, per motivi economico-familiari, si trasferì a Vangadizza, dove morì nel 1971. Nell’arco della sua vita, l’alpino Casarotto dovette prendere parte ai due conflitti sopra citati, non senza sofferenze personali ed essendo stato spettatore forzato di fatti di sangue e di dolore, ma, come accennato, avendo potuto tornare a casa sano e salvo.
L’opera, di grande contenuto e dotata di diverse fotografie originali, è data dalle seguenti parti: Premessa del Direttivo del Circolo Noi, Presentazione di don Valentino Sartori, Introduzione di Liciano Rossi, curatore del lavoro, Prefazione-quadro relativa alle località in guerra di presenza del Casarotto, Aneddoti legati alla guerra italo-turca o guerra di Libia, Aneddoti legati alla prima guerra mondiale, Battaglia dell’Ortigara del giugno 1917, La vita in trincea, Fatti verificatisi in varie località. Ritorno a casa, Conclusione.
Leggere il libro del “Circolo Noi di Vangadizza”, significa penetrare anche molti fatti particolari, dei quali sinora poco si è saputo: il resoconto dettato a Luciano dall’alpino Luigi ci fa conoscere elementi, che ci permetterebbero anche di andare di persona sui luoghi di guerra a noi vicini, non solo per vedere, ma anche per rendere omaggio a chi, nel sangue e nel dolore, sia stato egli italiano o austro-ungarico, vi ha lasciato ingiustamente la vita. Nel libro si parla, naturalmente, anche di Isonzo, di Gorizia, di Tolmino, di Monte Nero e di Monte Tricorno (Alpi Giulie): fiume, terre e monti splendidi, che, a causa della seconda guerra mondiale, purtroppo non ci appartengono più. Ed è il caso anche del Comune di Caporetto – la cui rotta del 24 ottobre 1917 provocò 10.000 morti e 30.000 feriti – che, ora, non solo non appare più sulla nostra carta geografica, ma è denominato Kobarid…
Una testimonianza validissima è Giovinezza in trincea, la quale ci fa anche sapere, fra l’altro, cosa si pensasse, sia pure parzialmente, nella sconfitta Austria, sulla partecipazione dell’Italia alla prima guerra mondiale e come grande apprezzamento vi fosse in Austria per l’azione dell’allora romano Pontefice, Benedetto XV, che molti aiuti ha inviato in Austria e in Germania, annientate dalla sorte avversa ed affamate. In merito, Casarotti, che si trovava ad Innsbruck, a fine conflitto, al seguito della Commissione internazionale d’Armistizio, ha raccontato a Luciano Rossi: “…vidi avvicinarsi a me un gruppetto di sei vecchiotti, i quali mi chiesero: “Tu sei veronese”? “Si, risposi”. “Hai il 6° sul cappello ed abbiamo visto subito che sei del 6° Alpini-Verona”… Ripresero: “Vedi? Se voi italiani foste stati neutrali al Patto di Londra, noi avremmo vinto la guerra” – considerazione non certo esaltante, per chi ama la pace!… “Voi avreste potuto produrre armi e generi alimentari, graticci per le trincee, nonché qualunque cosa e avreste potuto rifornirne tutti gli Stati, rimanendo neutrali. Dal 1915 in poi, tutti gli Stati, dal momento che ormai erano tutti in guerra e non potevano ritirarsi, avrebbero avuto bisogno dell’Italia. E, così, voi potevate farvi ricchi a spese degli altri. Avete perso il momento di farvi ricchi, una buona volta”. “A meno che – risposi – voi, una volta vinti gli altri, non aveste mangiato anche noi italiani”! “Fra voi e la Germania – ripresero – questo non sarebbe mai avvenuto”. “Vedi lì – continuarono – quella ferrovia? Dopo Caporetto (disfatta provocatavi dai vostri Massoni), per otto giorni ed otto notti, sono passati continuamente treni carichi di viveri e di roba, che avete perduto. Ma, avevate portato tutto in prima linea? (Si trattava, ora, del bottino di guerra che, dopo Caporetto, gli austriaci trasferirono in Austria): “Vedi, Verona?” – ripresero, dopo una breve pausa – “Di tutta la gran roba italiana, che è passata di qui, non se ne è fermata nemmeno una piccola parte, ossia, quanta poteva essere stata contenuta in un vagone. Vedi là, quel ponte che attraversa il fiume Inn? I treni, che arrivavano qui, lo attraversavano ed erano subito in Baviera (Germania) e loro, con la vostra roba hanno prolungato di un anno la guerra e noi siamo stati costretti a seguirli ed abbiamo consegnato tutto, senza che, a noi austriaci, i tedeschi lasciassero nulla”. “Fortunatamente, c’è stato uno, che ha pensato anche a noi – disse uno di loro . Se non ci fosse stato il Papa, infatti, saremo morti tutti, compresi i nostri bambini. Tu non sai niente, perché eri nei luoghi di combattimento. Ma, noi ferrovieri, quanti treni abbiamo visto contrassegnati “Stato Pontificio”, con lo stemma del Papa, dipinto sui vagoni! E tutti andavo in Svizzera (che era neutrale), da dove uscivano, spediti da appositi incaricati del Papa in Germania e in Austria e ovunque ve fosse bisogno, per distribuire viveri alle popolazioni affamate. Il Clero e l’Esercito Cristiano, con la loro carità, hanno salvato la nostra gioventù ed anche noi, poveri vecchi”. “Sentite – dissi loro – credo a quanto m’avete detto, e cioè che avete consumato tutto, perché ho avuto conferma da un fatto molto semplice. I nostri alpini – che ora arano le vostre terre –…omissis…, mi dicono che anche sementi, patate, orzo, segale, ecc., sono provenienti da ambienti organizzati dal Vaticano, perché avevate mangiato anche i generi destinati alla semina”. “E’ appunto così”, confermarono. “Ora è tempo di semina e a noi non è possibile nemmeno quella. Abbiamo estremo bisogno di seminare, perché, per un anno, non ci passerà più niente nessuno, in quanto tutti ci ritengono responsabili della guerra. Il Papa, da solo – d’altra parte – non ce la fa ad accontentare tutti”.
Come si diceva, quanto sopra costituisce una parte di storia, certamente non nota nemmeno a qualche studioso e meritevole d’essere meditata, sebbene, a volte, espressa con troppa superficialità, forse, per l’emozione del momento, particolarmente per quanto riguarda un possibile arricchimento dell’Italia, qualora la stessa fosse rimasta neutrale e avesse prodotto armi e materiale bellico per i belligeranti; ciò, dimenticando che meglio sarebbe stato se l’Italia – peraltro alleata di Germania ed Austria dal 1882 e riconfermatasi alleata nel 1912 – non entrando in guerra, avesse lasciato la vita a oltre 650.000 soldati e quasi 600.000 civili, senza contare i feriti, che ammontarono a circa 1.100.000… Bello è stato l’elogio, d’altro canto, al Vaticano per la sua grande azione di aiuto e di sollievo, svolta verso i popoli colpiti dalla guerra, azione bernefica che le parole degli austriaci incontrati da Casarotto e di Casarotto stesso hanno posto dovutamente in luce. Certo, sulla parte riportata, molto ci sarebbe da esaminare e da commentare, per aggiungere quant’altro di positivo completerebbe il quadro.
Il racconto di Luigi Casarotto, comunque, e il lavoro di Luciano Rossi, nonché la pubblicazione voluta dal “Circolo Noi di Vangadizza”, costituiscono un complesso importante, che, oltre a fare conoscere elementi, accaduti in un contesto terribile, non solo invita ad approfondimenti, ma è anche confortante conferma che la volontà di ricerca, di studio e di cultura è fortemente viva e apportatrice di nuovo sapere e della consapevolezza che non è con la guerra che s’ottiene la pace.

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