Il momento economico: le opinioni di un piccolo imprenditore

di admin
Per capire quelle che oggi sono le ansie, le attese e le previsioni della piccola media impresa, abbiamo intervistato un imprenditore operante nel settore edilizio. Su richiesta dell’intervistato e al fine di avere una conversazione immediata e franca e non mediata da considerazioni di evidente opportunità, abbiamo accettato la sua richiesta di anonimato. Ma con…

Secondo lei, esiste la corruzione in Veneto e, se si, come la valuta?
Nel Veneto la corruzione e anche la mafia esistono, eccome, ma non sono sfacciatamente visibili. Assumono piuttosto le forme del piacere, del favore che serve ad un Ente, un do ut des di varie forme. La mafia, presente soprattutto nel mio settore, è rappresentata da persone assolutamente presentabili, dietro le quali tuttavia si intravvede una realtà diversa. Nessuna minaccia esplicita, solo una gestione particolare del rapporto contrattuale. Al mancato pagamento e soprattutto al sollecito segue una velata minaccia, cui è sensibile pure la classe forense. Tanto per essere chiari, il mio legale, ad una mia precisa richiesta di procedere giudizialmente, mi ha risposto se ero sicuro di volerlo fare. Ho cambiato avvocato.  Ma la questione rimane. La nostra rappresentanza di categoria, Confindustria, tende a sottostimare, perché non ha prove, e chiede agli associati di denunciare gli episodi. Questa situazione mi ha spinto a non partecipare più agli appalti anche se, ad essere sincero, debbo dire che questa decisione deriva anche dall’incertezza sull’epoca dei pagamenti.
Ma allora, la situazione economica, come la vede?
Il mercato è fermo. Sta riprendendo il settore meccanico, ma l’edilizia è ferma.
Gli appalti pubblici sono fermi: la Regione non paga, causa il Patto di Stabilità, pur avendo liquidità. I disgraziati che hanno realizzato gli appalti non essendo stati pagati di conseguenza iniziano la catena negativa rispetto a tutti gli stakeholders.
Il mercato privato da parte sua non interviene perché le banche non finanziano né acquirente né costruttore. E’ un problema derivante da Basilea3, la strategia europea sulla capitalizzazione delle banche. In funzione dell’obbligo di maggior capitalizzazione, il settore bancario, e non parlo di piccole banche, ma di istituti di livello almeno nazionale, ha introitato i cospicui finanziamenti arrivati da Francoforte dalla BCE e non ha riversato nulla al sistema delle imprese. Non è un problema di tassi, ma di priorità del sistema bancario che è spinto a pensare prima a se stesso e poi, ma non si vede quando, al settore produttivo.
Ma c’è un segmento verso il quale le banche sono disponibili?
In Italia non si finanziano le idee, ma i bilanci. Un altro modo per dire che si finanzia solo chi ne ha o ha  il potere di compulsione che deriva da rapporti politici e/o in senso lato sociali. Eppure le sofferenze del sistema bancario derivano principalmente dalle grandi imprese, non dalle piccole o medie.
Da noi, quindi, Steve Job non sarebbe mai nato, non avrebbe mai realizzato la sua Apple; eppure il microchip è stato inventato da un nostro vicino vicentino che, se ha voluto sviluppare imprenditorialmente la sua idea, ha dovuto spostarsi negli Stati Uniti.
Ma la Regione Veneto ha strumenti di sostegno delle imprese.
E’ vero, la Regione può intervenire a favore dell’impresa entrando nel capitale sociale, ma non è una banca e  non può farlo verso tutti. Non ne ha la capacità finanziaria. E forse non sarebbe neppure un bene.
Quindi occorre tornare alle banche.
Si, ma le banche attuano politiche che non sono di sostegno.
Un esempio, di esperienza personale. Avevo chiesto un finanziamento di un milione di Euro a tre banche italiane di valenza europea. Mi hanno detto che le mie garanzie immobiliari sono pari a 7,5 milioni di Euro. L’indicazione è loro, non mia. Per avere il finanziamento tuttavia avrei dovuto versare 200 mila Euro di liquidità.
E allora?
E allora i 200 mila euro servono alla banca, che per le norme dettate dal Basilea2 deve avere un capitale disponibile dell’8% sul capitale di rischio. In buona sostanza la mia liquidità serviva a dilatare la possibilità di credito e quindi di guadagno da parte della banca sino a 16 milioni. A finanziare se stessa, non me. A farsi finanziare, non a finanziare.
Ma la liquidità non è il capitale disponibile. E comunque, le assicurazioni, hanno un loro ruolo?
Al momento hanno un peso quasi irrilevante, non sono  affatto un motore di sviluppo. Potrebbero diventarlo, se i tassi delle polizze di garanzia a favore degli acquirenti, obbligatorie in futuro nel mio settore, fossero rilasciate a tassi minori. Ma non credo ciò sarà possibile, perché le assicurazioni, come le banche, non si considerano aziende sociali ma aziende di lucro, che rispondono prima che ai bisogni della clientela, ai loro soci. Il che è perfettamente legittimo in un mercato libero, meno in un mercato protetto e segmentato.
E le rappresentanze sindacali, come le vede? Una minaccia?
Per anni sono state le più assurde ma anche le più efficaci difese del mantenimento dello status quo. Molti mali di casa nostra derivano dalla loro posizione di retroguardia. L’impedire che vengano licenziati coloro che hanno rubato all’azienda e pure coloro che si sono comportati da ladri verso i clienti, ricordiamo i “prelievi” dalle valigie dei viaggiatori, non ha contribuito a dare del Paese una immagine positiva. E in questo, anche la Magistratura ha qualche responsabilità. Ma oggi hanno perso peso. Le PMI, poi, non hanno il problema dell’art. 18. In una PMI sino a 70-100 lavoratori, il rapporto è personale. Il pericolo non è il licenziamento, ma le dimissioni con perdita di professionalità importanti e strategiche per l’azienda.
E Confindustria, come si muove?
Emma Marcegaglia ha cominciato bene, con un’accentuazione territoriale, meno romana, ma non è riuscita a trasformare un sistema delle grandi imprese in un sistema di rappresentanza di tutti. Alla fine da una parte perde FIAT e dall’altra scontenta i piccoli. Un percorso non completato, quindi. Peccato, perché la sua sostituzione, soprattutto se si chiamerà Bombassei, persona per altro non discutibile, significa imprese internazionali. Accresce il cannocchiale e diminuisce la lente di ingrandimento.
Il Governo Monti ha risollevato l’immagine dell’Italia. Almeno su questo è d’accordo?
Per il momento Monti ha fatto le scelte che doveva in funzione del salvataggio dell’Italia; non ho ancora visto le scelte coraggiose di sviluppo. La nave Italia non è andata sugli scogli, ma il motore non ha fatto girare le eliche in funzione di rompere rendite di posizione che hanno finito per rendere minimale ogni progetto, ogni spinta.
Vedremo fra un anno, un anno e mezzo. Da imprenditore, guardo i fatti concreti e meno le implicazioni politiche. Meglio di prima, se lo lasci dire, è del tutto ovvio. Il problema è se sarà sufficiente.
In questo quadro, le prospettive come le intravvede?
Azzurre. Con la prospettiva dell’imprenditore che non guarda all’oggi ma che sogna un futuro. Conosco molti colleghi pronti a investire una volta che vi siano le garanzie di poter operare sciolti da lacci e laccioli, come si usa dire, che non sono solo la mafia. Peggiore è la burocrazia. La Lega aveva assunto il dicastero della Semplificazione, ma non mi pare che il preposto abbia raggiunto particolari traguardi, anzi.
Certo, se non si muove il credito, a quelli che investiranno si contrapporranno, e sono molti, coloro che coglieranno l’occasione per chiudere la loro esperienza imprenditoriale. Fra un anno, massimo due, conteremo i morti. E torneremo al palo, anche se occorre sottolineare un fenomeno nuovo: gli italiani, che per anni avevano disdegnato certi lavori, lasciandoli agli extracomunitari, oggi hanno fatto un passo indietro e cercano anche quelle posizioni. Ho molte domande in proposito. Spero di poter dare risposte positive, se il sistema, se la finanza, se la burocrazia me lo consentiranno.
     

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