Fondo di rotazione per il turismo, Confturismo Veneto “Non correte, le modifiche richiedono un’attentissima valutazione”

di admin
La riserva più chiara riguarda l’utilizzo della risorsa finanziaria da parte degli enti locali.

“Siamo solidali con l’assessore Finozzi: riteniamo che la riflessione sull’ampliamento della platea destinataria del fondo di rotazione turistico debba essere oggetto di attentissima valutazione, quindi bando alla fretta”.
Marco Michielli – appena confermato, per la terza volta, alla guida di Confturismo Veneto – condivide, e a sua volta suggerisce, la massima cautela nel trattare l’argomento, con particolare riferimento alle integrazioni apportate nella Finanziaria regionale 2011. E dice, lapidario: “Giù le mani da quel fondo”.
La riserva più chiara, Confturismo Veneto la esprime sull’utilizzo di questa risorsa finanziaria da parte degli enti locali, novità introdotta nella Finanziaria in questione.
Il fondo di rotazione supera infatti la propria destinazione originaria alle piccole e medie imprese turistiche, e prevede l’ampliamento a una platea di fruitori più vasta rispetto al passato, allargando il raggio anche agli enti locali e ad altri soggetti pubblici e privati non operanti in regime d’impresa, come ad esempio gli affittacamere, i bed & breakfast, le unità abitative ammobiliate ad uso turistico, le foresterie per turisti; le case religiose di ospitalità.
Una misura che Confturismo Veneto non condivide: “Se si pensava che il fondo di rotazione fosse scarsamente utilizzato – dichiara il presidente di Confturismo Veneto, Marco Michielli – lo si poteva migliorare, rendendolo più appetibile per le imprese e maggiormente operativo; allargare i soggetti beneficiari è stata una non-soluzione, e potrebbe rivelarsi addirittura dannosa per l’economia turistica e per il turismo in generale. L’integrazione – aggiunge Michielli – non prevede un ulteriore stanziamento di risorse: quelle previste dal fondo verranno assorbite da più entità”.
Prima a usufruirne erano le imprese ricettive alberghiere ed extralberghiere: alberghi, campeggi, rifugi alpini e stabilimenti balneari.
“Non sono contrario a priori all’allargamento – dichiara Michielli – purché le ‘new entry’ siano gestite in forma d’impresa, ma una riserva ce l’ho, ed è fortissima: riguarda l’allargamento agli appartamenti per vacanze. Con le integrazioni al fondo di rotazione si è andati a intervenire privilegiando l’azione degli immobiliaristi, che spesso consumano il territorio con operazioni puramente speculative. Ma c’è di più: la Finanziaria regionale 2011 ha ampliato la platea dei fruitori anche agli enti locali e ad altri soggetti pubblici e privati non operanti in regime d’impresa, il che comporta un possibile sperpero di risorse finanziarie la cui destinazione deve invece rimanere in capo all’imprenditoria turistica. Perché non abbiamo bisogno di nuove strutture turistiche, ma di strutture turistiche nuove”.
“L’impegno richiesto alle imprese turistiche per la copertura degli investimenti necessari sarebbe imponente già in presenza di una congiuntura economica “normale” – prosegue Michielli – ma lo diventa ancora di più in una situazione di crisi come l’attuale dove, per mantenere per quanto possibile le rispettive quote di mercato, le imprese del comparto – nella quasi totalità piccole e medie e nella maggioranza “imprese di famiglia” – hanno reagito con politiche di marketing e di contenimento dei prezzi che hanno imposto inevitabili sacrifici in termini di redditività. Nel corso della stagione turistica 2010 queste strategie aziendali hanno consentito di contenere il calo di arrivi e presenze e in alcuni ambiti, come nel balneare, di confermare sostanzialmente i numeri del 2009, ma a prezzo della riduzione dei margini. La conseguente carenza di liquidità rappresenta oggi il primo problema per le imprese. Il problema è tanto più grave se si considera che, secondo recenti stime, nei prossimi cinque anni gli investimenti necessari nelle strutture ricettive, sia di carattere strutturale”.

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