Agsm Aim, il Consiglio accelera per il “battesimo” ufficiale in Magis
di RedazioneCon la proposta di deilberazione 6/2026 è stata approvata (21 voti favorevoli e 1 astenuto ) la modifica dell’articolo 1 dello statuto di Agsm Aim spa.
La delibera è stata illustrata dal Sindaco che ha ricordato come «arriviamo oggi in Consiglio al termine di un percorso iniziato nell’ottobre 2020, quando le amministrazioni di Vicenza e Verona decisero di unire, attraverso un’aggregazione, le due storiche aziende delle rispettive città. Aziende che hanno rappresentato, e rappresentano tuttora, una parte importante della storia e dell’identità dei nostri territori, non solo per i servizi erogati, ma anche per il grande numero di famiglie coinvolte dal punto di vista occupazionale. Quel percorso è poi confluito nell’avvio dell’attività congiunta sotto la prima denominazione, che era di fatto la somma dei due acronimi: AGSM- AIM. Una scelta iniziale che ha consentito di avviare l’integrazione delle due società. Con la nuova governance, il rinnovo del Consiglio di Amministrazione e la predisposizione del piano industriale 2025-2030, è emersa con chiarezza, anche nel confronto con l’Amministrazione, la necessità di compiere un ulteriore passo avanti. Le indicazioni principali sono state due. La prima riguarda la volontà di costituire una realtà realmente nuova, non più percepita come semplice somma di due aziende, ma come un soggetto unico. Nei primi mesi dell’aggregazione si sono evidenziate dinamiche fisiologiche legate all’alternanza delle governance politiche delle due città, con una continua distinzione tra provenienze e nomine. Per garantire funzionalità, solidità e credibilità verso l’esterno, soprattutto per un’azienda che ha ormai una proiezione nazionale, era necessario rafforzare l’identità unitaria, pur mantenendo radici territoriali solide. La seconda esigenza riguarda la competitività comunicativa. Ancora oggi a Verona l’azienda viene chiamata AGSM e a Vicenza AIM: questo dimostra come l’identità unitaria non sia mai stata pienamente interiorizzata. Più che un semplice cambio di nome, si tratta quindi di un vero e proprio “battesimo”. Il nuovo nome si inserisce anche in una logica di posizionamento rispetto ai principali competitor nazionali – A2A, Hera, Iren, Acea – realtà con denominazioni brevi e riconoscibili. È stato svolto uno studio approfondito, il cui percorso è stato messo a disposizione del Consiglio. Si è voluto mantenere un legame con la storia positiva dell’azienda, ad esempio conservando i colori, in linea con quanto avviene nelle principali multiutility pubbliche italiane.
Dal punto di vista procedurale, il cambio di denominazione in sé non richiederebbe un passaggio in Consiglio Comunale per le società a controllo pubblico. Tuttavia, l’articolo 76, comma 2, dello Statuto del Comune di Verona prevede che le modifiche statutarie che comportano un passaggio in assemblea straordinaria debbano essere precedute da un passaggio in Consiglio. Si tratta quindi di un’attenzione formale e procedurale doverosa».
Il Dibattito
La consigliera di Fratelli d’Italia, Maria Fiore Adami, che ha presentato due emendamenti, bocciati dalla maggioranza, ha sottolineato come l’intervento del Sindaco abbia confermato quanto già emerso in commissione: «l’articolo 76, comma 2, dello Statuto del Comune prevedeva un passaggio preventivo in commissione e poi in Consiglio comunale. Un passaggio che, di fatto, è avvenuto in maniera postuma. Ed è proprio su questo che ho sollevato, sia in commissione sia oggi in aula, una questione di metodo. Mi chiedo allora perché siamo chiamati oggi a votare questa proposta di delibera quando il nuovo nome è stato presentato ufficialmente durante le festività natalizie, di fatto anticipando e svuotando il ruolo di ratifica del Consiglio comunale».
Secondo il consigliere Giacomo Cona, «questa delibera rappresenta un passaggio importante nel percorso avviato nel 2020 tra Verona e Vicenza. Il nuovo nome, Magis, esprime l’idea di crescita, di energia moltiplicata e di visione strategica. In un contesto in cui l’energia è sempre più centrale anche sul piano geopolitico, è fondamentale sostenere un’azienda sana, in espansione e fiore all’occhiello del territorio».
Come ha evidenziato il consigliere Carlo Beghini del Pd, «non si tratta di un semplice cambio di nome, ma di un passaggio coerente con il piano industriale e con una visione nazionale. Operazioni simili sono già avvenute nel settore, da A2A a Hera. Qui non si modifica lo scopo statutario, ma si consolida un’identità nuova, in linea con un investimento di 1,2 miliardi nei prossimi cinque anni. È un’operazione equilibrata, che guarda al futuro senza perdere la storia».
Il consigliere Salvatore Papadia di Forza Italia ha approfittato della dichiarazione di voto per esprimere la propria contrarietà, non solo per il merito ma anche per il metodo «su una delibera di questo tipo sarebbe stato opportuno un confronto preventivo con i capigruppo e con l’opposizione. Il dialogo istituzionale, soprattutto su temi che riguardano tutti i cittadini, dovrebbe precedere l’arrivo in aula».
Analogamente il consigliere Massimo Mariotti di Fratelli d’Italia ha sottolineato come il rispetto delle procedure statutarie è sostanza, non dettaglio. «Se esistono norme che prevedono determinati passaggi, vanno rispettate. Al di là delle prospettive industriali dell’azienda, che nessuno mette in discussione, resta la responsabilità politica e amministrativa di aver sottovalutato un passaggio che oggi viene sanato in aula».
Ha chiuso gli interventi il consigliere Alberto Falezza del Pd sottolineando come «oggi non stiamo cambiando direttamente il nome della società, ma stiamo autorizzando il Sindaco o un suo delegato a votare favorevolmente in assemblea straordinaria la modifica dell’articolo 1 dello Statuto. Sarà l’assemblea della società a deliberare formalmente il cambio di denominazione. Per questo non si comprende dove stia la presunta illegittimità o il ritardo: il passaggio in Consiglio è previsto proprio come autorizzazione preventiva alla modifica statutaria. È una procedura corretta e analoga a quella che verrà seguita anche dall’altro socio. Oggi siamo chiamati semplicemente a conferire un mandato, nel rispetto delle regole statutarie».
Il sindaco Tommasi ha spiegato come per poter modificare il nome della società sia necessario convocare un’assemblea straordinaria con all’ordine del giorno la modifica dello Statuto. Ma perché il Sindaco possa partecipare e votare in quella sede, deve prima avere il mandato del Consiglio Comunale. «È esattamente questo il passaggio che stiamo facendo oggi – ha chiosato il Sindaco – . Non c’è alcuna elusione dello Statuto, anzi lo stiamo rispettando: la delibera autorizza il Sindaco o un suo delegato a votare favorevolmente la modifica dell’articolo 1, che riguarda la denominazione sociale. Sarà poi l’assemblea straordinaria della società a deliberare formalmente il cambio del nome. Quanto al percorso di rebranding, si tratta di una scelta strategica che completa un processo iniziato con la fusione. Oggi l’azienda è una realtà nuova, diversa dalla semplice somma delle due precedenti, e dotarla di un’identità unica e riconoscibile è coerente con questa evoluzione. Anche il Comune di Vicenza seguirà lo stesso iter».
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