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Elia Cubi: «Tecnologia, integrazione e persone: così costruiamo l’energia del futuro»

di Matteo Scolari
Dai 40 anni di storia alla sfida della “Champions League” dell’energia: il direttore commerciale di CUBI Srl racconta l’evoluzione del fotovoltaico, l’integrazione con accumulo e cogenerazione e il valore di una squadra tutta interna.

Quarant’anni di storia, 150 collaboratori e 60 milioni di euro di fatturato. Ma soprattutto una visione chiara: integrare tecnologie diverse per rendere le imprese più competitive. Elia Cubi, direttore commerciale di CUBI Srl, traccia il percorso di un’azienda nata come realtà familiare veronese e oggi protagonista nel Nord Italia, tra grandi impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e revamping energetici complessi.

Il 2025 è stato un anno simbolico per voi. Cosa rappresentano questi 40 anni?

È stato un anno molto importante, che abbiamo voluto condividere con tutta la squadra. Prima di tutto ringrazio sempre i nostri dipendenti, perché sono loro la vera forza dell’azienda. Siamo partiti come realtà familiare e oggi siamo circa 150 persone, con un turnover attorno ai 60 milioni di euro.

Abbiamo festeggiato in modo diverso dal solito: niente clienti o partner, ma una giornata dedicata esclusivamente ai dipendenti e alle loro famiglie. Perché la Cubi è fatta prima di tutto di persone.

Oggi state realizzando impianti importanti in tutto il Nord Italia. Qual è la vostra dimensione attuale?

In questo momento stiamo costruendo circa 25 MW tra Veneto, Trentino e Lombardia, lavorando con clienti industriali e investitori istituzionali. Il nostro approccio privilegia prima di tutto le coperture: sono cresciuto nel mondo delle coperture e credo fortemente nel loro utilizzo.

Quando non è possibile, puntiamo su aree idonee, spesso aree industriali dismesse o zone compromesse, ad esempio vicino alle autostrade o in prossimità di insediamenti produttivi, dove è fondamentale avvicinare produzione e consumo.

Dal 2007 a oggi il fotovoltaico è cambiato radicalmente. Qual è stata l’evoluzione tecnica più significativa?

Il primo impianto che ho allacciato nel novembre 2007 montava moduli da 120 watt su superfici di circa un metro per 1,6. Oggi installiamo pannelli da 700-740 watt, bifacciali, con sistemi tracker che sfruttano entrambe le superfici. La resa è cresciuta enormemente a parità di spazio.

Ma il vero salto non è solo nella potenza dei moduli: è nell’integrazione tra produzione, consumo e accumulo.

Un esempio concreto di questa integrazione?

L’intervento al Veronamercato è emblematico. Abbiamo riqualificato le coperture delle pensiline di copertura per le auto con il fotovoltaico, rifatto le cabine di media tensione per le nuove celle con sistemi intelligenti e integrato 2,5 MW di batterie fornite da Energy Spa.

Le celle frigorifere lavorano 24 ore su 24: serviva una gestione intelligente che coordinasse produzione solare, accumulo e consumi. Solo così si ottiene un risparmio reale. Il progetto, finanziato dal PNRR, è stato completato con sei mesi di anticipo grazie a una progettazione solida e a un lavoro di squadra efficace. Lo sottolineo con orgoglio.

Avete lavorato anche su impianti di cogenerazione complessi.

Sì, ad esempio nel revamping della centrale di cogenerazione di AGSM AIM a Verona. È stata una sfida importante, soprattutto sulla parte termica. La nostra squadra tecnica ha un’età media di 36 anni: giovani ma altamente qualificati.

Non esiste una soluzione unica per la transizione energetica. Serve un mix: rinnovabili, cogenerazione, accumulo, gestione intelligente. L’obiettivo è uno solo: abbassare il costo dell’energia per le imprese e renderle più competitive.

Le continue modifiche normative quanto incidono sul vostro lavoro?

Incidono molto. I nostri sviluppi durano due anni o più, tra autorizzazioni e progettazione. Cambiare le regole in corsa crea danni importanti: per chi investe, per chi pianifica e per chi deve programmare risorse e personale.

Non si tratta di dare colpe, ma di avere un percorso almeno triennale condiviso, che permetta alle aziende strutturate di pianificare con serenità.

Si parla molto di PPA. Li considerate uno strumento strategico?

Sì, ma vanno distinti. Esistono PPA fisici, in cui un impianto vicino allo stabilimento fornisce direttamente energia all’azienda, magari integrato con batterie e sistemi di gestione intelligente. E poi ci sono PPA virtuali, utilizzati da grandi gruppi che acquistano decine di megawatt bloccando il prezzo per 10 anni, anche se l’impianto non è vicino al sito produttivo.

Sono strumenti molto interessanti per dare certezza sui costi energetici futuri.

Dopo 40 anni, quale sarà la prossima sfida per Cubi?

Diciamo che dopo la Serie A puntiamo alla Champions League. Vogliamo crescere mantenendo la nostra identità: una forte componente operativa interna. Abbiamo circa 60 persone in ufficio tecnico e il resto in campo. Molti concorrenti hanno esternalizzato quasi tutto, noi invece crediamo nella filiera interna.

La sfida è creare business unit sempre più specializzate, mantenendo il mercato industriale come pilastro e affiancando innovazione continua, collaborando con partner tecnologici di alto livello.

Guardiamo al futuro con ambizione, ma con i piedi per terra: imparando dal passato e leggendo con attenzione ciò che possiamo fare oggi.

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