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Giovanni Bartucci: «Human + Tech, la rivoluzione dell’efficienza passa da comportamento e IA»

di Matteo Scolari
Dall’efficienza energetica dei primi anni Duemila alla servitizzazione delle tecnologie, fino ai nuovi modelli finanziari per i sistemi di accumulo: l’amministratore delegato di Broken Pot - Energy Renovation racconta come sta cambiando il mercato dell’energia.

Prima l’efficienza energetica, poi la servitizzazione delle tecnologie, oggi l’integrazione tra intelligenza umana e artificiale. Giovanni Bartucci è tra i pionieri del settore in Italia: ingegnere chimico, fondatore di una delle prime ESCo private poi entrata nel gruppo Alperia, oggi guida Broken Pot – Energy Renovation con un approccio che unisce tecnologia, comportamento umano e finanza.

La sua esperienza nel settore energetico nasce in tempi non sospetti. Com’è iniziato tutto?

Ho iniziato nel 2001 occupandomi di efficienza energetica, quando ancora il termine Energy Service Company era quasi sconosciuto. Con mio fratello abbiamo fondato quella che poi è diventata una delle prime ESCo private italiane. Fin dall’inizio ci siamo concentrati non solo sulle tecnologie, ma sui modelli di business.

Abbiamo lavorato molto sulla servitizzazione: non vendere semplicemente una tecnologia, ma costruire un modello che permettesse al cliente di beneficiare dell’efficienza senza doversi assumere tutto il rischio. Già vent’anni fa utilizzavamo algoritmi di machine learning per ottimizzare processi energivori in cementerie e acciaierie. Oggi si parla di intelligenza artificiale, ma allora era una frontiera per pochi.

Poi l’exit e una pausa “agricola”. Cosa l’ha portata a fondare Broken Pot?

Dopo l’ingresso nel gruppo Alperia mi sono preso un periodo di riflessione. Ho fondato un’azienda vinicola nel Soave, un’esperienza bellissima. Ma la passione per l’energia è rimasta.

Broken Pot nasce da un’idea simbolica: il vaso si è rotto. Il rapporto tra uomo e natura si è incrinato. Ma esiste l’arte giapponese del Kintsugi, che ricostruisce i vasi rotti impreziosendoli con l’oro. Energy Renovation significa proprio questo: ricostruire il rapporto tra uomo, energia e ambiente, rendendolo più forte di prima.

Nel vostro manifesto parlate di “Human + Tech”. Cosa significa concretamente?

Significa che la transizione energetica non è solo tecnologia. È anche comportamento. Noi siamo partner scientifici del Politecnico di Milano e lavoriamo sull’efficienza comportamentale, applicando i principi del nudging di Richard Thaler all’energia.

Uno studio recente mostra che circa il 20-25% dell’energia usata per climatizzare gli edifici è sprecata per cattiva regolazione o cattivo controllo. Un ulteriore 20-25% può essere risparmiato modificando i comportamenti. Solo intervenendo su controllo intelligente e comportamento umano possiamo ridurre fino al 50% le emissioni senza cambiare una vite negli impianti.

Può fare un esempio concreto?

Abbiamo lavorato sull’aeroporto di Venezia intervenendo sulle strategie di controllo della climatizzazione. Senza sostituire macchine, ma modificando algoritmi e logiche di gestione, abbiamo ottenuto risultati significativi in termini di risparmio energetico.

Questo dimostra che l’intelligenza artificiale è uno strumento potente, ma deve essere guidata dall’intelligenza umana. Non è una sostituzione, è un’integrazione.

Parlando di accumulo, siamo ancora in una fase iniziale come accadde per il fotovoltaico?

Direi di sì. Siamo in una fase simile al 2004-2006 per il fotovoltaico. Il mercato non è ancora completamente maturo, ma l’esigenza è reale. La differenza è che oggi abbiamo una consapevolezza maggiore e una tecnologia più pronta.

Il tema centrale ora è la grid parity: una tecnologia deve stare in piedi senza incentivi. Gli incentivi possono far partire un mercato, ma se diventano l’unica leva creano attesa e incertezza. Con gli accumuli siamo molto vicini alla grid parity, e questo è un segnale positivo.

Che ruolo può giocare la finanza in questa fase?

Fondamentale. La finanza è interessata all’energia, ma ha bisogno di modelli di business chiari, rendimenti stabili e sottostanti tecnologici affidabili. Uno dei miei obiettivi è creare modelli che permettano agli investitori di entrare nel mercato dei Battery Energy Storage Systems con sicurezza.

Non parliamo di speculazione, ma di finanza industriale che sostiene la transizione. Se costruiamo modelli robusti, la finanza può essere un acceleratore decisivo.

Quanto peserà l’intelligenza artificiale nei prossimi anni nel settore energetico?

Moltissimo. Non solo nella gestione degli impianti, ma nell’analisi predittiva dei consumi, nell’ottimizzazione dei carichi, nell’integrazione tra produzione rinnovabile e accumulo.

La vera rivoluzione sarà l’integrazione tra dati, algoritmi e comportamenti umani. Se sapremo combinare queste tre dimensioni, potremo accelerare la decarbonizzazione senza attendere solo nuove infrastrutture o nuove leggi.

La transizione energetica non è solo una questione tecnologica: è culturale, finanziaria e organizzativa. E proprio per questo, oggi più che mai, serve una visione Human + Tech.

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