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Francesco Premi: «Le CER devono reinventarsi: da incentivo a protagoniste del mercato elettrico»

di Matteo Scolari
Dalla stagione degli incentivi al nuovo ruolo nei servizi di rete: il responsabile Advisory di ForGreen Spa SB traccia l’evoluzione delle comunità energetiche rinnovabili tra riforme normative, accumuli e prospettive europee.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili non sono un fenomeno passeggero, ma un cantiere aperto. Dopo l’entusiasmo iniziale e le incertezze normative degli ultimi mesi, il settore si prepara a una trasformazione profonda. Francesco Premi, responsabile Advisory di ForGreen Spa SB, analizza luci e ombre di questa fase e indica la rotta verso una CER 2.0 capace di operare come soggetto attivo nel mercato elettrico.

L’entusiasmo sulle CER sembra essersi affievolito. È solo una percezione?

C’è un fondo di verità. Dopo una prima fase in cui la legislazione si è evoluta permettendo la nascita di numerose CER – basta confrontare i dati del GSE di oggi con quelli di un anno fa per rendersene conto – è emersa la complessità reale di questo strumento. Costituire una CER è un conto, farla funzionare è un altro. Parliamo di complessità nella fase di attivazione sul portale GSE, ma anche nella gestione quotidiana.

A questo si è aggiunto un elemento destabilizzante: a pochi giorni dalla chiusura del bando PNRR, il fondo è stato ridotto del 60%, passando da 2 miliardi a circa 700 milioni di euro . Questo ha generato forte incertezza tra operatori e comunità che avevano già pianificato investimenti. Successivamente parte delle risorse è stata recuperata con una nuova facility del GSE, ma il danno in termini di fiducia è stato significativo.

Questa incertezza ha inciso anche sulla narrazione pubblica delle CER?

Sì, inevitabilmente. Quando il mercato percepisce poca chiarezza, anche chi si era avvicinato con entusiasmo può disamorarsi. Tuttavia, mentre la comunicazione rallentava, in Italia e in Europa si stavano delineando nuove opportunità normative che potrebbero riportare le CER al centro del sistema energetico, con caratteristiche operative diverse.

In che modo potrebbero evolvere le CER nei prossimi anni?

Se la normativa resterà invariata, dal 31 dicembre 2027 non si potrà conferire nuova produzione all’interno delle CER, ma solo aggiungere consumatori. Questo cambia profondamente il modello. Le comunità che hanno investito poco in produzione rischiano di ottenere benefici limitati dagli incentivi.

La vera evoluzione sta però nei servizi ancillari e nel ruolo che le CER potranno assumere grazie alla riforma del mercato elettrico e ai pacchetti europei in arrivo, come il Grid Package e il Citizen Energy Package. Le CER potrebbero trasformarsi da semplici recettori di incentivi a soggetti capaci di operare con logiche simili agli operatori elettrici, contribuendo al bilanciamento della rete, soprattutto se dotate di sistemi di accumulo.

Quindi accumulo e servizi di rete saranno centrali?

Assolutamente sì. L’integrazione dei BESS (Battery Energy Storage Systems) apre scenari nuovi. Resta però da chiarire come l’energia immagazzinata verrà considerata ai fini dell’incentivo e della condivisione, perché oggi esistono tre modelli interpretativi non ancora del tutto definiti.

In prospettiva, le CER potrebbero diventare veri e propri service provider per i propri membri, offrendo servizi di efficienza energetica e ottimizzazione dei consumi. Questo comporta un’evoluzione anche della loro natura giuridica: associazioni, fondazioni o cooperative dovranno probabilmente rivedere il proprio assetto per operare in un contesto più dinamico.

Si è parlato molto di risparmio in bolletta. È stato un messaggio corretto?

In parte no. Finora raccontare che le CER facessero risparmiare direttamente in bolletta non era corretto. Ma nei prossimi anni potrebbe diventarlo davvero, se gli “organizzatori di CER” – figura prevista nella riforma del mercato elettrico – potranno intervenire direttamente sulla fornitura energetica dei membri. Questo sarebbe un cambio di paradigma.

Quale sarà la chiave per il successo delle CER 2.0?

La capacità di reinventarsi. In Europa molte CER non sono nate grazie agli incentivi, ma grazie a normative più flessibili che permettono immissioni dirette in rete o maggiore autonomia energetica. Si parla già di Positive Energy Districts: territori che producono più energia di quanta ne consumino.

Se le CER italiane sapranno evolvere in questa direzione, integrando produzione, accumulo, servizi di rete ed efficienza, potranno diventare protagoniste strutturali della transizione energetica. Non più un fenomeno legato a una stagione di incentivi, ma un pilastro del nuovo mercato elettrico.

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