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Serenissima Ristorazione: primo Report di Sostenibilità e nuova governance ESG

di Matteo Scolari
Il gruppo vicentino chiude il 2025 oltre i 650 milioni di ricavi e pubblica volontariamente il primo bilancio secondo la direttiva europea. Emissioni dirette all’8%, focus sulla filiera che pesa per il 92% della carbon footprint. Costituito il nuovo Comitato ESG.

Il Gruppo Serenissima Ristorazione, tra i leader italiani della ristorazione collettiva con headquarter a Vicenza, presenta il suo primo Report di Sostenibilità redatto secondo la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), anticipando volontariamente gli obblighi normativi europei e integrando la sostenibilità nella strategia industriale e finanziaria.

Una scelta che coinvolge le 14 società controllate – incluse le realtà estere in Spagna e Polonia – e che riguarda sia la materialità finanziaria, cioè l’impatto della sostenibilità sui risultati economici, sia la materialità di impatto, ossia l’effetto dell’attività aziendale su ambiente e persone. Il gruppo, con oltre 650 milioni di euro di fatturato nel 2025 (dato preconsuntivo) e più di 11mila collaboratori, serve circa 50 milioni di pasti all’anno.

Tommaso Putin, Vicepresidente del Gruppo Serenissima Ristorazione
Tommaso Putin, Vicepresidente del Gruppo Serenissima Ristorazione.

«La redazione del nostro primo Bilancio di Sostenibilità secondo la CSRD è stata una sfida importante, che abbiamo scelto di affrontare su base volontaria perché crediamo profondamente nella sostenibilità come leva strategica e di business – dichiara Tommaso Putin, Vicepresidente del Gruppo Serenissima Ristorazione con delega alla sostenibilità – Rendicontare è l’unico modo per poter davvero gestire il percorso verso la sostenibilità: misurare ci consente di capire dove intervenire, definire priorità e agire in maniera strategica lungo la filiera, coinvolgendo tutti gli stakeholder. È solo attraverso la trasparenza e la responsabilità che possiamo costruire valore duraturo per l’impresa, per le persone e per l’ambiente».

Sul fronte ambientale, la misurazione della Carbon Footprint di Organizzazione evidenzia emissioni complessive pari a 240.107 tonnellate di CO₂ equivalente, di cui le emissioni dirette e da energia acquistata (Scope 1 e 2) incidono per circa l’8% del totale, confermando un impatto diretto contenuto del core business. La parte più rilevante riguarda invece le emissioni Scope 3, cioè quelle generate “a monte” e “a valle” della catena del valore – fornitori, logistica, gestione rifiuti – che pesano per il 92%. Per questo il gruppo ha avviato un percorso strutturato di coinvolgimento e qualificazione ESG dei partner, con monitoraggi, audit e condivisione dei dati ambientali lungo la filiera.

Tra gli obiettivi dichiarati anche la riduzione dei consumi energetici del 5% rispetto a un consumo complessivo di circa 52.000 MWh, pari a un taglio di circa 2.600 MWh – equivalente al consumo annuo di quasi 1.000 famiglie italiane – attraverso interventi di efficientamento e sistemi avanzati di gestione dell’energia.

La dimensione sociale rappresenta un altro pilastro strategico. Il 73,4% del personale della capogruppo è composto da donne, mentre nell’alta dirigenza la presenza femminile raggiunge il 43%. Un impegno certificato dalla UNI/PdR 125:2022 per la Parità di Genere, con azioni specifiche per monitorare le retribuzioni, ridurre eventuali disparità e garantire percorsi di crescita basati esclusivamente sulle competenze. Nel 2024 la sola capogruppo ha erogato circa 50mila ore di formazione, confermando l’investimento sul capitale umano come leva di qualità e sviluppo di lungo periodo.

Dal 2025 è inoltre operativa una nuova governance ESG, con l’istituzione di un Comitato ESG guidato da Tommaso Putin, incaricato di integrare in modo sistematico i valori ambientali e sociali nelle decisioni aziendali e nella gestione dei rischi.

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