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Agricoltura europea al bivio: reciprocità, filiere e sovranità alimentare non sono slogan

di Matteo Scolari
Dall’accordo UE–Mercosur alla riforma della PAC, passando per latte, filiere e cambiamento climatico: dagli studi di Focus Verona Economia emerge un’agricoltura che chiede coerenza, reciprocità e una visione europea capace di tenere insieme mercato, redditività e sicurezza alimentare.

L’agricoltura è tornata al centro del dibattito pubblico, ma rischia ancora di essere trattata come una variabile secondaria delle politiche economiche europee. Le voci ascoltate a Focus Verona Economia in questa settimana raccontano invece un settore consapevole, moderno, che non chiede protezioni ideologiche ma regole chiare, coerenza normativa e visione strategica.

Il caso dell’accordo UE–Mercosur, ad esempio, è emblematico. Da una parte, industria ed export vedono nuove opportunità di sbocco; dall’altra, il settore primario segnala un rischio già vissuto in passato: l’agroalimentare europeo sacrificato come moneta di scambio per aprire mercati ad altri comparti. Le posizioni espresse da Alex Vantini e Alberto De Togni convergono su un punto essenziale: senza reciprocità nei metodi di produzione, la liberalizzazione diventa concorrenza sleale. Non è una battaglia ideologica, ma una constatazione economica.

L’Europa chiede ai propri agricoltori standard elevatissimi su benessere animale, uso dei farmaci, sostenibilità ambientale, e poi accetta l’ingresso di prodotti che quegli stessi standard non rispettano. È una distorsione strutturale del mercato. Non a caso, la parola più ricorrente non è “stop”, ma “modifica”: rafforzare le clausole di salvaguardia, rendere reali i controlli alle frontiere, garantire tutele effettive. Senza questi correttivi, il Mercosur rischia di diventare un precedente pericoloso.

Il secondo grande nodo è la Politica agricola comune. La PAC non è solo una voce di bilancio: è lo strumento che ha garantito, per decenni, condizioni relativamente uniformi di produzione e concorrenza tra i Paesi membri. L’ipotesi di un fondo unico, sempre più “nazionalizzato”, come evidenziato da De Togni, apre scenari di squilibrio strutturale. Chi ha finanze pubbliche solide potrà sostenere il settore, chi è più fragile resterà indietro. È l’esatto contrario dello spirito comunitario su cui la PAC è nata.

Il tema del latte, analizzato da Nisio Paganin e Giambruno Castelletti, diventa in questo contesto una cartina di tornasole. Due annate favorevoli, aumento produttivo, crollo improvviso della domanda e un mercato spot che, pur rappresentando una quota ridotta, ha trascinato al ribasso l’intero sistema. La lezione è chiara: chi è fuori filiera è più esposto. Le cooperative e i modelli integrati dimostrano di essere non solo strumenti economici, ma veri ammortizzatori di stabilità.

A tutto questo si somma il cambiamento climatico, che nessuno degli ospiti minimizza. Acqua sempre più scarsa, temperature estreme, eventi atmosferici violenti non sono più eccezioni, ma fattori strutturali. L’agricoltura è chiamata ad adattarsi, ma non può farlo da sola. Sostenibilità ambientale senza sostenibilità economica è una contraddizione che il settore non può più permettersi.

In questo quadro, Fieragricola assume un valore che va oltre la dimensione espositiva. Diventa uno spazio politico nel senso più alto del termine: luogo di confronto tra imprese, associazioni e istituzioni, laboratorio di idee su acqua, innovazione, genetica, sicurezza alimentare. È qui che il mondo agricolo chiede di essere ascoltato non come comparto residuale, ma come infrastruttura strategica del Paese.

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