Ristorante rustico con tavoli apparecchiati e bottiglie di vino
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Locandina Cappello, la tradizione veronese diventa osteria contemporanea

di Matteo Scolari
La storica locanda nel cuore di Verona avvia un nuovo corso gastronomico guidato dallo chef Pasquale Parisi: identità territoriale, contaminazioni e accoglienza restano al centro del progetto

Un omaggio alla tradizione reinterpretato in chiave contemporanea, senza rinunciare all’identità che l’ha resa un punto di riferimento per generazioni di veronesi e viaggiatori. Locandina Cappello, storica insegna di via Cappello a pochi passi dal balcone di Giulietta, inaugura un nuovo capitolo della propria storia, presentandosi oggi come osteria contemporanea, capace di coniugare memoria, territorio e visione attuale della cucina.

Medaglione di faraona, tartufo Lessinia, castagne, funghi, pearà e fondo_Locandina Cappello
Medaglione di faraona, tartufo Lessinia, castagne, funghi, pearà e fondo_Locandina Cappello

Fondata negli anni Sessanta come luogo di incontro e aggregazione sociale, la Locandina ha mantenuto nel tempo la propria vocazione accogliente e conviviale, evolvendo verso una proposta gastronomica più strutturata e inclusiva, profondamente radicata nel contesto veronese e veneto. Un percorso di crescita che trova oggi una sintesi chiara in una cucina identitaria, capace di dialogare con gusti e sensibilità contemporanee.

Ristorante accogliente con tavoli in legno e luci calde
Una sala interna.

Il contesto architettonico contribuisce in modo determinante all’esperienza. La sede, ospitata in un palazzo settecentesco restaurato con attenzione, custodisce stratificazioni storiche che vanno dalla taverna voltata in mattone di origine romana, alle tracce medievali, fino alle mura del Seicento veneziano. Gli arredi, selezionati tra pezzi di artigianato d’eccellenza – sedie impagliate a mano, tavoli in legno massiccio, lampadari firmati da una prestigiosa maison milanese – valorizzano i tre ambienti della locanda: l’anticamera rustica, la taverna suggestiva e la sala shabby chic, pensate per cene romantiche, momenti conviviali e incontri di lavoro.

La taverna della Locanda Cappello.
La taverna della Locanda Cappello.

La proposta gastronomica, rinnovata trimestralmente, intreccia la cucina veronese e veneta con suggestioni della tradizione meridionale e influenze orientali. Accanto ai bigoli all’anatra trovano spazio penne zite ispirate alla genovese partenopea e piatti come il pollo con pak-choi alla griglia, salsa di soia e zenzero. Le storiche tartine, da sempre simbolo della casa, diventano protagoniste di una degustazione strutturata di sapori locali, affiancate da proposte vegetariane, vegane e gluten-free, pensate per rispondere alle esigenze contemporanee senza perdere il legame con la tradizione.

Persona mangia antipasti misti in ristorante italiano
Le storiche tartine.

A firmare i piatti è Pasquale Parisi, executive e resident chef, con una formazione maturata nella cucina della nobiltà partenopea e in importanti realtà italiane e internazionali. «In questi tredici anni alla Locandina ho trovato la mia dimensione – racconta Parisi –. La nostra è una proposta gastronomica che intreccia le mie radici con quella che è diventata la mia città e la casa dei miei figli. In questo quadro si inserisce anche la sperimentazione di nuove influenze orientali, frutto di studio, lettura e ricerca, che intendo continuare ad approfondire per passione e per ampliare il mio bagaglio tecnico e culturale».

Tre uomini davanti a muro di mattoni

Il menù diventa così un racconto gastronomico che mette in dialogo Nord e Sud Italia, tra radici territoriali e reinterpretazione contemporanea. Accanto a piatti simbolo come il risotto all’Amarone e il «ricordo del bollito», omaggio no waste alla tradizione veronese, emergono riferimenti biografici dello chef: montanarina e arancino incontrano ingredienti delle campagne venete come radicchio, miele, noci, tastasal, Monte Veronese e zucca.

Bigoli al ragù d'anatra.
Bigoli al ragù d’anatra.

A sostenere questa visione ci sono Filippo Bertoia, in cucina, e Vittorio Morelato, responsabile dell’accoglienza e del servizio, con una selezione di etichette di alto livello, una carta vini dinamica e una particolare attenzione ai Grandi Formati a rotazione in mescita. «La nostra identità si colloca in un equilibrio consapevole tra osteria tradizionale e ristorante gourmet – sottolinea Morelato –. Desideriamo che l’ospite si senta a casa, accolto in un ambiente curato ma informale. Il nostro motto è semplicità, con attenzione».

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