Filippo Randazzo: «Energia stabile ma fragile. Serve pianificazione, non slogan»
di Matteo ScolariDurante la ventunesima edizione della Settimana veronese della finanza, dedicata questa volta al settore dell’energia, Filippo Randazzo – presidente di Unicoge – ha offerto una riflessione a tutto campo sul presente e sul futuro del comparto. Tra la stabilità apparente dei prezzi, le fragilità legate alla geopolitica e le sfide tecnologiche in continua evoluzione, Randazzo richiama la necessità di una pianificazione seria e condivisa: “Non è un problema di fondi, ma di obiettivi chiari. Il rischio è investire in tecnologie già superate”.
Presidente Randazzo, qual è l’analisi che fa del momento storico che stiamo vivendo nel mercato del gas e dell’energia?
Il momento è evidente a tutti. L’Europa si era abituata a pipeline che garantivano flussi sicuri e prezzi stabili, fissati quasi su base decennale. Questo ha permesso all’economia europea, e soprattutto alla Germania, di crescere su basi solide. Quel sistema però è crollato: oggi il gas arriva in gran parte via nave, con costi diversi e una maggiore esposizione ai mercati globali. È emersa così la debolezza strutturale dell’Europa: dipendiamo sempre da qualcuno, e questo ci rende fragili.
In questo quadro, le rinnovabili possono essere una risposta?
Sì, ma anche qui serve pragmatismo. La Cina ha spinto sulle rinnovabili per garantirsi indipendenza energetica, e ci sta riuscendo. In Europa, invece, mancano una pianificazione strategica e infrastrutture adeguate. Non basta incentivare pannelli o turbine: serve una visione d’insieme, altrimenti rimaniamo sempre esposti. E non dimentichiamoci che veniamo da due referendum che hanno fermato il nucleare, mentre la Francia ha continuato a investirci, rendendo la propria economia più autonoma.
Quindi il nucleare resta una strada da considerare?
Sì, e lo dico da presidente di una società che sta studiando il nuovo nucleare. Ovviamente parliamo di tecnologie diverse da quelle di quarant’anni fa. Non è questione di “mea culpa”, ma di pianificazione: se vogliamo garantire stabilità di lungo periodo, dobbiamo affrontare anche questa opzione.
Lei ha parlato di prezzi “stabili ma fragili”. Cosa intende?
Oggi i prezzi del gas e dell’energia sono relativamente stabili, in alcuni casi anche in calo rispetto ai picchi del 2022. Ma è una stabilità apparente: basta una decisione geopolitica, un conflitto o un cambio di rotta delle grandi potenze per rimettere tutto in discussione. È un equilibrio debole, e non possiamo illuderci che sia duraturo.
Il problema, quindi, non sono tanto i capitali?
Esatto. Non è una questione di soldi: le nostre realtà sono solide e capaci di attrarre investimenti. Il nodo è la progettualità. Bisogna decidere cosa vogliamo essere tra dieci o vent’anni, e costruire infrastrutture adeguate. Se invece rincorriamo solo le emergenze, rischiamo di investire in soluzioni che diventano obsolete nel giro di pochi anni.
Come vive Unicoge questa sfida, a fronte di grandi player nazionali e internazionali che entrano nel mercato?
Noi siamo una realtà territoriale, nata da un monopolio locale del gas e cresciuta grazie alla fiducia dei cittadini e dei comuni. Abbiamo una base solida di clienti che restano con noi per il servizio, non per le promozioni. La sfida è mantenere questa credibilità mentre il mercato cambia: pompe di calore, auto elettriche, comunità energetiche… Sono trasformazioni che impattano direttamente sui consumi. Il prodotto – gas o elettricità – è uguale per tutti, la differenza la fa il servizio che offri al cliente. È su quello che vogliamo continuare a distinguerci.
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