AMMAN, prosegue la mobilitazione: lavoratori domani in presidio sotto Confindustria Verona
di Matteo ScolariLa vertenza AMMAN Italy di Bussolengo entra in una nuova fase di mobilitazione. Dopo settimane di attesa, senza alcuna risposta concreta da parte dell’azienda, i lavoratori e le lavoratrici della multinazionale svizzera scenderanno nuovamente in piazza domani, giovedì 6 giugno 2025, con un presidio sotto la sede di Confindustria Verona, in piazza Cittadella, dalle ore 8.30 alle 10.30.
Il presidio è stato organizzato dalla FIOM CGIL Verona per chiedere il ritiro immediato della procedura di licenziamento collettivo che riguarda 64 lavoratori del reparto produzione e magazzino, annunciata ad aprile con la motivazione – non supportata da alcuna crisi economica – di voler delocalizzare la produzione in Turchia.

La protesta è anche indirizzata a Confindustria Verona, accusata dal sindacato di “connivenza” con la linea aziendale e di non favorire l’apertura di un dialogo costruttivo, nonostante l’impatto che questa decisione avrà su un tessuto sociale e produttivo storico della provincia veronese.
«Non si placa la rabbia e lo sconcerto dei 157 lavoratori della AMMANN Italy, davanti a un’azienda che, dopo oltre un mese dall’avvio della vertenza, non ha ancora accettato di sedersi al tavolo convocato dalla Regione Veneto presso l’Unità di crisi. Il confronto, in programma per l’11 giugno, è fondamentale per evitare una chiusura unilaterale e irresponsabile» sottolineano dalla Fiom.

La AMMANN, multinazionale svizzera con sede centrale a Langenthal, è leader mondiale nella produzione di impianti per asfalto, macchinari per la compattazione e per la realizzazione di infrastrutture stradali. Il sito di Bussolengo, attivo da oltre 60 anni sotto il nome originario di SIM, è stato acquisito nel 2011 e attualmente impiega 157 lavoratori.
La delocalizzazione in Turchia del reparto di montaggio e del magazzino, cuore della produzione veronese, è stata comunicata all’improvviso, senza alcun piano industriale e senza nemmeno un percorso di riconversione o salvaguardia dell’occupazione. Una scelta unilaterale, motivata esclusivamente da ragioni di contenimento dei costi, che lascerebbe sul territorio solo funzioni commerciali e direzionali.

Il presidio di domani rappresenta una nuova tappa della mobilitazione avviata da aprile, con scioperi, manifestazioni e presidi davanti ai cancelli dello stabilimento e nelle istituzioni locali. Il messaggio è chiaro: no ai licenziamenti, sì alla responsabilità sociale delle imprese.
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