Banche, meno sportelli e meno lavoratori: in cinque anni persi oltre 20 mila posti
di Matteo ScolariIl sistema bancario italiano continua a ridursi, tra razionalizzazione della rete fisica e contrazione dell’occupazione. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ufficio Studi e Ricerche della Fisac Cgil, il 2024 segna un nuovo minimo per il numero di sportelli bancari attivi in Italia, scesi a 19.654. Rispetto al 2020, sono stati chiusi 4.658 punti operativi, pari a un calo del 19,2%. Solo nel 2023, la contrazione è stata di 506 unità.
La stessa tendenza riguarda il numero dei dipendenti bancari, che si attesta oggi a 261.653 unità, con una flessione dello 0,5% rispetto all’anno precedente (pari a -596 posti di lavoro) e un crollo del 7,3% negli ultimi cinque anni, che equivale a oltre 20.000 posti di lavoro in meno.
A preoccupare è anche la concentrazione delle uscite: la quasi totalità dei posti persi proviene dai bacini occupazionali delle prime sette banche italiane, con un impatto che rischia di approfondire il divario tra le grandi città e le aree interne o rurali, dove la chiusura degli sportelli rappresenta un grave limite all’accesso ai servizi.
«Mentre impazza il risiko bancario – ha dichiarato Susy Esposito, segretaria generale della Fisac Cgil – e non sono chiari i riflessi occupazionali di questa fase di riassetto del sistema bancario, serve un confronto serio e strutturato tra sindacati e Abi. È indispensabile garantire tutele per chi lavora e per la presenza delle banche nei territori, che rappresentano un presidio economico e sociale fondamentale».
La dinamica di fusione e accorpamento tra gruppi bancari, unita al processo di digitalizzazione dei servizi, spinge gli istituti a razionalizzare le strutture fisiche. Ma il prezzo lo stanno pagando lavoratori e cittadini, soprattutto quelli meno digitalizzati e residenti in comuni dove l’unico sportello bancario è stato chiuso o accorpato.
Secondo la Fisac, occorre aprire un tavolo permanente di confronto per riequilibrare il rapporto tra innovazione, occupazione e servizio pubblico, anche alla luce dei recenti utili record registrati da numerosi gruppi bancari. In assenza di un piano nazionale sul futuro del credito, il rischio è quello di una desertificazione finanziaria e di nuove tensioni sociali.
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