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Crisi Ucraina-Russia: lievita il prezzo del grano, +10% in una settimana

di admin
Sono giorni di tensione per il mercato alimentare internazionale: la querelle tra i due Stati scompensa le esportazioni. Emergenza per l'Italia che importa il 64% di grano. A questo si somma il caro bollette che raddoppia i costi delle semine

La crisi Ucraina con il rischio dell’invasione russa fa balzare di quasi il 10% in un sola settimana il prezzo internazionale del grano, con tensioni sul mercato alimentare e il rischio di carestie.
È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sull’andamento delle quotazioni al Chicago Board of Trade (CBOT) punto di riferimento mondiale delle materie prime agricole, in riferimento all’incontro del leader russo Vladimir Putin con i principali operatori economici italiani attivi nel Paese, nel settore bancario, energetico e della pasta.
L’ Ucraina oltre ad avere una riserva energetica per il gas ha un ruolo importante anche sul fronte agricolo con la produzione di circa 36 milioni di tonnellate di mais per l’alimentazione animale (5° posto nel mondo) e 25 milioni di tonnellate di grano tenero per la produzione del pane (7° posto al mondo).
In particolare la Russia è il principale Paese esportatore di grano a livello mondiale mentre l’Ucraina si colloca al terzo posto, con la preoccupazione che le tensioni tra i due Paesi possano bloccare le spedizioni dai porti del Mar Nero con un crollo delle disponibilità sui mercati mondiali che ha fatto impennare i listini, già sui livelli di massimo storico con effetti sull’inflazione.
Una emergenza mondiale che riguarda direttamente l’Italia che è un Paese deficitario ed importa addirittura il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e nel 2021 ha importato oltre 120 milioni di chili di grano dall’Ucraina e circa 100 milioni di chili di grano dalla Russia che peraltro ha già annunciato di limitare dal 15 febbraio al 30 giugno prossimo le proprie esportazioni di grano.
L’emergenza per l’Europa si estende dunque dal gas ai prodotti agricoli con i prezzi dei cereali che lo scorso anno secondo gli ultimi dati della Fao hanno raggiunto nel 2021 il livello annuo più alto degli ultimi dieci anni, con aumento medio del 27,2 % rispetto al 2020 con rincari che vanno dal 44,1% del mais al +31,3% del grano. Con la pandemia da Covid si è aperto infatti uno scenario di accaparramenti, speculazioni e incertezza per gli effetti dei cambiamenti climatici che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali per garantire l’alimentazione delle popolazione.
Una situazione che sta innescando un nuovo cortocircuito sul settore agricolo nazionale che ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria in alcuni settori ed ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri.
In Italia anche a causa del caro energia sono praticamente raddoppiati i costi delle semine per la produzione di grano per effetto di rincari di oltre il 50% per il gasolio necessario alle lavorazioni dei terreni ma ad aumentare sono pure i costi dei mezzi agricoli, dei fitosanitari e dei fertilizzanti che arrivano anche a triplicare, secondo l’analisi della Coldiretti che per superare a crisi e guardare al futuro è necessario aumentare la produzione realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy per rispondere alle domanda di italianità dei consumatori in una  situazione in cui con il grano sottopagato agli agricoltori negli ultimi 4 anni si è passati da 543 mila ettari di grano tenero coltivati in Italia agli attuali poco meno di 500 mila ettari per una produzione di circa 2,87 milioni di tonnellate con l’aumento della dipendenza dall’estero.

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