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PLASTICA USA E GETTA, I PROBLEMI DERIVANO DALL’USO, PAROLA DI ISAP

di admin
Ovviamente unuso più accorto dei prodotti plastici specie nella parte terminale del ciclo di vita di prodotti risolverebbero moltissimi problemi e invece un approccio astratto che tassa la plastica per principio penalizzarebbe un comparto industriale di assoluto rispetto. Ecco perchè come dice l'azienda veronese in Europa e anche in Italia la dispersione dei rifiuti plastici…

Oggi, in piena tempesta #plasticfree, si potrebbe pensare che Isap Packaging, azienda veronese tra le più importanti d’Italia nella produzione di stoviglie monouso e packaging alimentare in plastica, possa offrire solo spunti negativi. In realtà, già da anni l’azienda sta perseguendo una politica di diversificazione “multimateriale”, e oggi propone una gamma completa di stoviglie monouso realizzate in materiali alternativi alla plastica “tradizionale”.
 
In ossequio al principio imprenditoriale secondo cui “chi si ferma è perduto”, Isap ha tuttora in corso investimenti tecnologici di portata pluriennale, mirati a dare all’azienda non solo un’autosufficienza produttiva, ma anche una leadership tecnologica nella produzione di stoviglie e packaging ottenuti da fibra di cellulosa, una delle più promettenti materie prime alternative alle plastiche.
 
Il fatto che Isap Packaging stia realizzando da anni una strategia di diversificazione (l’azienda è stata ad esempio fra le prime a testare le allora sconosciute bioplastiche, a metà anni novanta, e ad inserirle nella propria gamma, dal 2003) non modifica la visione aziendale rispetto all’ondata normativa antiplastica, europea (direttiva “SUP”), nazionale (“plastic tax”) e locale (ordinanze “plasticfree” come quella recentemente adottata dal comune di Verona).
 
“Trattiamo praticamente tutti i tipi di materiale, ne abbiamo studiati e ne conosciamo pregi e difetti anche in termini di sostenibilità, ambientale, e non solo.” dichiara Marco Omboni, direttore marketing dell’azienda nonché presidente di Pro.Mo, il gruppo confindustriale che raccoglie i principali produttori italiani di stoviglie monouso in plastica.  
 
 
“Anche per questo possiamo dire che tutte queste norme vogliono affrontare problemi reali con metodologie sbagliate, potenzialmente controproducenti e tali da colpire modalità di consumo popolari”.
 
“In Europa e anche in Italia – prosegue Omboni – la dispersione dei rifiuti plastici (e non solo) dipende soprattutto da cattive abitudini d’uso che non possono essere addossate a materiali e prodotti. Grazie (o a causa, a seconda dei punti di vista) alle loro caratteristiche, plastica e prodotti di plastica sono diffusissimi, e il loro uso è in alcuni casi eccessivo: ma la supposta, maggiore sostenibilità ambientale delle alternative monouso, oggi, è tutta da dimostrare: fermo restando che un piatto di plastica non è dotato di gambine che lo portino al mare, ed ignoranza e maleducazione non distinguono tra plastica, bioplastica, carta plastificata e quant’altro”.
 
Lo sviluppo tecnologico sta comunque trasformando il mercato: se da un lato si stanno finalmente facendo sostanziali passi avanti nella selezione dei rifiuti plastici, e quindi nel loro riciclo, anche le filiere dei materiali alternativi stanno evolvendosi in termini di sostenibilità. “Se oggi la trasformazione di un materiale come la fibra di cellulosa presenta ancora un elevato impatto, soprattutto in termini di energia richiesta”, chiarisce Bruno Spozio, direttore generale di Isap, “il processo produttivo presenta grandi spazi di miglioramento: è proprio questa una delle aree su cui ci stiamo concentrando, con un ambizioso progetto che va dalla produzione delle stesse macchine per trasformare questa materia prima, alla realizzazione di una unità produttiva da cui usciranno stoviglie e packaging alimentare. Il tutto rigorosamente made in Italy, anzi, made in Verona per l’esattezza”.
 
Questo, e gli altri progetti di sviluppo e diversificazione dell’azienda, sono possibili solo in presenza di una solida struttura societaria e di ingenti risorse finanziarie: il recentissimo riassetto intervenuto nel gruppo di cui Isap fa parte dal 2006 vede ora la società veronese controllata per l’80% dalla parmigiana Flo SpA (leader europeo nella produzione di bicchieri per la distribuzione automatica e di cialde per macchine da caffè), e per il 20% dalla trevigiana Dopla SpA, anch’essa produttrice di stoviglie monouso, con una forte presenza nella grande distribuzione italiana ed europea.
 
“Abbiamo creato un grande gruppo europeo, ma con solide radici italiane, per dare una risposta a moderne esigenze di consumo che vanno oltre il conflitto tra materiali: nel perimetro del nostro gruppo abbiamo oggi realtà che producono stoviglie e imballaggi in plastica, bioplastica, fibra di cellulosa, carta accoppiata a plastica e a bioplastica; abbiamo unità produttive di proprietà in Francia, Gran Bretagna e partecipate in Spagna e Repubblica Ceca, ma cuore e cervello restano e resteranno in Italia.” afferma con orgoglio Daniele Simonazzi, titolare della capogruppo Flo.
“Direttiva SUP e plastic tax vanno a penalizzare soprattutto aziende italiane, in un contesto certamente non facile per la nostra economia”, continua Simonazzi, “ma credo sia dovere di un imprenditore italiano fare tutto il possibile per trasformare minacce punitive in opportunità di sviluppo, con senso di responsabilità verso tutti i collaboratori”.
 
E Spozio ricorda: “nella sola sede di Verona lavorano oltre 250 persone, ovvero ci sono 250 famiglie che stanno guardando con preoccupazione a questa campagna nata come anti-littering, diventata antiplastica, e un domani in grado di estendersi a tutti i contenitori monouso, a prescindere dalla loro utilità in numerose occasioni di utilizzo, soprattutto sociali e di massa. In una situazione del genere, ci sono due cose di cui un’azienda come la nostra ha un fondamentale bisogno, come del resto l’intero comparto: la prima è il tempo, il tempo necessario per completare un piano di investimenti aziendali improntato alla sostenibilità, e vedere dispiegarsi i primi effetti della crescita quali-quantitativa del riciclo degli imballaggi in plastica; la seconda è la disponibilità degli amministratori e dei decisori politici ad ascoltare se non le nostre ragioni, quantomeno informazioni oggettive. A giudicare dalla recente ordinanza del comune di Verona contro stoviglie e contenitori monouso in plastica, di cui abbiamo appreso dai mezzi di stampa e verso cui stiamo pensando di presentare ricorso,  sembra che queste due risorse, tempo e volontà di dialogo, siano merce rara. Anche quando…giochiamo in casa. Ma restiamo fiduciosi”.

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