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Pil e creazione di lavoro. Due fattori determinanti per il progresso della società.

di admin
Da sempre e, particolarmente, da dopo il 2007, anno d’inizio della maledetta crisi finanziaria, che ha soffocato le economie mondiali, e dalla quale sembra liberarsi, finalmente, anche l’Italia, si percepiscono, sempre più forti, i solleciti a creare lavoro, e, quindi, occupazione. Di essi sentiamo parlare in televisione e leggendo i giornali, ma, non si comprende…

Ognuno, di destra o di sinistra – alla fine, come uomini, siamo tutti uguali – se spende, spende, per avere un utile, possibilmente senza essere oberato da difficoltà o ostacoli, che sono imposizione fiscale, leggi complicate e limitative – le buone leggi favoriscono l’economia – e burocrazia. Può creare lavoro, dunque, solo chi, dalla sua mente, attiva, sforna positivi progetti, animati da buona volontà, ma, sostenuti da una forza enorme, e tale da superare i mille ostacoli, che non favoriscono l’apertura di un’impresa, la quale, sola, piccola o grande, è fonte di occupazione. I sopra cennati appelli alla creazione di lavoro, o sono rivolti a nessuno, o a possibili nuovi imprenditori, pur sapendo, come cennato, che difficilmente qualcuno – ripetiamo, di destra o di sinistra – s’avventura nell’apertura di un’azienda, certo essendo che la prima cosa che deve fare è avere forza, coraggio, denaro e tempo, per superare quanto la normativa in essere, di difficile interpretazione e realizzazione, e la burocrazia richiedono. Se tali complicazioni non vi fossero – un monumento agli imprenditori, oggi attivi! – le imprese sorgerebbero da sole, senza bisogno di solleciti, d’iniziativa personale di coloro, che intendono lavorare in pace e costruire, non solo per se stessi, ma, anche per la società, essendo cambiati i tempi ed essendo superato il concetto del capitale che vuole solo fare capitale, a danno di chi offre il proprio lavoro e che va giustamente remunerato… Invitare a creare lavoro è facile, ma bisogna pure incentivarne la creazione in pectore, garantendo imposizione fiscale sostenibile e burocrazia, che faciliti, anziché ostacolare. In merito a burocrazia, nel nostro caso, non certo, purtroppo, imprenditoriale, evitiamo di fare conoscere, per pietà, quanto ci è accaduto recentemente e quanto è accaduto a una nostra conoscenza, con tanto d’umiliazione e di immane perdita di tempo… E, meno male, che non abbiamo da seguire un’impresa… Ebbene, ci si domanda come mai la Germania, questa spesso criticatissima Germania, continui a produrre ottimo Pil (2% nell’anno in corso e oltre il 2%, nel 2018) – sino ad avere surplus enormi – e a generare occupazione, con disoccupazione inferiore al 5% e con oltre 760.000 posti liberi? Ci si chiede, almeno, come mai il presidente Donald Trump abbia ridotto al 20% l’imposizione fiscale sulle imprese, in un grande Paese, in cui l’economia e l’occupazione già segnano dati buoni? Ci si domanda, come mai il nostro debito pubblico, infernale freno agli investimenti, che significano occupazione e ricchezza, nonostante il generoso quantitative easing di Mario Draghi, non dia segni di sostanziale sua riduzione… e terrorizzi l’Europa? Ricordiamo: uniche fonti di lavoro sono l’impegno privato e l’impresa. Dobbiamo essere grati a chi si prende il compito d’avviarli ed esonerarlo da buona parte della fiscalità e della burocrazia, che su tali importanti, essenziali voci mortalmente pesano. Tanto più che sarà difficile, senza tali misure, reggere alla concorrenza mondiale, o meglio, globale, a prezzi più competitivi, come saranno ben presto anche quelli dei prodotti statunitensi, una volta entrata in vigore l’applicazione della riduzione dell’imposta sulle imprese americane.
Pierantonio Braggio

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