Pil e creazione di lavoro. Due fattori determinanti per il progresso della società.
di adminOgnuno, di destra o di sinistra – alla fine, come uomini, siamo tutti uguali – se spende, spende, per avere un utile, possibilmente senza essere oberato da difficoltà o ostacoli, che sono imposizione fiscale, leggi complicate e limitative – le buone leggi favoriscono l’economia – e burocrazia. Può creare lavoro, dunque, solo chi, dalla sua mente, attiva, sforna positivi progetti, animati da buona volontà, ma, sostenuti da una forza enorme, e tale da superare i mille ostacoli, che non favoriscono l’apertura di un’impresa, la quale, sola, piccola o grande, è fonte di occupazione. I sopra cennati appelli alla creazione di lavoro, o sono rivolti a nessuno, o a possibili nuovi imprenditori, pur sapendo, come cennato, che difficilmente qualcuno – ripetiamo, di destra o di sinistra – s’avventura nell’apertura di un’azienda, certo essendo che la prima cosa che deve fare è avere forza, coraggio, denaro e tempo, per superare quanto la normativa in essere, di difficile interpretazione e realizzazione, e la burocrazia richiedono. Se tali complicazioni non vi fossero – un monumento agli imprenditori, oggi attivi! – le imprese sorgerebbero da sole, senza bisogno di solleciti, d’iniziativa personale di coloro, che intendono lavorare in pace e costruire, non solo per se stessi, ma, anche per la società, essendo cambiati i tempi ed essendo superato il concetto del capitale che vuole solo fare capitale, a danno di chi offre il proprio lavoro e che va giustamente remunerato… Invitare a creare lavoro è facile, ma bisogna pure incentivarne la creazione in pectore, garantendo imposizione fiscale sostenibile e burocrazia, che faciliti, anziché ostacolare. In merito a burocrazia, nel nostro caso, non certo, purtroppo, imprenditoriale, evitiamo di fare conoscere, per pietà, quanto ci è accaduto recentemente e quanto è accaduto a una nostra conoscenza, con tanto d’umiliazione e di immane perdita di tempo… E, meno male, che non abbiamo da seguire un’impresa… Ebbene, ci si domanda come mai la Germania, questa spesso criticatissima Germania, continui a produrre ottimo Pil (2% nell’anno in corso e oltre il 2%, nel 2018) – sino ad avere surplus enormi – e a generare occupazione, con disoccupazione inferiore al 5% e con oltre 760.000 posti liberi? Ci si chiede, almeno, come mai il presidente Donald Trump abbia ridotto al 20% l’imposizione fiscale sulle imprese, in un grande Paese, in cui l’economia e l’occupazione già segnano dati buoni? Ci si domanda, come mai il nostro debito pubblico, infernale freno agli investimenti, che significano occupazione e ricchezza, nonostante il generoso quantitative easing di Mario Draghi, non dia segni di sostanziale sua riduzione… e terrorizzi l’Europa? Ricordiamo: uniche fonti di lavoro sono l’impegno privato e l’impresa. Dobbiamo essere grati a chi si prende il compito d’avviarli ed esonerarlo da buona parte della fiscalità e della burocrazia, che su tali importanti, essenziali voci mortalmente pesano. Tanto più che sarà difficile, senza tali misure, reggere alla concorrenza mondiale, o meglio, globale, a prezzi più competitivi, come saranno ben presto anche quelli dei prodotti statunitensi, una volta entrata in vigore l’applicazione della riduzione dell’imposta sulle imprese americane.
Pierantonio Braggio
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