Aumentare l’aliquota IVA? Sarebbe un freno enorme ai consumi interni, un aggravio a lavoratori e famiglie e, quindi, un frecciata mortale alla già modesta ripresa.
di adminEsportiamo anche, perché il prodotto all’esportazione è esente da IVA, che viene applicata nel Paese importatore. Un’IVA, che, in Italia – Paese notoriamente caratterizzato, disgraziatamente, da salari mediamente bassi (a causa delle troppe ritenute sugli stessi), rispetto a quelli nordeuropei – con le sue aliquote del 22% (normale) e del 10% (ridotta, per certi beni e servizi), già si fa sentire in maniera pesante, quando, al contrario, in Paesi come Austria (aliquota del 20%, ridotta 10%), Francia (20% e 5,5%), Germania (19% e 7%) e Svizzera (8% e 2,5%), con salari molto più vantaggiosi che da noi, le aliquote sono sensibilmente, come si vede, piuttosto contenute. Fattori, che rendono fortemente maggiore il potere d’acquisto dei cittadini, ossia, la quantità di denaro disponibile nel portafoglio degli stessi, per la propria spesa. Si continua a leggere e a venire a sapere, a ogni nuova formazione di legge finanziaria, che vengono eseguiti tagli a sprechi e spese, causa prima del pauroso debito pubblico, che ci tormenta. Ma, se si è “tagliato” e si “taglia”, significa che di sprechi e di spesa improduttiva, ne esistono pur ancora, e che, di conseguenza, denaro continua ad andarsene. Domanda: perché non pensiamo a tagli incisivi e sradicanti, così come avviene, quando s‘interviene su un cancro, e tali da porre fine definitivamente a tali spese, delle quali sentiamo parlare da una vita? O vogliamo continuare con tale situazione, resa terrificante da un debito pubblico super stellare e indemolibile? Diciamo questo, perché la serpeggiante idea di un aumento dell’aliquota IVA al 25% è dovuta alla necessità di raccogliere ulteriore denaro fresco, che non viene incassato attraverso la normale crescita economica, che non abbiamo e che è prevista ad un solo 0,8%, anche nel 2018, quando la media prevista per l’Unione Europea è dell’1,6%, e, guarda caso, per la tanto criticata Germania, dell’1,6-1,5%. Non ci stancheremo mai di invitare ad andare in Germania, anziché criticarla, e studiare, nelle sue viscere, quale sia, copiandolo, il segreto particolare, il grande mistero – che, poi, non è segreto, ma riforme realizzate e risparmio – il quale fa costantemente crescere la sua economia, senza l’erroneamente decantata manipolazione dell’euro, il cui valore non dipende, appunto, da Berlino, e attirandosi le ire di coloro, che, non la vedono spendere il suo surplus, in pratica, per contribuire, in tal modo, ad una migliore congiuntura europea. Ma, la Germania, dovrebbe, dunque, pagare per chi non risparmia, dopo che ha sempre invitato i Paesi membri ad una conduzione più oculata delle pubbliche amministrazioni europee? Il male è, purtroppo, che in Italia, l’impresa non mancano delle doti necessarie a fare impresa, anzi, ma, vero è, purtroppo, che l’impresa è soffocata dalle imposte e dalla radicatissima burocrazia, che gravano, di conseguenza e ovviamente, sul costo del prodotto. In tali difficili condizioni, per le quali è impossibile prevedere rapida soluzione, possiamo permetterci di portare l’IVA dal 22% – già alto – al 25%, che sarebbe un freno infernale alla già lentissima nostra crescita? E aggiungiamo che un aumento dell’aliquota IVA non sarebbe, certamente, un antidoto definitivo ai mali italiani, finché questi non siano curati, partendo dalla loro profonda radice.
Pierantonio Braggio
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