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Proprietà privata, tutele e diritti.

di admin
Passata la bufera del comunismo tout court, che relegava la proprietà privata ad un furto, si è ritornati a capire ( a parte i soliti nostalgici) che invece la proprietà privata è un bene da tutelare.

Ovviamente essendo frutto del riconoscimento sociale essa deve alla società che la riconosce obblighi e doveri. Ma è indubbio che se lo Stato vuole accampare diritti e prebende sulle proprietà dei suoi cittadini lo stesso deve riconoscere e tutelare questo diritto inalienabile che crea l’ego dei propri cittadini e che mediato e regolato sforna progresso e benessere. Ora , spesso invece questo principio di tutela viene violato ed in particolare spesso si parte dal presupposto che la difesa di questo diritto sia poca cosa. Mi riferisco spesso alla pratica comune che vede i valori patrimoniali sempre soccombere rispetto ai valori spirituali e di integrità fisica della persona. Secondo molti ciò non dovrebbe essere sempre così anche perchè i valori spirituali e personali che in punto di principio dovrebbero essere prevalenti sono spesso gettati alle ortiche dagli stessi che li hanno e che non sanno il valore che assumono. Ecco quindi persone che per idealità, e talvolta un po’ di droga, si fanno ammazzare per soldi o per un’idea filosofica. Accomunare tutto e tutti creando al più scalette di priorità di valori ( prima la vita comunque e dovunque; prima l’idea del mio Dio dopo la vita materiale del mio consimile; prima il mio benessere, la mia Nazione poi la vita , prima il principio di Giustizia ecc) è un modus operandi dell’uomo che si trova diffuso tanto in occidente che in oriente. Queste graduatorie, se da un lato semplificano e agevolano il compito di chi deve giudicare, creano quando vengono fissate da leggi e da regolamenti, immediate discussioni e valutazioni diversificate.
Ma ritornando alla proprietà ed alla sua difesa, spesso, non si esalta a sufficienza il moto con cui una persona che ha sofferto, ha patito, ha tribolato anni per avere qualcosa, per raggiungere una agiatezza, reagisce ed in specie reagisce a casa propria. Abbiamo sentito che ci sono persone che muoiono per un automatico sentimento reattivo di fronte ad un tentativo di violazione di questo principio, altre invece ammazzano. Dalla vecchina scippata che muore cadendo per non lasciare la borsetta che le stanno scippando e si fa trascinare per metri pur di non mollare la presa di pochi euro al proprietario di casa che reagendo ferisce o uccide l’intruso che di notte viola la sua casa. Questi moti di reazione vengono liquidati generalmente con un “poverina” o con un “eccesso”.
Ebbene credo che questi moti dell’animo, che sono diversissimi a seconda dei casi, debbano partire dal presupposto che chi reagisce va sempre tutelato perchè è stato provocato e quindi si debba partire da un principio di innocenza e di non addebito, e solo se viene provata una reazione eccessiva si debba procedere penalmente ma mai patrimonialmente.
Questa base di discussione dovrebbe essere sempre adottata dalla legge e da chi la applica o la fa applicare evitando così di ingenerare ingiustizie a favori applicando il principio della presunta non addebitabilità di oneri a chi risponde a tutela del diritto di proprietà


Chiara Giusti

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