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Voucer: non vanno eliminati.

di admin
Di lavori occasionali ve ne saranno sempre. Miglioriamo la normativa, creiamo trasparenza e, con l’occasione, rendiamo il tema voucer meno burocratico.

L’introduzione dei voucer ha certamente fatto emergere una buona dose di lavoro nero ed ha offerto ad una certa parte di interessati – giovani, studenti ed altri – di incassare sia pure piccole cifre, ma, con modesto impegno, in fatto di tempo, messo a disposizione. Dopo diversi anni d’impiego di detti buoni-lavoro, ormai molto diffusi, emerge il fatto che, attraverso la copertura offerta dai voucer, impera l’irregolarità, confermata dall’enorme uso, che viene fatto dei voucer stessi. Non è, tuttavia, questo motivo valido per eliminare i voucer, che, come detto, una certa praticità hanno e che continueranno ad essere validi per lavori di breve durata, come potrebbe essere quello, che non richiede particolare esperienza, della vendemmia, tanto per fare un esempio. Anziché eliminare – misura, che danneggerebbe diversi interessati a lavori di breve durata e all’incasso d’una piccola somma – provvediamo a migliorarne la normativa, onde i vaucer vengano effettivamente impiegati, per i casi previsti dalla legge, che li ha istituiti. In altro campo, tuttavia, ma con ricadute sui voucer, ci troviamo dinanzi ai soliti problemi, fra i quali, il primo è dato dal non riconoscere all’impresa le sue qualità di produttrice di occupazione e di ricchezza, pur nel quadro del massimo rispetto di chi pone a disposizione il proprio impegno ed i proprio lavoro. Se è giusto, quindi, che il tema voucer vada rivisto, per farlo rientrare nei suoi limiti iniziali, è altrettanto vero che bisogna anche fare in modo di eliminare, per quanto possibile, le cause-base, che inducono all’abuso citato, assolutamente accantonando principi superati dall’evoluzione dei tempi e dalla realtà, non trascurando il fatto, che non v’è impresa – salvo eccezioni – che non risenta degli effetti della globalizzazione, con la sua incisiva, talvolta distruttrice, capacità di concorrenza. Si predica continuamente che oltre alla qualità, che non manca, dobbiamo pensare a prezzi competitivi… Oggi, ci aiuta l’euro, con un cambio favorevolissimo, agli effetti dell’export, ma, l’imposizione fiscale, e la burocrazia, fonte di ulteriore spesa per aziende e cittadini, frenano le idee di sviluppo. Eliminando parte delle imposte e la burocrazia, molto probabilmente sparirebbero, almeno in buona parte, il nero e gli abusi. Ma, lo Stato deve spendere meno.
Pierantonio Braggio

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