Il “Paradiso” di Michele Giambono (1400-1462) in mostra, dal 16 dicembre al 17 marzo 2017.
di adminImprovvisa e molto gradita, ci è giunta la comunicazione della presentazione a Venezia del restaurato “Paradiso” di Michele Giambono, che nato e morto a Venezia, ha lasciato un lavoro, senza paragone, databile verso la fine degli anni 1440. Opera accuratamente restaurata, dicevamo, recentemente, finemente e definitivamente, dopo essere stata sottoposta, nel tempo, a devastanti revisioni. Ci aiuta, con importanti considerazioni, a meglio comprendere i contenuti della speciale mostra, il testo, che segue, redatto, quale introduzione alla rassegna in parola, dalla dott.ssa Paola Marini, direttrice delle Gallerie dell’Accademia, Venezia. Il testo: Il ritorno alle Gallerie dell’Accademia del cosiddetto Paradiso di Michele Giambono, dopo l’impegnativo restauro rivelatore, eseguito da Milena Dean, sotto la direzione di Matteo Ceriana e Maria Chiara Maida, viene festeggiato con la temporanea riunione di dodici dipinti e una scultura, a far da corona a quella ancona di Ognissanti proveniente dalla vicina chiesa di Sant’Agnese. Undici di tali dipinti e il Cristo passo d’intagliatore veneziano costituiscono una inedita piccola mostra monografica di questo importante e peculiare artista, giunto sino alla dignità di “pictor sancti Marci”, vero erede dell’estrosità di Nicolò di Pietro, suo primo maestro. Forse per essersi confrontato con Gentile da Fabriano e con Pisanello nei suoi primi anni, con Jacopo Bellini e con i Vivarini nella maturità di una lunga carriera che lo vide attivo dal 1420 al 1462, Giambono è meno noto di altri protagonisti del Gotico Internazionale nel Veneto. Al contrario, molto ben riconoscibili sono i suoi modi nitidamente grafici, le fisionomie accentuate e spesso corrucciate, gli incarnati tendenti al bruno, il vivo gusto della decorazione polimaterica. Delle tre opere di Giambono appartenenti alla collezione delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, una, la Deposizione, è una recente importante aggiunta al suo catalogo, esposta per la prima volta dopo l’attento restauro di Milena Dean sostenuto da Save Venice, mentre alla stessa restauratrice dobbiamo l’intervento sull’araldico, fantastico San Crisogono dell’altrettanto a noi vicina chiesa di San Trovaso. Opportuno, dunque, che i curatori abbiano chiesto a lei e a Gianluca Poldi di riferire sugli appassionanti aspetti tecnici che, fin dalla decorazione del Monumento a Cortesia Serego in Sant’Anastasia a Verona, nel 1432, vedono l’artista impegnato nell’esibizione di veri e propri tour de force. Ce lo ricorda Tiziana Franco, autrice del migliore studio contemporaneo sul nostro pittore, che abbiamo il piacere di annoverare fra i membri del gruppo di lavoro. Matteo Ceriana e Valeria Poletto hanno deciso di affiancare questa sezione monografica ad un approfondimento sul panorama pittorico veneziano degli anni quaranta del Quattrocento, a cui il Paradiso appartiene, mettendolo in folgorante confronto con la sua fonte documentata: la tavola del medesimo soggetto firmata da Giovanni d’Alemagna e Antonio Vivarini in San Pantalon, di fronte al trittico degli stessi per la Sala dell’Albergo della Scuola della Carità, che testimonia inequivocabilmente uno scatto evolutivo, soprattutto dal punto di vista spaziale, a cui Giambono non dette risposta. La mostra e il catalogo, come recita il titolo, dedicano particolare attenzione agli aspetti materici che caratterizzano l’operatività delle botteghe artistiche del tempo e dove Michele, ancora una volta, offre un contributo originale. Intanto, “Arte Veneta” amplifica il discorso, ospitando le specifiche ricerche di Roberta Battaglia sul San Crisogono. Insieme al dossier dedicato a Un capolavoro di Pier Maria Pennacchi restituito dal restauro, la mostra chiude il primo anno di autonomia del museo – che ha visto l’apertura di sette nuove sale al pianterreno e il successo dell’esposizione su Aldo Manuzio – con un progetto orgogliosamente d’istituto, a lungo sedimentato, autonomamente concepito, finanziato, realizzato grazie all’attività di conservazione e ricerca interna, su cui intendiamo sviluppare la valorizzazione del patrimonio affidatoci. Riteniamo che l’ampio e dettagliato testo introduttivo, di cui sopra, non abbia bisogno di ulteriori aggiunte e che lo stesso possa essere, come è, motivo per una visita non solo allo straordinario “Giambono”, ma anche all’immenso patrimonio artistico, che le veneziane “Gallerie dell’Accademia” sono potenzialmente in grado d’offrire.
Pierantonio Braggio
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