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Stabilità… Speriamo che non venga a mancare…

di admin
Questa volta, parliamo di stabilità politica, intendendo, con questa voce, la necessaria durata in attività di un governo – e ci riferiamo all’Italia – onde questo possa realizzare al completo il suo programma. Più un governo è lasciato in pace, più vantaggi ricevono il sociale, l’economia e la finanza di un Paese.

L’Italia ha assoluto bisogno di tale stabilità politica, che, disgraziatamente, pur restando, fortunatamente, in democrazia, è venuta meno per ben 62 volte dal 1945, a causa della caduta di altrettanti governi, mentre, in Germania, dal 1949, se ne sono avuti solo 18, compreso quello attuale della cancelliera Angela Merkel. Se venisse meno il governo Renzi, attualmente in essere, noi raggiungiamo il numero di 63 governi, per un motivo o per l’altro, caduti, nel giro di 71 anni, pari a meno di un governo l’anno. Sottolineamo e meditiamo: in Italia, 63 governi in 71 anni, in Germania 18 governi in 67 anni… C’è una differenza? L’unica fortuna che abbiamo, è che sappiamo rimanere pur sempre in un sistema democratico, imperfetto fin che si vuole, ma democratico. Ci invitano a tali considerazioni, che si facevano pure in passato, senza, tuttavia, ottenere risultati positivi – maggiore durata dei governi – le diverse, insistenti dichiarazioni, circa la garantita assenza di effetti negativi, nel caso di caduta del Governo Renzi. Bisogna distinguere fra effetti ed effetti, uno dei quali potrebbe essere quello, grave – sperando che non si verifichi – della non continuità nella realizzazione delle necessarie riforme, atte a riportare il Paese in grado di risorgere a nuova vita, soprattutto dal lato economico, che è la base per il benessere sociale. Non solo, poi, con benefici interni, ma anche con risvolti positivi su economia e finanza europee, verso le quali dobbiamo pure sentirci responsabili, visto che a suo tempo, ne abbiamo firmato le normative. Riforme, tuttavia, potrebbero poste in essere, ovviamente e felicemente, anche da un altro governo, ma, bisogna vedere in base a quali idee e, quindi, in base a quali contenuti, nonché in quali tempi di realizzazione. Ma, c’è anche il pericolo, con il cambio di bandiera, che dette riforme non trovino realizzazione. Inutile negarlo, può accadere e l’Italia rimarrebbe fra i “periferici” malati d’Europa, di peso a se stessi e alla stessa. Non solo. L’esperienza, brutta esperienza, insegna che in Italia, prima di disporre d’un attivo governo, passano anche mesi, per trovare la soluzione politica voluta dalla politica, ma non sempre attenta ai cittadini, mentre l’economia, il Paese hanno bisogno di misure urgenti… Ed è questo che l’ osservatore internazionale teme, non abituato, com’è, a lungaggini e a non sollecite prese di decisioni. Non possiamo adagiarci sul gioco, che ha trasformato, purtroppo, il prossimo referendum da mezzo d’una corretta volontà di consultazione della gente, su determinanti temi, a deteriorato mezzo per sloggiare l’attuale Presidente del Consiglio. La cosa potrebbe essere giustificata, se disponessimo già d’un personaggio, con nome e cognome, sicuramente migliore di un Renzi – che, alla fine dei conti, è pur sempre un uomo, un giovane, che sta portando aria nuova, diciamo la verità, in stanze, che hanno visto ripetersi il vecchio, per decine di anni, con la creazione del terzo più alto debito pubblico del mondo, senza essere in grado di minimamente ridurlo, a meno che non si riesca, nel prossimo futuro, a renderlo almeno sostenibile. Con quelle riforme, che ci vengono richieste dal buon senso, dall’Europa e da ambienti specializzati internazionali. Per fare presto, senza tanto perdere tempo, mandiamo una e-mail a Berlino e facciamoci avere una copia di quanto hanno riformato, ammodernando, i Governi Schröder e Merkel, per riportare, ancora una volta, la Germania ad essere la locomotiva d’Europa. Non basta invidiare, non basta dire che la Germania è favorita da un euro basso, che, peraltro, favorisce anche l’Italia, non serve pretendere che la Germania tenga entro il 6% il suo surplus, se non ci impegniamo in politiche produttive, ma, occorre riformare come essa ha fatto, visto fra l’altro, che, come è arcinoto, la buona volontà nel privato italiano, assieme alla qualità del prodotto, non mancano, come non manca la capacità di rischio, doti, che, speriamo, riescano a mantenere ancora a galla il Paese, nonostante l’insopportabile pressione fiscale e la soffocante, inveterata burocrazia. Non è “mandando a casa Renzi” – pure con i suoi difetti – che risolveremo i problemi del Paese, problemi che difficilmente riusciremo a sistemare – ma, è solo cambiando – e voglia o non voglia, qualche cambiamento c’e stato – in direzione di un metodo politico, improntato a massima unità d’intenti e serietà, che qualcosa potremo fare. Certo, d’altro canto, che dev’esserci del vero, se il differenziale fra Bot italiani e tedeschi è pericolosamente risalito e la Borsa dà segni di costante incertezza, anche se non si può, a priori negare, che la speculazione possa essere già in azione ed essere sempre in agguato, visto che la debole situazione delle nostre finanze a ciò si presta. Meno politica, meno discorsi e meno discussioni e più fatti occorrono urgentemente, visto anche che siamo pesantemente toccati da terremoti, da inondazioni e da danni idrogeologici, con i loro pesanti costi in vite e materiali, lasciando ai concittadini – che dovrebbero venire meglio informati sui quesiti del referendum stesso – una decisione libera e serena sul prossimo voto. Infine, qualche domanda: per il caso, in cui Renzi fosse costretto ad andarsene, ci sarebbe già un nome, in grado di fare “sicuramente” meglio di lui? Chi sarebbe? Per quanto a lungo dovremmo attendere, per avere un nuovo Governo? Ricordiamoci del concetto di stabilità, senza della quale – ed è quasi un secolo, che di essa sentiamo parlare – nulla si costruisce. Evitiamo nuovi traumi al Paese, con tempi lunghi per un nuovo esecutivo, a danno anche del nostro prestigio all’estero. Teniamoci Matteo… – non siamo né di destra, né di sinistra! – visto anche che, fra l’altro, non gli mancano consensi in sede internazionale.
Pierantonio Braggio

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