XXVI Job&Orienta 2016: “Imparare lavorando”.
di adminLeggendo le due parole “imparare lavorando”, ci sentiamo, a dir poco, commossi. Parole, che dicono tutto, quanto serve al giovane d’oggi… Parole, che sono servite all’insostituibile artigiano di ieri e dei nostri giorni… Ciò, pensando a quando, nel lontano giugno 1956, avemmo l’opportunità di essere assunti presso un importante istituto di credito, a respiro nazionale… “Opportunità” positiva sì, ma, in realtà, si è trattava di un ambiente, in cui giustamente occorreva la massima conoscenza pratica di tutte le operazioni bancarie e di tutti quegli elementi, che, se conosciuti, avrebbero reso più semplice l’impatto con il lavoro stesso, caotico e richiedente massima rapidità, in una situazione, in cui, senza per nulla esagerare, scarsissimo era il personale presente. Da ricordare, fra l’altro, che ogni operazione doveva essere scritta a mano, su moduli, che contenevano anche quattro carte carbone, per cui, occorreva, nello scrivere, la massima pressione della penna a sfera sul modulo. Abbiamo detto questo, per significare che, per lo svolgimento dei vari, diversi compiti, proprio per nulla, era di aiuto quanto si aveva imparato a scuola e che l’impatto del passaggio dalla stessa – Ragioneria – al lavoro di banca, di vera banca, si era presentato come un reale, pesantissimo trauma: mancava la pratica in tutto… Trauma reso più duro dal fatto, che nessuno aveva tempo di spiegarti certi passaggi contabili o di metodo e che ogni movimento veniva controllato dai capi, che lo pretendevano rapido e preciso, spesso misurando minuziosamente, addirittura da vicino, i tempi d’esecuzione. Molto altro ci sarebbe da raccontare in merito, ma basti quanto esposto, per dire che se fossimo stati dotati di maggiore preparazione pratica, ci saremmo trovati meglio. La troppa teoria appresa non serviva a nulla, neanche a conteggiare la minima percentuale d’un rendimento… E non parliamo, poi, dell’utilizzo dell’allora “macchina da scrivere”…! Un periodo, poi, di permanenza, molto positiva, in una importante banca di Monaco di Baviera, ha dimostrato che non solo, dopo quattro anni di lingua tedesca, studiata a scuola, non ne sapevamo nulla, facendo ridere gli stessi colleghi, giovanissimi, tedeschi, che si rendevano conto di avere a che fare con un tizio, cui non si poteva assegnare compito alcuno, perché assolutamente incapace di comprendere l’invito a fare qualcosa e, se capito, mancante del minimo di familiarità con le più semplici operazioni da eseguire. Fatto era che i giovani colleghi tedeschi frequentavano due volte alla settimana una scuola professionale, gestita dalla banca stessa. e che mettevano in pratica quanto appreso nella stessa, stando in ufficio e svolgendo la loro attività per tre mesi nello stesso, per poi passare ad un altro… E questa era ed è vera scuola… Quanto al modo di valutare il titolo di studio, un capo-ufficio ci chiese quale fosse il nostro titolo di studio… Una volta conosciuto, ci rispose, molto giustamente: bene, vediamo cosa sa fare nella realtà. Ed è, in effetti, quello che conta. Poche parole, ma fatti. Successivamente, la foscoliana “alterna onnipotenza delle umane sorti”, ci ha portato all’insegnamento in parte universitario e in parte nella Scuola superiore: esperienza desolante, giunti essendo a diretto contatto con istituzioni, che avrebbero dovuto trasmettere sì teoria, ma anche esperienza, la nota pratica, cioè, quella che ci mancava, dopo avere frequentato la nostra scuola, senza dire, inoltre, che, in verità, siamo finiti al grande compito dell’insegnamento, senza avere alcuna preparazione in materia. Infatti, per insegnare, non basta conoscere la materia, ma bisogna sapere farla capire, non sufficiente essendo il contenuto del noto “docendo discitur”… Certo che, docendo, abbiamo potuto rilevare quanto la scuola e l’università fossero staccate dal mondo della realtà, come si basassero abbondantemente sulla teoria, e come il sapere, appreso durante lo studio superiore, non bastasse, com’era avvenuto con noi, ad un approccio immediatamente positivo, quale è quello richiesto dal lavoro pratico in un’azienda e del quale, come sopra descritto, abbiamo provato sulla nostra pelle, l’estrema mancanza, con i devastanti risultati, anche moralmente debilitanti, che abbiamo dovuto sobbarcarci, a danno della serenità personale. Una sensazione profondamente provata, anche perché l’attività lavorativa, precedente a quella dell’insegnamento, con le citate lacune e conseguenti difficoltà, frutto di alta impreparazione scolastica, ci aveva permesso di confrontare quanto occorreva all’azienda con quanto noi non potevamo dare. Ma, almeno un po’ di adesione alla realtà occorre, per esempio, anche nella scuola e nell’università: l’insegnamento della corrispondenza in lingua estera, con risultati positivi, fallisce se il discente non domina prima la stesura della corrispondenza in lingua italiana…! Avendo espresso tale considerazione, fummo derisi… Purtroppo, con tale modo di pensare non si faceva certo l’interesse dei discenti…, né quello del mondo del lavoro e dell’imprenditoria, in questo caso, dell’ufficio, che corrispondenti svelti e precisi abbisognava… Né si riusciva, parlando fra privati, a fare capire che il mondo moderno, pur abbisognando di cultura – e quanta, ci auguriamo che i giovani d’oggi ne abbiano – non poteva reggersi solo sulla conoscenza di greco e di latino – materie importantissime, che riteniamo essenziali per un italiano e che amiamo – la conoscenza dei quali andava accompagnata, su altro piano, da esperienze pratiche, che permettessero, di trovare un’occupazione, anche in mancanza di successiva laurea…: considerazioni, che venivano completamente demolite dal dominante mondo della “teoria”. il che, ci siamo trovati, in Italia, con una scuola – salvo quella tecnica, non priva, talvolta, però, di lacune, in fatto di adesione alle esigenze del mondo del lavoro – molto lontana da quella formazione, che è imposta dall’evoluzione dei tempi, a danno dei nostri giovani. Oggi, finalmente, la cosa è stata capita, la scuola gode d’innovazione e trova in Job&Orienta, un momento importante di riferimento e di consulenza in fatto di quel “sistema duale”, che, se fosse esistito ai nostri tempi, ci avrebbe risparmiato sofferenze ed umiliazioni, nel bel mezzo della giovane età. Job&Orienta va frequentato e fatto frequentare ai giovani, onde trovino la giusta via. per una preparazione scolastica realistica, all’altezza dei tempi… A un anno dall’avvio nelle scuole italiane dell’attività obbligatoria di alternanza scuola-lavoro, la 26ª edizione di JOB&Orienta, in programma alla Fiera di Verona, dal 24 al 26 novembre prossimi, sarà l’occasione per fare il punto su quanto si sta facendo nel nostro Paese, anche grazie alla sperimentazione del “sistema duale”, per contrastare la dispersione scolastica e favorire il passaggio dal mondo dell’istruzione e della formazione a quello del lavoro.
Filo conduttore di questa edizione è il tema “Imparare lavorando: in Italia si può”, per valorizzare – anche attraverso il racconto delle migliori esperienze già in atto a livello nazionale e sui territori – modalità formative che rafforzano le competenze coniugando lezioni in aula a esperienze lavorative “sul campo”, e che intendono così anche accorciare i tempi d’ingresso dei giovani nel mercato occupazionale. Ricco e articolato, come sempre, il programma culturale di JOB&Orienta: convegni, dibattiti e seminari, destinati sia agli addetti ai lavori, che ai giovani e alle famiglie, con l’intervento di personalità di rilievo del mondo dell’economia, della politica e dell’imprenditoria, di esperti dei diversi settori, ma anche di giovani chiamati a raccontarsi in prima persona. Spazio, infine, anche ai laboratori interattivi e a simulazioni, spettacoli e momenti di animazione.
Pierantonio Braggio
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