Inflazione al 2%: cosa significa? Una voce che ha sempre fatto paura… Oggi, la vogliamo…
di adminL’inflazione colpisce, soprattutto, i percettori di salari, di stipendi, di pensioni e di redditi modesti, i quali, disponendo, nel tempo, sempre di una certa somma fissa, non solo non se la vedono aumentare, ma costatano che, con la stessa, possono acquistare sempre meno beni, anche assolutamente necessari, per una vita normalissima. Pure contenuti tassi d’inflazione – rilevabili soprattutto, in un lento, ma, continuo aumento del prezzo al dettaglio di merci e servizi – sono stati, di conseguenza, sempre giustamente e fortemente temuti, perché causano la riduzione del valore reale di redditi e risparmi. Sarebbe interessante soffermarci maggiormente sulle cause dell’inflazione, sui suoi effetti, solo in minima parte qui descritti… Nella sua grande disgrazia, comunque, il fenomeno inflazione ha effetto, da un lato, positivo, per uno Stato indebitato, perché riduce il suo debito pubblico, e, dall’altro, ovviamente, negativo, perché una riduzione del debito, in tale modo, crea sfiducia nei creditori dello Stato in parola, che vedono perdere di valore, sia il proprio denaro, che i Bot in loro mani. Con l’inflazione, inoltre, una moneta nazionale si riduce pure di valore, si svaluta, anche verso le monete estere, favorendo, con ciò, le esportazioni, ma rendendo più costose le importazioni… Certo, cose ovvie. In merito, occorrerebbe dire di più. Possiamo, qui, ricordare, per la storia e per fare un esempio, due momenti di grande inflazione: quella verificatasi in Germania, negli anni Venti, che era superiore addirittura al 600% – si portavano le banconote, per acquisti, a pacchi, perfino con carriole, mentre la riduzione di valore del denaro aumentava da un giorno all’altro e, fra i vari tagli di francobolli, c’era anche il 10 miliardi di Reichsmark – e quella italiana, dei primi anni Ottanta, che raggiunse il 21%, talché i BTP, allora esenti da ogni imposta, presente e futura, nel 1981, rendevano il 20% e, nel 1982, il 19%. Comunque, solo nel 1983, il tasso italiano di tale inflazione, detta “galoppante”, e quindi, anche quello di remunerazione dei Bot, in generale, iniziarono, fortunatamente, a ridursi… Tutto questo, per giustificare come, fino a qualche anno fa, la voce inflazione incutesse timori, anche forti, mentre oggi, almeno per i Paesi dell’Unione Europea, si parla di un’inflazione più che sperata, desiderata, bramata, intendendo, con tale termine, quella percentuale inflattiva, ma, positiva ed accettabile, quale indice d’un aumento dei prezzi, creato da un’attesissima maggiore richiesta di prodotti e di servizi, che stenta a radicarsi nell’Unione Europea, e, particolarmente, in Italia. Domanda di prodotti ed inflazione, come segnali d’una ripresa, che, oggi, sono, appunto, troppo deboli, nonostante l’ormai navigata iniziativa della Banca Centrale Europea, per mano del saggio Mario Draghi, ossia, del cosiddetto QE o ‘quantitative easing’. Il quale consiste in un più che abbondante e costante acquisto di Buoni del Tesoro, comprese obbligazioni private, europei ed italiani, che sta immettendo denaro contante sui mercati, costringendo allo 0 i tassi – con costo del denaro, quindi, al minimo – nel tentativo di vivacizzare la spesa dei cittadini – con maggiori consumi – e di incentivare gli investimenti da parte delle imprese. Per quanto riguarda l’Italia, lo sforzo di Draghi, pur molto importante e senz’altro segno di massima buona volontà – anche se talvolta criticato – è difficile che basti, perché il problema italiano è risolvibile solo con riforme incisive ed innovatritici, con svecchiamento, con meno spesa pubblica e con meno burocrazia e, quindi, con taglio incisivo dell’imposizione fiscale. Un tutto – quanto pesa su questo tutto il debito pubblico! – che, includendo la produttività, incide sulla competitività del prodotto italiano, il quale, nonostante la sua massima qualità, per essere venduto, deve pure essere proposto a prezzi, capaci di fare fronte a quelli della concorrenza estera. Tornando al termine inflazione, il citato QE avrebbe dovuto, dovrebbe crearne, e si spera che ne crei, fino ad un massimo del 2% – sarà sufficiente, per uscire dal letargo? E siamo, con questo, per il non addetto ai lavori, al nuovo tipo d’”inflazione”, quella che, invece di destare timori, è, dicevamo, desiderata, e che è la percentuale massima – al 2% – accettabile dalla BCE e dalla buona economia. Ciò, onde tale inflazione – dicevamo, intesa nel senso attuale, come indice di risveglio di una buona congiuntura economica – non si trasformi in fattore negativo. Oggi, siamo, purtroppo, ben sotto al 2% citato e il QE continuerà, sino oltre il 2017…, dando origine al noto tasso 0… , cui non dovremo che abituarci, per diverso tempo, se è vero che il 2% suddetto, secondo previsioni, si farà vedere – speriamo, prima! – solo nel 2020… Ma, a cosa è dovuto il fatto di una congiuntura o d’una crescita economica così lenta, da qualcuno definita deflazione, che, in effetti, per fortuna, ancora non è, in buona parte del Vecchio continente? Le cause sono molte, in parte dovute a politiche locali, che non favoriscono, come si dovrebbe, l’iniziativa privata, e, in parte ad una macroeconomia super evoluta, anche, non percepita, rispetto ad un recentissimo passato e, tuttora, in costante evoluzione, che attraverso la tecnologia e nuovi usi e costumi, ha cambiato e cambia modalità di spesa e di consumo. Ovviamente, gioca un ruolo importante e deformante, anche se in qualche modo positivo, la globalizzazione, assieme alla tecnologia e all’informatica, le quali stanno superando sicuramente, il significato, che si attribuiva loro poco tempo fa, non potendo prevedere, quale fosse (e sia) il loro punto d’arrivo. Tecnologie, informatica e globalizzazione corrono più del tempo, accompagnate da imposte ed eventi, poi, che hanno massacrato e massacrano il risparmio, fonte prima d’una spesa oculata, come quella di un tempo. Fatti, che originano la tendenza a non spendere, a risparmiare, giustamente, anche in assenza interessi, a confrontare, attraverso il computer, i prezzi di un prodotto, in sede internazionale, prima di acquistarlo, a comprarlo, quindi, a massimo buon mercato, in concorrenza con l’offerta delle nostre piazze – certi prodotti si ottengono per internet o sui mercatini a prezzi molto inferiori a quelli di un tempo, senza contare l’arrivo di derrate alimentari d’origine estera, che sono in forte concorrenza, per prezzo, con quelle di nostra produzione, e la realtà di moda, determinata, per esempio, dall’esigenza assoluta di telefonini d’alto rango e, quindi, assai costosi, ma che sono pur sempre, beni voluttuari, per i quali si spende più che per l’alimentazione. Un particolare, in vero, circa un prodotto assolutamente non sempre necessario, ma che serve come modesta base di confronto: ricordiamo che un binocolo, d’una certa consistenza, era in vetrina, nel 1961, a 120.000 lire – in banca, in quel tempo, se andava bene, si guadagnavano circa 30.000 lire nette al mese… Ebbene, oggi, lo sanno tutti, un buon binocolo, è ottenibile anche a 20/30 euro… Per questo, la nostra produzione va aiutata dallo Stato con la riduzione della fiscalità e della burocrazia, onde dare respiro anche alla produttività e a un’alta competitività, tali da almeno pareggiare i nostri prezzi – che saranno accettati, grazie alla qualità – a quelli della concorrenza europea o extraeuropea o di Paesi emergenti. La politica monetaria espansiva della BCE è senz’altro importante ed incisiva, costituisce un grande sforzo – che, peraltro, potrebbe d’un tratto creare problemi di diverso aspetto – ma, come cennato, non sufficiente, almeno sinora, a smuovere l’economia, specie italiana, dal suo sonno, perché, se con la moneta si fa il possibile, con riforme adatte si ottiene tutto. Riforme che permettano al lavoratore italiano, fra l’altro, di avere un salario dignitoso, meno tassato, e di disporre, di conseguenza, di più denaro in tasca, ammettendo, finalmente, che l’impresa ha fatto e fa il proprio dovere, senza bisogno di invitarla a farlo. L’auspicio è che l’economia italiana si muova – il pompaggio di liquidità della BCE è di massimo aiuto – ricordando che non è con nuove imposizioni fiscali che si raggiunge lo scopo. Anzi, nuove imposizioni aggiungerebbero il peggio al male, che già colpisce il nostro Paese.
Pierantonio Braggio
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