In finanza vince la Coerenza!
di adminUn primo intervento “laico” sul tema delle imprese in crisi, dopo convegni più politici. Vari gli interventi moderati dal prof. Rutigliano ordinario di ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI all’Università di Verona. Si è cercato di analizzare se e come era possibile far uscire le imprese dalla crisi. Poco è stato detto su come uscire dalla crisi economica in generale: mentre si è presentata una ricca messe di dati storici, poche soluzioni possibili sono state azzardate. Contraddittorio è parso affermare che siamo di fronte ad una crisi con caratteristiche del tutto innovative e mantenere strumenti di intervento più in linea con le vecchie esperienze: come dire, malattia nuova, cure vecchie! La spinosità della questione forse non era adatta a questo contesto più operativo. Più efficace e più cura è stata dedicata invece al tema di come affrontare le crisi finanziarie in essere. E qui si entra nel tecnicismo giuridico-finanziario. Bene il breve, ma professionale l’intervento del partner dello studio Bonamini mirante ad accompagnare l’impresa verso il superamento della crisi. Più articolato ed atteso quello del dott. PELUSO. La ricca esperienza diretta portata, che correttamente non ha mancato di far trasparire qualche umano errore di valutazione, è stata sicuramente indicativa dei percorsi tecnici seguiti dal sistema bancario nell’applicazione delle nuove norme considerando la poca giurisprudenza di supporto. Le tesi esposte miravano a capire la portata dei tecnicismi e degli ambiti in cui stipulare accordi stragiudiziali o giudiziali per prevenire il fallimento di imprese meritevoli. Si è capito che il problema, alla fine , senza voler semplificare eccessivamente, stava nella necessità da parte delle banche di avere ben chiara la ragionevolezza del piano industriale loro sottoposto per ridare efficienza all’azienda. Si valuta, insomma, la coerenza, dei piani predisposti dagli advisor, assunti dal perito, avallati dal Tribunale. E’ quindi emerso che nelle banche italiane, dopo tanti esperti di finanza, occorreva aggiornare una figura quale l’economista d’azienda, di cultura multidisciplinare, che con la sua esperienza aiuti ai fini valutativi di questa coerenza. E ancora, secondo noi, all’interno di questa coerenza ci doveva stare un accenno al tema della finanza “etica”, intesa come supporto che guardando oltre il “ fumus boni” creditizio anche il sostegno che la società, finanziaria e non, deve dare a chi, in difficoltà, assolve alla funzione sociale dell’economia d’impresa. Insomma sia culturalmente sia operativamente si deve giudicare diversamente un furbetto del quartierino da che garantisce posti di lavoro non parassitari e una distribuzione di ricchezza adeguata tra i fattori partecipanti all’impresa.
L’illustrazione dei nuovi strumenti per sostenere le medie imprese ( le piccole non sono state coinvolte da questo convegno ), predisposti dall’istituzione del recente Fondo italiano di investimento per le pmi, a partecipazione pubblica e privata, ha concluso la serata.
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