In finanza vince la Coerenza!

di admin
A cura dello studio Bonamini e soci, con l’intervento qualificante del dott. Piergiorgio PELUSO, CEO di UniCredit Corporate Banking Spa si è tenuto a Verona un interessante convegno a cui hanno dato lustro, oltre ad un nutrito numero di partecipanti, anche personaggi autorevoli del mondo della finanza italiana.

Un primo intervento “laico” sul tema delle imprese in crisi, dopo convegni più politici. Vari gli interventi moderati dal prof. Rutigliano ordinario di ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI  all’Università di Verona. Si è cercato di analizzare se e come era possibile far uscire le imprese dalla crisi. Poco è stato detto su come uscire dalla crisi economica in generale: mentre si è presentata una ricca messe di dati storici, poche soluzioni possibili sono state azzardate. Contraddittorio è parso affermare che siamo di fronte ad una crisi con caratteristiche del tutto innovative e mantenere  strumenti di intervento    più in linea con le vecchie esperienze: come dire, malattia nuova, cure vecchie! La spinosità  della questione forse non era adatta a questo contesto più operativo. Più efficace e più cura  è stata dedicata invece al tema di come affrontare le crisi  finanziarie  in essere. E qui si  entra nel tecnicismo giuridico-finanziario. Bene il breve, ma professionale l’intervento del partner dello  studio  Bonamini mirante ad accompagnare l’impresa  verso il superamento della crisi. Più articolato ed atteso quello del dott. PELUSO. La ricca esperienza diretta portata,  che correttamente  non ha mancato di far trasparire  qualche umano errore  di valutazione, è stata sicuramente indicativa dei percorsi  tecnici seguiti dal sistema bancario nell’applicazione delle nuove norme considerando la  poca giurisprudenza di supporto. Le tesi esposte miravano a capire la portata  dei tecnicismi e degli  ambiti in cui  stipulare accordi stragiudiziali o giudiziali per prevenire il fallimento di imprese  meritevoli. Si è capito che il problema, alla fine , senza voler semplificare eccessivamente, stava nella necessità da parte delle banche di avere  ben chiara la ragionevolezza del piano industriale loro sottoposto per ridare efficienza all’azienda.  Si valuta, insomma,  la coerenza, dei piani predisposti dagli advisor, assunti  dal perito, avallati dal Tribunale. E’ quindi emerso che  nelle  banche italiane, dopo tanti esperti di finanza, occorreva aggiornare una figura  quale l’economista d’azienda, di cultura  multidisciplinare, che con la sua esperienza  aiuti ai fini valutativi di questa coerenza. E ancora, secondo  noi,  all’interno di questa coerenza ci doveva stare  un accenno al tema della finanza  “etica”, intesa  come supporto  che guardando oltre il “ fumus boni”  creditizio anche il sostegno  che la società, finanziaria e non, deve dare a chi,  in difficoltà, assolve alla funzione sociale dell’economia d’impresa. Insomma sia culturalmente sia operativamente si deve giudicare diversamente  un furbetto del quartierino da che garantisce  posti di lavoro non parassitari e una distribuzione di ricchezza adeguata tra i fattori partecipanti all’impresa.
L’illustrazione dei nuovi strumenti per sostenere le medie imprese ( le piccole  non sono state coinvolte  da questo convegno ), predisposti dall’istituzione del recente Fondo italiano di investimento per le pmi, a partecipazione pubblica e privata,  ha concluso la serata.

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