Crisi dell’olio in Veneto: innovazione e IA per salvare la filiera
di RedazioneL’olivicoltura veneta attraversa una fase complessa. Il settore è segnato da un calo della produzione e da difficoltà strutturali che colpiscono l’intera filiera. Oltre ai fenomeni naturali, pesano il cambiamento climatico e le criticità nella gestione dei parassiti.
Secondo Laura Turri, presidente di RIAV (Rete Innovativa Regionale dell’Agrifood), la sola alternanza naturale non spiega più i dati negativi degli ultimi anni. «Serve un approccio più preventivo, basato su raccolta e analisi sistematica dei dati e strumenti previsionali» dichiara Turri. «Sensori, modelli e intelligenza artificiale possono supportare le decisioni agronomiche. RIAV vuole fare da ponte tra imprese e ricerca».
Il comparto soffre anche per la mancanza di personale specializzato. Reperire addetti alla potatura e alla raccolta è diventato difficile. Questo problema strutturale colpisce anche i frantoi e rischia di peggiorare in futuro, riducendo la redditività delle aziende. Mancano inoltre figure tecniche di riferimento che possano affiancare gli imprenditori. Senza esperti che colleghino la pratica agricola alla ricerca scientifica, molte decisioni vengono prese senza il supporto di dati oggettivi.
La ricerca dell’Università di Verona
In questo scenario, l’innovazione diventa fondamentale. L’analisi del suolo, il monitoraggio dei parassiti e l’uso di droni o immagini satellitari sono strumenti necessari.
La professoressa Anita Zamboni, del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, spiega: «Monitorare in modo puntuale la relazione tra clima, nutrizione minerale e produttività significa dare agli olivicoltori strumenti concreti per mitigare gli effetti degli eventi climatici avversi».
Il professor Zeno Varanini aggiunge che investire nella ricerca serve anche a «preservare un paesaggio unico e un sistema territoriale che rappresenta un valore condiviso».
Il ruolo di RIAV e Confindustria
La Rete Innovativa Alimentare Veneto (RIAV), nata nel 2017 con il supporto di Confindustria Verona, aggrega oggi 65 soggetti, tra cui 54 aziende e 4 organismi di ricerca. Dalla sua costituzione, ha promosso progetti per oltre 20 milioni di euro.
La sfida per i prossimi anni sarà superare la frammentazione del settore. L’obiettivo è creare una filiera capace di fare sistema, integrando automazione e robotica per compensare la mancanza di lavoratori. Come conclude Laura Turri: «Dobbiamo tornare a dare all’olivicoltura un futuro produttivo ed economico sostenibile».
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