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Voci veronesi dal Vinitaly: Gruppo Italiano Vini, visione sistemica sull’intero Paese

di Matteo Scolari
A Vinitaly 2026 la presidente Roberta Corrà e il vicepresidente Claudio Biondi sottolineano l’importanza del fare sistema e guardano con fiducia ai mercati emergenti, nonostante il rallentamento di quelli tradizionali.

Nel cuore della 58ª edizione di Vinitaly, il Gruppo Italiano Vini si conferma uno dei principali interpreti del panorama enologico nazionale, grazie a una presenza capillare lungo tutta la Penisola e a una forte vocazione internazionale. Visione strategica, capacità di fare sistema e apertura verso nuovi mercati sono i temi centrali emersi dall’incontro con la presidente Roberta Corrà e il vicepresidente Claudio Biondi, che hanno condiviso riflessioni e prospettive sul futuro del vino italiano.

Presidente Corrà, siamo al giro di boa di questa 58ª edizione di Vinitaly: quali sono le sue sensazioni a metà manifestazione?

Sono molto soddisfatta. Vinitaly è sempre una grande festa: si celebra il vino italiano ed è una settimana in cui si affrontano molte tematiche, si sta tra colleghi e si ha l’opportunità di scambiare best practice e capire come poter fare sistema. Lo vivo sempre molto volentieri e percepisco un entusiasmo rinnovato, nonostante le difficoltà del momento che non sto a elencare perché potremmo parlarne fino a sera. Tuttavia, credo che sia un bellissimo momento per stare insieme e far sentire la voce dell’eccellenza italiana, che oggi è importantissima in tutto il mondo.

Vicepresidente Biondi, Gruppo Italiano Vini, grazie alla sua presenza in tutta Italia, dispone di una visione sistemica del settore. Quali sono le principali dinamiche che state osservando?

Anche in questa cinquantottesima edizione registriamo una grande affluenza. È chiaro che ci troviamo in una situazione di incertezza complessiva e che i mercati tradizionali stanno rallentando, ma il nostro ruolo ci impone di guardare a nuovi orizzonti. Penso in particolare all’accordo raggiunto tra l’Unione Europea e i Paesi del Mercosur – Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay – che rappresentano delle vere e proprie praterie da esplorare. Molto interessante è anche l’accordo di riduzione dei dazi con l’India, un mercato con una popolazione di circa 1,4 miliardi di persone, molto giovane e con un potenziale significativo per il consumo di vino. Sarà inoltre importante comprendere gli sviluppi dell’abolizione progressiva dei dazi con l’Australia: pur essendo un produttore, riteniamo che la molteplicità dei vini delle nostre cantine possa trovare spazi interessanti. Il calo dei mercati tradizionali deve quindi rappresentare uno stimolo per andare oltre. In questo contesto è di grande aiuto anche il cosiddetto “pacchetto vino”, recentemente approvato dalla Commissione europea il 18 marzo, che ha prorogato per altri nove anni la misura OCM promozione nei Paesi terzi. Ciò significa che continuerà a esserci la possibilità di sostenere attività di promozione extra-UE, coinvolgendo vini, consorzi e anche il nostro gruppo.

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