Voci veronesi dal Vinitaly: Tenuta Santa Maria, eleganza e autenticità della Valpolicella
di Matteo ScolariAlla 58ª edizione di Vinitaly, la Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani si conferma protagonista con una visione che unisce tradizione familiare, valorizzazione del territorio e ricerca dell’eleganza stilistica. Giovanni e Guglielmo Bertani condividono le loro impressioni sulla fiera e riflettono sull’evoluzione dei gusti dei consumatori, sottolineando l’importanza di un approccio autentico alla produzione vitivinicola.
Giovanni, quali sono le vostre sensazioni su questa edizione di Vinitaly?
Eravamo un po’ preoccupati in partenza per tutte queste incertezze di mercato e per alcune difficoltà nei trasporti. In realtà dobbiamo dire che, per i primi due giorni, il feedback è ottimo: la presenza sia di operatori del settore sia di clienti italiani diretti è molto buona. Le aspettative erano inferiori ai risultati che stiamo ottenendo, che sono molto positivi. Direi quindi un ottimo Vinitaly.
Puntate molto sull’abbinamento tra vino, cultura ed eventi, anche grazie alla vostra splendida sede. È un trend destinato a crescere?
Assolutamente sì. Ogni tanto descrivo la bottiglia come una sorta di lampada magica che, una volta aperta, non porta solo gli aromi del vino ma anche tutta la storia e il territorio. Avendo una tenuta inserita in un contesto artistico e ambientale di grande valore, oltre che una lunga storia enologica, per noi lo storytelling e la componente turistica sono sempre più importanti.

Guglielmo, i vini classici della Valpolicella – Valpolicella, Ripasso e Amarone – hanno un pubblico consolidato, ma i gusti dei consumatori stanno cambiando verso vini più leggeri. Qual è la vostra riflessione?
Secondo noi si tratta di tornare allo stile classico della Valpolicella, dimenticando un po’ gli eccessi degli ultimi 15-20 anni, quando si è assistito a una rincorsa verso concentrazione e potenza fine a se stessa. Oggi è fondamentale ricercare eleganza e autenticità, proponendo vini facilmente abbinabili ma che mantengano una forte riconoscibilità. Anche l’Amarone, pur essendo un vino da appassimento, non deve necessariamente essere un “vinone” difficilmente abbinabile: può invece essere verticale, elegante, pulito e unico nel panorama dei vini italiani. Questa è la direzione che abbiamo scelto e che sta trovando un riconoscimento sempre maggiore sul mercato
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