Luca Castagnetti, direttore Centro Studi Management Divino di Studio impresa.
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Settore vitivinicolo, tempo di consapevolezza: l’analisi di Luca Castagnetti

di Matteo Scolari
Dalle sfide globali alla riprogettazione strategica delle cantine: l’analisi a Focus Verona Economia del direttore del Centro Studi Management Divino di Studio Impresa.

Il settore vitivinicolo sta attraversando una fase di profondo cambiamento, caratterizzata da dinamiche economiche, geopolitiche e sociali che impongono alle imprese una riflessione strategica. In vista della 58ª edizione di Vinitaly, in programma dal 12 al 15 aprile a Veronafiere, ne abbiamo parlato con Luca Castagnetti, direttore del Centro Studi Management Divino di Studio Impresa, che ha illustrato i risultati di una ricerca condotta su mille cantine italiane presentata lo scorso novembre all’Università di Verona.

Castagnetti, qual è il significato della ricerca presentata lo scorso novembre e perché avete parlato di “tempesta perfetta” in quell’occasione?

La ricerca rappresenta un osservatorio su circa mille imprese vitivinicole italiane, selezionate tra quelle con oltre un milione di euro di ricavi e bilanci depositati. Si tratta quindi di dati ufficiali e altamente rappresentativi di un comparto che, nel suo complesso, genera quasi 14 miliardi di euro di fatturato. Abbiamo definito il contesto attuale come una “tempesta perfetta” perché convergono fattori congiunturali, tra loro indipendenti ma accomunati dallo stesso effetto negativo sul mercato: guerre, tensioni geopolitiche, inflazione e dazi. Accanto ad essi ci sono altri fenomeni, strutturali, come il cambiamento degli stili di vita e il cambiamento climatico.

Quali sono stati i principali risultati emersi dall’analisi dei bilanci delle cantine italiane?

Il 2024 è stato un anno di adattamento: nonostante le criticità, il settore ha registrato una crescita complessiva dello 0,7% e un miglioramento della redditività grazie all’adeguamento dei listini dopo il picco inflazionistico. Tuttavia, l’analisi puntuale del campione ha evidenziato le prime crepe: circa il 50% delle aziende ha registrato una diminuzione dei ricavi e un analogo peggioramento della redditività. I primi dati del 2025 mostrano un ulteriore rallentamento, con cali significativi anche tra i grandi gruppi cooperativi, aprendo scenari di forte incertezza per il 2026.

In questo scenario, quali strategie possono adottare le imprese vitivinicole per affrontare il futuro?

La parola chiave per il 2026 è consapevolezza. Se il 2024 è stato l’anno dell’adattamento e il 2025 quello dell’incertezza, oggi le imprese devono prendere coscienza dei cambiamenti in atto e ripensare il proprio modello di business. Le cantine non sono solo produttrici di vino, ma vere e proprie imprese che operano in un contesto competitivo e mutevole. È fondamentale conoscere a fondo i propri numeri, analizzare margini e dinamiche finanziarie e comprendere il proprio posizionamento rispetto ai competitor. Solo così è possibile ridefinire strategie efficaci e sostenibili nel lungo periodo.

Quanto è importante la pianificazione strategica nel settore vitivinicolo?

È essenziale. Il business del vino non produce risultati nel breve periodo: tra l’impianto di un vigneto e la commercializzazione del prodotto possono trascorrere anche dieci anni. Senza una visione strategica di medio-lungo periodo si rischiano scelte errate, soprattutto nella fase agricola della filiera, con conseguenze anche sul territorio, come l’abbandono dei vigneti in aree meno vocate. Accanto alla visione di lungo termine è però necessario agire anche nel breve periodo, investendo sulle risorse umane, che rappresentano il vero motore dell’attuazione delle strategie aziendali.

Quale ruolo possono svolgere sostenibilità ed ESG nello sviluppo delle cantine?

La sostenibilità rappresenta un fattore strategico imprescindibile. Nel settore vitivinicolo l’attenzione all’ambiente è già molto sviluppata, ma oggi assumono un’importanza crescente anche le dimensioni della governance e del sociale. Una governance efficace consente di anticipare e gestire i cambiamenti, garantendo continuità economica nel tempo. Allo stesso modo, il legame con il territorio e con le comunità locali rafforza l’autenticità delle cantine, generando valore condiviso e contribuendo allo sviluppo sostenibile dei territori.

Vinitaly rappresenta un momento chiave per il settore. Quale significato assume in questa fase storica?

Vinitaly è molto più di una fiera: è un luogo di confronto e di riflessione strategica per l’intero comparto. In un momento caratterizzato da grandi trasformazioni, l’evento offre l’opportunità di condividere esperienze, analizzare le sfide comuni e individuare nuove direzioni di sviluppo. È un appuntamento fondamentale per rafforzare il posizionamento internazionale del vino italiano e per stimolare quella consapevolezza che oggi rappresenta la vera leva per affrontare il futuro. Io stesso interverrò domenica 12 aprile alle 14.30 con un approfondimento dal titolo “Come orientarsi nella giungla della normativa che regola l’enoturismo”, altro tema di cui si sentirà parlare molto nei prossimi anni.

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