Caro diesel, stangata sui professionisti della strada: in Veneto coinvolte oltre 29mila attività
di Matteo ScolariIl caro carburanti continua a pesare in modo significativo sull’economia reale e colpisce in particolare i cosiddetti “professionisti della strada”, una platea ampia e strategica anche per il tessuto produttivo veronese e veneto. Nonostante gli interventi del Governo, la situazione resta critica e richiede, secondo la CGIA di Mestre, un’azione più incisiva a livello europeo.
Dall’analisi dell’Ufficio studi emerge che dall’inizio del 2026 il prezzo del diesel è aumentato del 20,9%, pari a circa 34 centesimi al litro, un incremento che si traduce in un impatto diretto sui bilanci delle imprese. Anche considerando il taglio delle accise e le misure compensative introdotte, il costo per fare il pieno a un autocarro leggero risulta oggi più elevato di circa 172 euro, con un aggravio annuo stimato attorno ai 12.350 euro per mezzo .

Si tratta di numeri che incidono in maniera significativa su un comparto fondamentale per l’economia locale. In Veneto le attività riconducibili a questa filiera – tra agenti di commercio, autotrasportatori, taxi, NCC e bus operator – sono 29.105, posizionando la regione tra le prime in Italia per presenza di imprese coinvolte. A livello provinciale, Verona conta 5.794 attività, confermandosi uno dei territori più esposti agli effetti del caro carburanti, anche per la forte vocazione logistica e commerciale .
Il problema non riguarda solo l’autotrasporto. A risentire dell’aumento dei prezzi sono anche taxisti, noleggiatori con conducente e operatori del trasporto turistico, categorie che, a differenza di altre, hanno margini limitati per adeguare le tariffe. A queste si aggiungono gli agenti di commercio, che trascorrono gran parte della giornata lavorativa su strada e che vedono aumentare sensibilmente i costi operativi.
Il quadro si complica ulteriormente se si considera che il carburante rappresenta mediamente circa il 30% dei costi operativi per queste attività. Inoltre, negli ultimi giorni, anche la mobilità elettrica ha registrato rincari rilevanti: il costo di una ricarica è passato in poche settimane da 70 a circa 100 euro, con un incremento del 43%, segnale che la pressione sui costi energetici è trasversale e non riguarda solo le fonti tradizionali.

In un Paese come l’Italia, dove circa l’80% delle merci viaggia su gomma, l’aumento del prezzo del diesel rappresenta un fattore critico per l’intero sistema economico. La logistica, che collega poli produttivi, hub distributivi e consumatori finali, diventa infatti vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi energetici, con effetti a catena su filiere e prezzi finali.
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