Viticoltore con uva nera in casse di legno
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Cantine Dindo: un’idea di eleganza che parte da lontano

di Alice Martini
Tra tradizione familiare e visione contemporanea, una cantina della Valpolicella punta tutto su qualità, territorio ed esperienza sensoriale.

Fumane, sullo sfondo del Monte Sant’Urbano, in alta collina e questo implica una zona molto vocata ai vini, anche per la colata lavica dovuta alla presenza di Santa Maria Valverde. Una zona ventilata e ricca, ideale per la produzione. Ed è qui che l’azienda Giovanni Dindo, fondata dall’omonimo nel 1958, si espande per dieci ettari di proprietà e altri quattro a parte e che, dalle parole del nipote Giovanni, oggi alla guida dell’azienda con la moglie Sara «cerca di portare nella sua vocazione la vigna in tavola, senza stancare mai del piacere del bere.

Produciamo otto tipologie di vini, tra classici – Amarone, Valpolicella Superiore, Classico e Ripasso – e l’IGT che abbiamo chiamato Barisol, dall’antico attrezzo utilizzato in passato per collegare i buoi agli aratri, un vino quasi “da tutti i giorni”».

Due uomini cucinano risotto con olio d'oliva.

Una scelta di rivoluzione di immagine e del vino che il nipote Giovanni ha iniziato terminati gli studi, nel 2010, «trasmettendo la passione che ho ereditato dalla mia famiglia, partendo da mio nonno che coltivava i vigneti e vinificava le uve nella stessa casa dove ora sorge la cantina e a seguito da mio padre. Poi sono arrivato io e, aprendo la mia strada, ho compreso di voler introdurre la “mia” idea di vino e cominciare a produrre direttamente. Poca quantità di uva, tipica della zona, quindi Corvina, Corvinone e Rondinella ma con maturazione polifenolica molto alta: per avere vino longevo, con il tannino giusto. Arrivando quindi alla qualità, non alla quantità».

Con gli anni, sempre di più, la strada è segnata per un vino che abbia «un’eleganza tale per essere bevuto e ribevuto – aggiunge – con una maturazione polifenolica più alta possibile, cioè con la polpa bianca e il seme marrone del chicco d’uva: per dare gusto e tanta vita al vino, che sappia da frutta matura».

Barrique di legno nella Cantina Dindo
La visita guidata in cantina.

Una sfida continua all’eleganza che è risultata centrata con l’esperienza proposta di abbinamento sensoriale di tre vini, Brut Rosato Spumante, Barisol Bianco Veronese e Valpolicella Classico Superiore DOC, con un pairing food realizzato dallo chef Fabio Cordella, pensato per dialogare alla perfezione con i vini ed arricchire l’esperienza: sgombro, pearà e rapa rossa, risotto allo zafferano della Lessinia e Monte Veronese, guancia di manzo e purea di sedano rapa, sbrisolona mantovana e grappa di loro produzione. E non solo: perché la sorpresa è stato l’abbinamento “al buio” di un vino anteprima assoluta, servito senza rivelarne l’identità e senza etichetta, lasciando agli ospiti il piacere di scoprirlo. Verrà svelato solo in occasione di Vinitaly 2026 (12-15 aprile p.v.).

Vigneto sotto un cielo nuvoloso
Un vigneto della cantina Dindo.

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