Luca Caputo, direttore DVG Foundation.
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Luca Caputo: «Con le Olimpiadi abbiamo avuto tre miliardi di occhi sulla città»

di Matteo Scolari
Per il direttore della Destination Verona & Garda Foundation, le cerimonie olimpiche e paralimpiche hanno rappresentato un acceleratore di visibilità e una prova di maturità per il territorio. Ora la sfida è trasformare questa attenzione internazionale in sviluppo stabile del turismo.

Le cerimonie olimpiche e paralimpiche ospitate all’Arena hanno rappresentato per Verona una vetrina globale senza precedenti. Secondo Luca Caputo, direttore della Destination Verona & Garda Foundation, la città e il territorio hanno dimostrato di poter gestire eventi di portata internazionale e di inserirsi in un sistema turistico sempre più internazionale, integrato e strategico. La visibilità generata, spiega Caputo, deve ora tradursi in una crescita strutturale del turismo, puntando su nuovi mercati, sull’organizzazione del settore congressuale e su una gestione sempre più consapevole della destinazione.

Direttore Caputo, le cerimonie olimpiche e paralimpiche hanno portato Verona sotto i riflettori di tutto il mondo. Che tipo di visibilità ha generato questo evento?

Non lo dico io, lo dicono i numeri: parliamo di circa tre miliardi di occhi puntati su Verona. È stato un grande boost per tutto il territorio. L’Arena, con i suoi duemila anni di storia, è stata al centro di una narrazione globale ed è stata definita anche “Olympic Arena”, un’espressione che crea un precedente importante. Questo significa che oggi c’è una nuova attenzione verso la città e verso la possibilità di ospitare altri grandi eventi.

Quindi non si tratta solo di un evento isolato?

Assolutamente no. Le Olimpiadi hanno rafforzato l’idea che Verona sia in grado di ospitare eventi internazionali complessi. C’erano dubbi sulla logistica, sugli spostamenti e sull’organizzazione complessiva, ma il ritorno è stato impressionante. Questo ci proietta in un percorso in cui agli eventi già consolidati – penso all’opera lirica, alle fiere e alle manifestazioni culturali – si affianca sempre più la possibilità di ospitare eventi sportivi e professionali di livello internazionale.

Dal punto di vista turistico, che tipo di impatto ha avuto questa esposizione internazionale?

Ha portato Verona al centro dell’attenzione di molti mercati internazionali. Per un turista che arriva dall’altra parte del mondo, uno spostamento di due o tre ore è assolutamente normale. Questo significa che Verona può inserirsi perfettamente nelle rotte turistiche globali, anche grazie al concetto di Olimpiadi diffuse che ha coinvolto diversi territori. È un modello che sta diventando sempre più diffuso anche in altre manifestazioni internazionali.

Il lago di Garda continua a essere il principale motore turistico del territorio. Come si inserisce nel quadro generale?

Il Garda è storicamente il grande catalizzatore del turismo e continua a confermarsi tale. Tuttavia oggi possiamo contare su strumenti di analisi molto più precisi grazie all’osservatorio turistico Verona Garda. Questo ci permette di avere dati affidabili e di comprendere meglio l’andamento dei flussi. Negli ultimi anni abbiamo imparato che non esiste più una sola stagione turistica, ma tante stagioni diverse all’interno dello stesso anno, perché cambiano i mercati e cambiano le abitudini di viaggio.

Proprio sui mercati internazionali state lavorando molto. Quali sono i più interessanti?

Oltre ai mercati tradizionali, stiamo lavorando molto sugli Stati Uniti, sulla Francia e sulla Spagna. L’apertura di alcune rotte aeree dirette ha avuto un ruolo importante, ma c’è anche un lavoro di promozione molto forte. Ad esempio, grazie ai collegamenti con l’hub di Parigi Charles de Gaulle, Verona è diventata più facilmente raggiungibile da molti mercati extraeuropei, compreso il Sud America. Quest’anno, per la prima volta, saremo anche a San Paolo proprio per promuovere il territorio in Brasile.

Tra le nuove strategie c’è anche il turismo congressuale. Quanto è importante questo segmento?

È fondamentale. Il turismo congressuale, o MICE, richiede una struttura organizzativa specifica. Per questo è nato il Convention Bureau di Verona, sostenuto dalla fondazione insieme a diversi stakeholder del territorio come VeronaFiere e l’aeroporto. È una sfida importante perché richiede anche un cambio di mentalità per molti operatori: gli eventi congressuali si pianificano con anni di anticipo e spesso prevedono prezzi bloccati nel tempo.

Un altro tema emerso è quello dell’accessibilità e del turismo inclusivo. Quanto pesa oggi questo segmento?

È un tema enorme. Quando si parla di disabilità si pensa spesso a una nicchia, ma in realtà lo spettro delle esigenze legate all’accessibilità può arrivare a coinvolgere fino al 70-75% della popolazione mondiale. Parliamo non solo di disabilità permanenti, ma anche di condizioni temporanee o legate all’età. Lavorare sull’accessibilità significa quindi allargare il mercato turistico e migliorare l’esperienza per tutti.

Avete introdotto anche una nuova narrazione legata ai “bisogni speciali”. Cosa significa?

Abbiamo scelto di parlare di “My special needs”, cioè dei miei bisogni speciali. L’idea è cambiare prospettiva: non esistono turisti speciali e turisti normali, esistono bisogni diversi. Tutti abbiamo bisogno di rilassarci, di vivere esperienze, di staccare dalla routine. Da qui nasce un catalogo di esperienze accessibili che includono attività all’aria aperta, degustazioni e percorsi culturali pensati per essere fruibili da tutti.

Infine c’è il tema dell’equilibrio tra turismo e vita della città. Come affrontarlo?

È una questione che riguarda tutte le grandi destinazioni europee. Spesso il turismo viene percepito come un problema, ma in realtà riempie spazi lasciati vuoti da altre politiche. Se togliessimo il turismo da molte città, sparirebbero anche molte attività artigianali e commerciali. La sfida non è ridurre il turismo, ma governarlo meglio, integrandolo con politiche sulla casa, sul commercio e sulla qualità della vita urbana.

Qual è quindi la vera sfida per Verona nei prossimi anni?

La sfida è trasformare l’enorme visibilità ottenuta con le Olimpiadi in un percorso strutturale di crescita. Questo significa lavorare insieme – istituzioni, imprese e territorio – per rendere Verona sempre più competitiva a livello internazionale, mantenendo allo stesso tempo la sua identità e la qualità della vita dei residenti.

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