Piergiuseppe Perazzini: «Innovazione e robotica per una chirurgia ortopedica sempre più precisa»
di Matteo ScolariSettant’anni di storia, innovazione e crescita continua. La Clinica San Francesco di Verona, casa di cura privata accreditata con il Servizio sanitario nazionale, rappresenta oggi uno dei centri di riferimento europei nella chirurgia ortopedica e protesica robotica. Alla guida della struttura c’è il professor Piergiuseppe Perazzini, presidente e responsabile dell’unità funzionale di ortopedia, che ripercorre l’evoluzione della clinica e guarda alle nuove frontiere della tecnologia applicata alla medicina.
Professore, nel 2026 la Clinica San Francesco festeggia 70 anni di attività. Quali sono stati i passaggi più importanti di questa storia?
La clinica è nata nel 1956 e negli anni Sessanta è stata acquisita dalla mia famiglia, quando i miei genitori rientrarono a Verona dalla Toscana, dove mio padre lavorava a Firenze con il professor Scaglietti. In origine era una struttura molto più piccola e con una vocazione multispecialistica: c’erano reparti di ginecologia e ostetricia e molti bambini veronesi sono nati proprio nella nostra clinica. Con il tempo la struttura è cresciuta e si è evoluta. Nel 1990 ho lasciato l’attività ospedaliera per dedicarmi direttamente alla clinica, avviando un percorso di sviluppo che l’ha progressivamente specializzata nella chirurgia ortopedica. Da allora abbiamo lavorato per costruire una realtà sempre più orientata alla chirurgia protesica e all’innovazione tecnologica, con il contributo di numerosi collaboratori entrati nel nostro gruppo negli anni.
Uno dei vostri primati riguarda la robotica applicata all’ortopedia. Come è nata questa intuizione?
Negli anni Duemila mi resi conto che l’evoluzione tecnologica poteva migliorare significativamente la qualità degli interventi protesici, in particolare su anca e ginocchio, che sono le articolazioni più soggette a usura. All’epoca si utilizzavano tecniche tradizionali che davano risultati buoni, ma non offrivano il livello di precisione che immaginavo possibile. Venni a sapere che in Florida stavano sviluppando una tecnologia robotica dedicata a questo campo e nel 2010 decisi di andare a visitare quel centro per approfondire la metodica. Rimasi molto colpito dal potenziale di questo sistema e decisi di introdurlo in Italia. Nel gennaio del 2011 abbiamo iniziato a eseguire i primi interventi robotici: siamo stati i primi in Italia e i primi in Europa al di fuori degli Stati Uniti. Da allora abbiamo effettuato oltre 7.000 impianti protesici con questa tecnologia, che nel tempo è stata estesa anche all’anca e in futuro potrà essere applicata progressivamente ad altre articolazioni.
Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale stanno entrando sempre più nella medicina. Quali sviluppi vede nel vostro settore?
Nel nostro DNA c’è sempre stata una forte apertura all’innovazione tecnologica. Oggi utilizziamo quattro unità robotiche per la chirurgia ortopedica e ogni anno eseguiamo circa 1.200 interventi protesici. L’intelligenza artificiale sta già entrando nella pratica clinica, soprattutto nella diagnostica. Pensiamo alle risonanze magnetiche e alle TAC, dove l’elaborazione dei dati permette di migliorare la qualità delle immagini e ridurre l’esposizione alle radiazioni per i pazienti. Anche i sistemi robotici utilizzati in sala operatoria integrano forme di intelligenza artificiale: analizzano una grande quantità di dati raccolti prima e durante l’intervento, attraverso esami come le TAC tridimensionali, e aiutano il chirurgo a pianificare e posizionare l’impianto protesico con grande precisione. Questo consente di personalizzare l’intervento sulla base delle caratteristiche anatomiche del singolo paziente.
La Clinica San Francesco è conosciuta soprattutto per l’ortopedia, ma offre anche altri servizi. Quali sono i numeri della struttura oggi?
La clinica dispone di 77 posti letto, di cui 44 accreditati con il Servizio sanitario nazionale. L’attività principale è quella ortopedica, ma svolgiamo anche chirurgia generale e vascolare, oltre a prestazioni in ambito oculistico, come gli interventi di cataratta. Un altro settore molto importante è la diagnostica: tra risonanze magnetiche, TAC ed esami specialistici effettuiamo oltre 100.000 prestazioni all’anno. Dal punto di vista chirurgico realizziamo più di 5.000 interventi ogni anno. Attorno alla struttura gravitano circa 140 medici e oltre 200 dipendenti, distribuiti tra i due centri attualmente operativi.
Guardando al futuro, quali sono i progetti di sviluppo per la clinica?
La struttura storica in cui operiamo oggi è stata progettata in un’epoca in cui i volumi di attività e le tecnologie erano molto diversi. Per questo stiamo lavorando a un progetto di nuova sede, che dovrebbe sorgere nell’area di Verona Est, vicino all’uscita autostradale. L’obiettivo è realizzare una struttura più ampia e moderna che accorpi i due centri attuali, ottimizzando gli spazi e le sinergie. Sarà un centro progettato per rispondere alle esigenze della medicina contemporanea e per sostenere il volume di attività che oggi gestiamo. Va ricordato che la clinica è anche un centro di formazione per la chirurgia robotica: molti chirurghi italiani e stranieri vengono da noi per assistere agli interventi e apprendere queste tecniche, che richiedono una curva di apprendimento significativa.
Dal punto di vista umano, cosa rappresenta per un chirurgo vedere i pazienti tornare alla mobilità dopo un intervento?
È sicuramente una grande soddisfazione. Oltre il 50% dei nostri pazienti arriva da fuori regione, proprio perché la struttura è molto conosciuta per la qualità e la tecnologia che utilizza. Molte persone si rivolgono a noi con la speranza di recuperare la mobilità e migliorare la propria qualità di vita. Vedere questi risultati e sapere di aver contribuito a restituire autonomia ai pazienti è uno degli aspetti più gratificanti del nostro lavoro. Il nostro obiettivo è continuare a sviluppare la clinica e dotarla delle tecnologie più innovative, perché l’innovazione fa parte della nostra identità.
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