Ex Ilva, Confimi Apindustria: «Investimenti immediati per assicurare continuità produttiva»
di RedazioneLa forte preoccupazione sul destino dell’ex Ilva raggiunge le imprese manifatturiere veronesi. Questo dopo la recente sentenza del Tribunale di Milano che impone all’acciaieria di Taranto di adeguare le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata lo scorso agosto dal ministero dell’Ambiente. Pena la sospensione, dal prossimo 24 agosto, dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento. Nel frattempo proseguono le trattative con il fondo americano Flack Group che ha avanzato alcune condizioni, tra cui uno scudo penale per procedere con l’investimento.
Claudio Cioetto, presidente di Confimi Apindustria Verona, si unisce all’allarme lanciato a livello nazionale dalla Confederazione dell’industria manifatturiera italiana e dell’impresa privata Confimi Industria. «Se la tutela dell’ambiente resta un obiettivo condiviso e imprescindibile – evidenzia -, la grave carenza di acciaio, materia prima strategica per molte filiere, rischia di far perdere capacità produttiva al nostro Paese, costretto a dipendere sempre di più dall’estero e dalle importazioni».
Allarga la prospettiva Stefano Boccianti, neo-presidente del Settore Metalmeccanico di Confimi Apindustria Verona: «La vicenda dell’ex Ilva non riguarda solo un impianto, ma è l’ennesimo segnale delle difficoltà che il manifatturiero italiano si trova ad affrontare. Oggi produrre in Italia è diventato sempre più difficile». Le cause sono molteplici. Dopo i dazi imposti dagli Usa, continua Boccianti, «i costi energetici più alti rispetto ad altri Paesi europei, poi un contesto normativo spesso incerto e con continui ostacoli che rendono complicato programmare e investire. Condizioni che, alla lunga, rischiano di far perdere competitività a tutto il sistema industriale italiano».
L’appello nel sistema Confimi è comune: «Servono prospettive ed è indispensabile stanziare immediatamente risorse adeguate per sostenere l’operatività dell’impianto», affermano. Diversamente, concludono, «senza una strategia industriale chiara e condizioni più sostenibili, il rischio è quello di un progressivo e inesorabile indebolimento del manifatturiero, che resta un elemento centrale per l’economia del nostro Paese».
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