Confcooperative Verona, 80 anni di cooperazione che guarda al futuro
di RedazioneIl 2025 rappresenta per Confcooperative Verona un anno di forte valore simbolico e strategico. L’associazione ha celebrato l’ottantesimo anniversario dalla prima assemblea costitutiva del 12 novembre 1945, avviando un percorso di riflessione che ha accompagnato tutto l’anno associativo. «Abbiamo fatto anche un esercizio di comparazione storica: dove eravamo, dove siamo oggi e dove vorremmo essere domani», spiega Davide Bulighin, direttore di Confcooperative Verona.
Il cammino è culminato nell’assemblea celebrativa, con l’obiettivo di «rigenerare l’orgoglio cooperativo», richiamando lo spirito del dopoguerra, quando la cooperazione seppe rispondere a difficoltà economiche e sociali profonde. «Mi piace pensare che anche oggi, in una nuova stagione di crisi, la cooperazione possa ancora una volta essere la risposta», sottolinea Bulighin.
Un modello solido, ma chiamato a evolvere: «Le nuove generazioni ci chiedono un piccolo restyling dei principi, senza assolutamente mutarli, per renderli più adeguati al passo con i tempi». Un messaggio che si inserisce in un contesto particolarmente significativo: il 2025 è l’Anno Internazionale delle Cooperative proclamato dall’ONU, a conferma del ruolo strategico dell’economia cooperativa come fattore di inclusione e riequilibrio delle diseguaglianze.
Nel corso dell’anno Confcooperative Verona ha investito con decisione sulla qualità associativa, puntando su formazione e ricambio generazionale. «La grande bellezza della cooperazione è che la classe dirigente è la base sociale: possono essere titolari di aziende agricole, infermieri, educatori. Ma questa bellezza non deve trasformarsi in una debolezza», evidenzia Bulighin. Da qui l’impegno su percorsi formativi avanzati, dalla gestione aziendale alla pianificazione strategica, fino all’intelligenza artificiale, da utilizzare «in modo abilitante e inclusivo».
Il 2025 si chiude positivamente, ma apre anche una nuova prospettiva: l’attenzione all’Action Plan for Social Economy della Commissione europea. «Un grande terreno di confronto – conclude Bulighin – per creare condizioni che permettano alla cooperazione di continuare a generare valore sui territori e nelle comunità».
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