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Castelletti: «Prezzi del latte, calo inatteso. Rischio tenuta per le aziende più piccole»

di Matteo Scolari
Il consulente della Cooperativa Latte Verona: aumento produttivo reale, non speculazione. A soffrire di più sono le stalle di montagna. Servono filiere che valorizzino il latte del territorio.

Il calo del prezzo del latte registrato negli ultimi mesi ha colto di sorpresa l’intera filiera, dagli allevatori all’industria di trasformazione. A Focus Verona Economia, Giambruno Castelletti, consulente della Cooperativa Latte Verona, offre una lettura tecnica e territoriale della fase in corso, mettendo in luce le criticità per le aziende più fragili e il ruolo strategico delle cooperative.

Castelletti, nell’estate 2025 vi siete incontrati con i principali operatori del settore. Il calo dei prezzi era prevedibile?

No, non lo era. Come ogni anno Latte Verona si confronta con i principali player nazionali del settore lattiero-caseario, dai grandi commercianti di latte alle aziende di trasformazione, sia industriali sia cooperative. Ci siamo incontrati il 28 agosto in Lessinia e in quella sede nessuno, davvero nessuno, aveva previsto un calo dei prezzi di questa portata. La situazione ha sorpreso tutti, non solo la cooperativa ma anche gli industriali di dimensioni molto superiori.

Da cosa è stato generato questo calo così rapido?

È la conseguenza diretta di un aumento delle produzioni. I produttori agricoli arrivavano da due annate positive, il 2024 e il 2025, con buoni livelli di marginalità. Questo ha portato molte aziende a rinnovare le stalle, ampliarle, aumentare il numero di capi. Le produzioni sono quindi cresciute in modo reale, non solo in Italia ma anche all’estero.

C’è stata, secondo lei, anche una componente speculativa?

Io non ho elementi per parlare di speculazione da parte degli industriali e non mi addentro in questo terreno. Per quanto mi risulta, l’aumento produttivo è stato effettivo. All’estero, nei paesi esportatori di latte, l’incremento è stato ancora più marcato, anche perché lì i costi di produzione sono inferiori rispetto all’Italia, soprattutto per energia e gasolio.

A che livelli di prezzo siamo arrivati oggi?

Siamo attorno ai 50 centesimi al litro. È una soglia delicata. Se il prezzo dovesse scendere ulteriormente, il problema diventerebbe la sostenibilità economica, soprattutto per i produttori più piccoli.

Quali realtà rischiano di più?

Nel nostro territorio convivono situazioni molto diverse. Le aziende di pianura, negli anni, hanno raggiunto dimensioni importanti e una capacità produttiva elevata. Al contrario, le aziende più piccole, soprattutto quelle situate in territori fragili come la Lessinia e il Monte Baldo, hanno margini molto più ridotti. Per loro un’ulteriore discesa dei prezzi potrebbe diventare una questione di sopravvivenza.

È possibile fare previsioni per il 2026?

È estremamente difficile. Anche con l’esperienza maturata nella gestione della cooperativa, oggi non me la sento di fare previsioni. Bisogna ragionare mese per mese, monitorando costantemente l’andamento del mercato.

Nonostante l’incertezza, resta la volontà di investire sulla qualità.

Assolutamente sì. La Cooperativa Latte Verona ha già intrapreso questo percorso e non intende fermarsi. Anzi, l’obiettivo è andare oltre, soprattutto per tutelare le aziende più piccole e quelle di montagna.

Cosa distingue il latte del territorio veronese?

È vero che il latte è tutto bianco ed è tutto buono, ma io sono convinto che il latte italiano, e in particolare quello proveniente dalle nostre montagne veronesi, sia più buono dell’altro. È un latte migliore, che esprime il territorio da cui nasce. La cooperativa vuole continuare a lavorare su questo valore, sviluppando ulteriori programmi per valorizzarlo e renderlo sostenibile nel tempo.

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