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Vantini: «Mercosur così com’è penalizza i nostri agricoltori. Serve reciprocità vera»

di Matteo Scolari
Il presidente di Coldiretti Verona: non siamo contro il commercio internazionale, ma l’Europa non può chiedere standard elevati ai suoi produttori e poi importare senza le stesse regole. Dalla PAC agli ecoschemi, passando per Fieragricola, le priorità del settore.

L’accordo UE–Mercosur, la nuova Politica agricola comune e le grandi trasformazioni imposte dal cambiamento climatico pongono l’agricoltura veronese di fronte a un passaggio delicato. A pochi giorni dalla 117ª edizione di Fieragricola, in programma a Verona dal 4 al 7 febbraio, il presidente di Coldiretti Verona, Alex Vantini, interviene per chiarire la posizione del mondo agricolo: apertura ai mercati sì, ma non a scapito di redditività, sicurezza alimentare e concorrenza leale.

Presidente Vantini, Coldiretti viene spesso descritta come “contraria” all’accordo Mercosur. È davvero così?

No, non siamo contro il Mercosur in quanto tale. Siamo contrari a un accordo che, nella forma attuale, non garantisce il principio di reciprocità. Questo è il punto centrale. L’intesa può rappresentare un’opportunità per diversi settori industriali europei, ma ancora una volta rischia di far pagare il conto all’agricoltura.

Dove sta, concretamente, il problema per gli agricoltori europei e italiani?

Nel fatto che si aprono le frontiere a prodotti agroalimentari che non rispettano gli stessi standard produttivi imposti ai nostri agricoltori. L’Europa chiede alle sue imprese agricole regole stringenti su benessere animale, uso di farmaci, fitosanitari e sostenibilità ambientale, ma poi consente l’ingresso di prodotti realizzati con pratiche che qui sono vietate da anni.

Può fare un esempio concreto?

La carne bovina è l’esempio più chiaro. Parliamo di circa 99 mila tonnellate aggiuntive che potranno entrare nell’Unione europea. In termini quantitativi è una percentuale limitata, circa l’1,5% della produzione europea, e infatti non è questo il vero nodo. Il problema è che i nostri allevatori non possono usare ormoni della crescita da oltre vent’anni, devono attenersi a protocolli rigidissimi sull’uso degli antibiotici e operare sotto il controllo costante delle autorità veterinarie. In Sud America tutto questo non vale allo stesso modo. È concorrenza sleale.

Non esistono clausole di salvaguardia a tutela del mercato europeo?

Esistono, ed è già un risultato ottenuto grazie alla pressione delle organizzazioni agricole. Ma non bastano. Le clausole intervengono quando ci sono alterazioni significative dei prezzi, superiori al 5%, mentre il danno alla competitività delle aziende si produce molto prima, nel quotidiano. Lo stesso discorso vale per altri prodotti come riso e zucchero.

Il governo e Confindustria parlano però di grandi opportunità per l’export italiano.

È legittimo che altri settori vedano opportunità. Nessuno vuole fermare l’accordo, ma modificarlo. Non può diventare l’ennesimo trattato di libero scambio in cui l’agroalimentare viene sacrificato per favorire altri comparti, come è già accaduto in passato. L’Europa dovrebbe invece investire di più sulla sovranità e sulla sicurezza alimentare.

In questo quadro si inserisce anche la nuova PAC. Che giudizio dà?

Va riconosciuto che il lavoro fatto dalle organizzazioni agricole ha evitato un taglio drastico delle risorse. Sulla futura programmazione parliamo di circa 90 miliardi di euro complessivi, che per la sola provincia di Verona significano circa 10 milioni di euro all’anno. Non sono cifre irrilevanti. Ora però bisogna fare in modo che queste risorse vadano davvero a chi vive e lavora in agricoltura.

Cosa non ha funzionato nella PAC attuale?

Gli ecoschemi, così come sono stati concepiti, hanno aumentato la burocrazia senza garantire reali benefici né ambientali né economici. Le imprese si sono trovate a rispettare obblighi complessi per ottenere contributi spesso insufficienti. Serve una PAC più semplice, più mirata e più orientata alla sostenibilità economica delle aziende.

Fieragricola arriva in un momento delicato per il settore. Che ruolo può avere?

Fieragricola non è più solo una vetrina di macchinari. È diventata un luogo di confronto, formazione e discussione politica. Qui porteremo tutti i temi di cui stiamo parlando: Mercosur, PAC, innovazione, acqua. Penso in particolare al tema del deflusso ecologico e alla gestione della risorsa idrica, che nei prossimi anni sarà decisiva per l’agricoltura veronese.

Innovazione: quale direzione deve prendere l’agricoltura?

L’agricoltore è un innovatore per natura. Oggi innovazione significa multifunzionalità, digitale, intelligenza artificiale, ma anche genetica. Le nuove tecniche di evoluzione assistita possono aiutarci a produrre di più e meglio, con meno input e in un contesto climatico sempre più difficile. Se chiediamo alle imprese di rispettare regole sempre più severe, dobbiamo anche fornire loro gli strumenti per farlo.

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