Mecfactory, da Verona alle grandi commesse internazionali
di RedazioneQuando nel 2015 Enrico Cordioli fonda Mecfactory, non ha ancora finito le superiori. Nessun percorso già tracciato, ma una visione molto chiara: costruire qualcosa di suo. «Non sono mai stato uno a cui piace essere comandato» racconta. A dieci anni di distanza, quella scelta precoce si è trasformata in un’azienda strutturata, con sede a Verona e un’operatività che ormai supera i confini nazionali.
Mecfactory opera nel settore delle infrastrutture e delle reti in fibra ottica, seguendo l’intero processo: dagli scavi alla posa della rete primaria, fino al collegamento finale che porta la monofibra direttamente nelle abitazioni. «Io mi occupo della progettazione, poi i tecnici eseguono tutto il lavoro sul campo», spiega Cordioli. Oggi l’azienda conta 23 dipendenti, tutti tecnici specializzati, ma la crescita è fortemente influenzata da un problema diffuso: la difficoltà nel reperire personale.
«È un lavoro che non si studia a scuola, il personale viene formato da zero. Essendo un lavoro da svolgere all’aperto, con caldo, freddo e pioggia, in pochi hanno voglia di mettersi in gioco» racconta. E aggiunge: «Una volta era la persona che cercava lavoro, oggi è l’azienda che deve rincorrere i dipendenti».
Nonostante le difficoltà, Mecfactory ha conosciuto uno sviluppo sorprendente anche sul piano internazionale, dove vengono realizzate anche infrastrutture aziendali per collegamenti ottici rack to rack tra sedi distanti tra loro. Tutto nasce quasi per caso da una ristrutturazione a Verona per conto di un investitore americano. Da allora si sono aperte le porte di un circuito di lavori all’estero: Panama, Brasile, Argentina, Madagascar, Arabia Saudita e tanti altri.
Una crescita che porta opportunità importanti ma anche nuove complessità organizzative: «Adesso ho dovuto bloccare alcuni lavori all’estero perché mi servirebbe almeno il doppio del personale», spiega Cordioli. Il futuro, per lui, passa proprio da qui: potenziare la squadra e rendere l’azienda sempre più autonoma dalla sua presenza costante: «Vorrei arrivare ad avere una struttura che possa camminare anche senza di me, con qualcuno che segua progettazioni e operatività».
Dietro i numeri e le commesse resta però anche il lato meno visibile dell’imprenditoria: «Lavoro 12-13 ore al giorno. Spesso faccio anche il lavoro di qualche dipendente. Non è vero che l’imprenditore non fa niente e guadagna soltanto: lo stress c’è, ed è continuo. Però ci sono anche tante soddisfazioni».
Il vero limite alla crescita? Il personale che manca
Il tema della carenza di personale torna più volte nelle parole di Cordioli ed è oggi il principale freno allo sviluppo di Mecfactory. «Me ne servirebbero almeno il doppio». La difficoltà non è solo quantitativa, ma anche culturale. Un nodo centrale che racconta, forse meglio di ogni altro dato, le sfide dell’imprenditoria tecnica contemporanea.
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