Barbara Bet, quando la passione diventa impresa
di RedazionePassione, determinazione e una visione che non si ferma mai. È questo il filo conduttore del percorso di Barbara Bet, imprenditrice veronese della ristorazione, oggi alla guida di un gruppo in continua espansione. «Dove mi trovo oggi mi ha portato la passione, la voglia di regalare momenti unici alle persone, ricordi tramite il cibo e l’accoglienza», racconta.
Un percorso costruito partendo dal basso, tra sacrifici personali e una crescita costante che oggi parla di numeri importanti: «Ho cominciato con 1.200 euro di stipendio a 14 anni e sono arrivata a 3 milioni di euro l’anno a 48 anni». Una traiettoria che passa attraverso alcuni dei locali più conosciuti di Verona – dall’Osteria il Bertoldo all’Osteria Due Mori, fino all’osteria La Torre l’osteria e al recente ingresso de L’Evangelista – con nuovi progetti già pronti per il 2026. Tra questi, un nuovo format per il quinto locale della Bet, il Du Schei, che è pronto a cambiare nome e a unire pizza e cucina tradizionale in zona Piazza Isolo: «L’idea è quella di proporre una pizza centrale da 38 centimetri da condividere e poi cicchetti, piatti di pasta e tanto altro: è un progetto che vuole incentivare la convivialità».
Accanto alla gestione dei ristoranti, Barbara porta Verona anche in televisione, tra programmi Rai, Mediaset e Sky, e ha partecipato a format di successo come Quattro Ristoranti e Foodish con Joe Bastianich, dove ha portato in finale un grande simbolo della tradizione locale: i bigoli all’anatra.
Non mancano però le difficoltà, soprattutto sul fronte della burocrazia: «Chi non fa questo lavoro non sa cosa significa gestire quintali di rifiuti al giorno, scioperi, raccolte che cambiano. È una vera sfida organizzativa». E come donna imprenditrice, il percorso è spesso ancora più complesso: «Le donne in questo settore sono ancora sottovalutate. Io continuo a vincere premi per merito, ma non sempre dalle associazioni di categoria».
Guardando avanti, Barbara Bet sogna un passaggio di testimone consapevole: «Vorrei che i miei ristoranti fossero in buone mani, dati in gestione a persone che hanno lavorato con me». E forse, un giorno, anche un po’ di meritato riposo: «Sotto una palma, a bere un latte di cocco, ripensando ai sacrifici fatti per costruire tutto questo».
Donne, ristorazione e merito
Barbara Bet porta avanti anche una battaglia culturale sul tema dell’imprenditoria femminile. Oggi fa parte di un’associazione legata al Ministero per le Pari Opportunità che certifica la presenza prevalente di donne in ruoli apicali nelle sue aziende: «Per me questo è un riconoscimento vero, basato su fatti concreti». Un messaggio chiaro: il merito deve contare più delle appartenenze.
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