Stefano Umberto Longo: «Milano Cortina 2026 per noi è un passaggio di testimone»
di Matteo ScolariA Cortina l’attesa è diventata operatività quotidiana. Se Verona vive il clima olimpico attraverso cerimonie e simboli, nelle Dolomiti il conto alla rovescia si misura in cantieri, infrastrutture e organizzazione tecnica. Milano Cortina 2026 rappresenta per Cortina d’Ampezzo una sfida complessa, ma anche un ritorno alle origini: settant’anni dopo i Giochi del 1956, il territorio si prepara a scrivere una nuova pagina della storia olimpica italiana. l presidente di Fondazione Cortina, Stefano Umberto Longo, racconta a Focus Verona Economia come la Regina delle Dolomiti si prepara a tornare al centro del mondo sportivo.
Presidente Longo, che atmosfera si respira oggi a Cortina?
C’è un’attività quasi febbrile, soprattutto sul piano realizzativo. Dal punto di vista sportivo siamo pronti da tempo; la vera sfida riguarda la chiusura dei cantieri strutturali e infrastrutturali che accompagnano l’evento olimpico e paralimpico. È un lavoro intenso, ma affrontato con grande consapevolezza.

Quanto pesa l’eredità di Cortina 1956 in questo percorso?
Pesa in senso positivo. Tra le persone che lavorano oggi in Fondazione Cortina ci sono figli, nipoti e pronipoti di chi partecipò alle Olimpiadi del 1956, non solo come atleti ma come tecnici, organizzatori, volontari. Esiste una cultura diffusa, una competenza sedimentata che riguarda lo sci alpino, il bob, lo skeleton. È una tradizione tecnica e organizzativa che ci dà grande tranquillità.
Fondazione Cortina è nata nel 2022: quali obiettivi vi siete dati?
Ci siamo dati tre driver molto chiari. Il primo è essere un grande comitato organizzatore di eventi internazionali di sport invernali, in particolare le Coppe del Mondo, in modo interdisciplinare. Il secondo è il ruolo di comitato organizzatore locale per Milano Cortina 2026, in stretta collaborazione con il Comitato organizzatore. Il terzo è forse il più strategico: essere protagonisti del futuro post-olimpico, tornando a organizzare grandi eventi sportivi anche dopo i Giochi.

Il “dopo Olimpiadi” è spesso il vero banco di prova:
Assolutamente. Le Olimpiadi non devono essere un punto di arrivo, ma un passaggio di testimone. Il rischio è quello di disperdere competenze e strutture; l’obiettivo, invece, è consolidarle. Per questo stiamo lavorando affinché Cortina resti un punto di riferimento stabile per lo sport invernale internazionale anche negli anni successivi al 2026.
Accanto allo sport c’è anche una dimensione culturale:
Sì, ed è un aspetto a cui teniamo molto. Con la Regione Veneto abbiamo sviluppato il progetto Veneto in Action, che punta su iniziative culturali, mostre, attività per le scuole, i giovani e i volontari. L’esempio della mostra sui Giochi di Cortina 1956 ospitata a Verona va proprio in questa direzione: trasmettere memoria, valori e identità, non solo performance sportive.

Quanto conta il capitale umano in una sfida di questo livello?
Conta tutto. Le infrastrutture sono fondamentali, ma senza persone preparate non funzionano. La forza di Cortina sta nelle risorse umane: competenze tecniche, esperienza, capacità di lavorare in squadra. È questo patrimonio che vogliamo preservare e valorizzare anche dopo i Giochi.
Milano Cortina 2026 sarà un’Olimpiade diffusa: è un limite o un’opportunità?
È una sfida complessa, ma anche una grande opportunità. Richiede coordinamento, visione e collaborazione tra territori diversi, ma consente di valorizzare più aree del Paese. Cortina, in questo contesto, porta la sua storia e la sua specializzazione, integrandosi in un progetto nazionale più ampio.

Cosa rappresenterà Milano Cortina 2026 per Cortina d’Ampezzo?
Rappresenterà un ritorno al centro della scena internazionale, ma soprattutto un’occasione per consolidare un modello. Non solo eventi, ma competenze, cultura sportiva, organizzazione. Se sapremo capitalizzare tutto questo, Milano Cortina 2026 non sarà ricordata solo per le gare, ma per ciò che avrà lasciato in eredità al territorio.
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