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Differenza tra antipiretici e antinfiammatori: concetti basilari

di Redazione

Quando si parla di febbre e dolore, è facile sentire frasi come “prendi una tachipirina” o “serve un antinfiammatorio”, come se fossero la stessa cosa. In realtà si tratta di famiglie di farmaci diverse, con azioni e rischi specifici. Questo articolo ha uno scopo informativo: aiuta a capire i concetti di base, così da dialogare meglio con medico o farmacista. La decisione se assumere un farmaco, quale e come, va sempre presa insieme a un professionista.

Perché distinguere antipiretici e antinfiammatori è importante?

Antipiretici e antinfiammatori sono tra i farmaci più usati in assoluto, anche nei bambini. Proprio perché “familiari”, rischiamo di considerarli quasi innocui, dimenticando che agiscono su meccanismi complessi e che non sono sovrapponibili tra loro. La confusione più frequente è usare un FANS “tanto per” su qualsiasi disturbo, o alternare a caso paracetamolo e ibuprofene solo perché “così funziona meglio”.

Capire la differenza non serve per farsi la terapia da soli, ma per porsi le domande giuste: sto cercando di gestire la febbre? Il dolore? Un’infiammazione localizzata? Il professionista, partendo da queste informazioni e dal quadro generale (età, altre malattie, farmaci in corso), può scegliere la strategia più adatta. Senza questa distinzione, il rischio è usare farmaci non necessari o in modo poco sicuro.

Cos’è un antipiretico

Un antipiretico è un farmaco che riduce la febbre agendo sul “termostato” interno del corpo, situato nell’ipotalamo. Durante un’infezione, alcune sostanze (come la prostaglandina E2) fanno aumentare il set-point della temperatura corporea: il corpo si comporta come se avesse freddo, pur essendo caldo. L’antipiretico interferisce con la produzione di queste sostanze e riporta il set-point a valori normali. Non “raffredda” il corpo dall’esterno, ma corregge l’ordine impartito dal cervello.

Ci sono diversi prodotti e marchi di farmaci contro la febbre: in questo sito puoi vedere i più famosi. Il paracetamolo è l’esempio più noto: riduce la febbre e il dolore, ma ha una scarsa azione antinfiammatoria periferica. Anche diversi FANS (per esempio ibuprofene) possiedono attività antipiretica, ma per comodità si tende a parlare di antipiretici pensando soprattutto al paracetamolo.

Un punto fondamentale: l’antipiretico migliora il comfort, ma non cura la causa dell’infezione. Non sostituisce la diagnosi, né eventuali altre terapie che il medico ritiene necessarie. E, come qualsiasi farmaco, non è privo di rischi: un uso scorretto del paracetamolo può essere molto dannoso per il fegato.

Cos’è un antinfiammatorio

Un antinfiammatorio agisce sulla risposta infiammatoria, cioè quel processo che causa rossore, gonfiore, calore e dolore in una zona del corpo. I più utilizzati nella pratica quotidiana sono i FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei). Il loro bersaglio principale sono gli enzimi cicloossigenasi (COX-1 e COX-2), coinvolti nella produzione di prostaglandine. Riducendo le prostaglandine, diminuiscono infiammazione, dolore e anche febbre.

Ibuprofene, naprossene, diclofenac, ketoprofene sono esempi tipici. La loro forza è proprio la combinazione di effetti: antinfiammatorio, analgesico, antipiretico. Ma questa “potenza” è legata anche a rischi specifici: irritazione gastrica, possibile impatto su reni e apparato cardiovascolare, interazioni con altri farmaci.

Per questo la scelta di usare un FANS, e quale, non dovrebbe mai basarsi solo sul fatto che “mi ha fatto bene l’altra volta”, ma tenere conto di età, storia clinica e quadro generale. È esattamente il tipo di valutazione che fanno medico o farmacista quando consigliano o meno un antinfiammatorio.

Dove i due farmaci si sovrappongono e dove no

Antipiretici e antinfiammatori hanno una zona di sovrapposizione importante: entrambi possono ridurre febbre e dolore. Sia il paracetamolo che l’ibuprofene, per esempio, sono usati per gestire malessere e rialzo termico. Ma il loro “profilo” non è lo stesso.

Il paracetamolo ha un effetto marcato su febbre e dolore, con scarso impatto sull’infiammazione periferica. I FANS, al contrario, agiscono in modo più deciso sulla componente infiammatoria (gonfiore, dolore legato a traumi, infiammazioni articolari), oltre a intervenire su febbre e dolore generale.

Anche i profili di sicurezza sono diversi: paracetamolo e FANS non sono intercambiabili. Uno è più delicato sullo stomaco ma critico per il fegato se usato male; gli altri possono dare problemi gastrointestinali o renali, soprattutto in alcune categorie di pazienti. Sapere che esistono queste differenze è utile proprio per capire perché il medico può suggerire un’opzione e sconsigliarne un’altra, pur “sembrando” farmaci simili.

Errori di ragionamento e miti da sfatare

Quando si parla di febbre e antidolorifici, circolano alcune idee sbagliate che vale la pena chiarire:

  • “La febbre è sempre da abbassare”
     La febbre è una risposta difensiva dell’organismo, non un nemico da azzerare a ogni costo. In genere si valuta di trattarla quando provoca disagio importante o in situazioni cliniche specifiche, definite dal medico.

  • “L’antipiretico cura l’infezione”
     L’antipiretico non elimina virus o batteri: agisce sui sintomi. Sentirsi meglio non significa che la causa sia risolta, e può anzi far sottovalutare segnali importanti se manca una valutazione clinica.

  • “Alternare paracetamolo e ibuprofene è sempre meglio”
     Alternare o combinare farmaci, senza indicazione professionale, aumenta la complessità e il rischio di errori di dosaggio. In alcuni casi particolari il medico può proporre schemi specifici, ma non è una regola valida “per tutti e sempre”.

  • “Aspirina va bene come antipiretico nei bambini”
     Nei bambini l’uso di acido acetilsalicilico come antipiretico è sconsigliato per il rischio, raro ma grave, di sindrome di Reye. Anche questo è un esempio di perché l’età e il contesto clinico contano quanto il nome del farmaco.

Criteri di scelta pratica (senza sostituire il medico)

Come si ragiona, in pratica, di fronte a febbre o dolore? Più che “che cosa prendo?”, la domanda chiave è “che cosa sto cercando di trattare?”. Se il sintomo principale è la febbre con malessere generale, il professionista di solito valuta farmaci con forte azione antipiretica e un buon profilo di sicurezza nel singolo paziente. Se invece c’è un dolore legato chiaramente a un processo infiammatorio (per esempio dopo un trauma), può orientarsi verso un FANS, sempre verificando che non ci siano controindicazioni.

In età pediatrica, oltre a peso ed età, entrano in gioco altri aspetti: malattie concomitanti, idratazione, farmaci assunti, rischio di effetti indesiderati. Paracetamolo e ibuprofene possono essere entrambi utilizzati, ma con regole e limiti di età ben precisi che il pediatra conosce. Per l’adulto vale lo stesso principio: presenza di malattie epatiche, gastriche, renali o cardiache può indirizzare verso una molecola o escluderne altre. In sintesi, i criteri non servono per “curarsi da soli”, ma per capire il ragionamento che c’è dietro un consiglio professionale e per spiegare meglio i propri sintomi a chi deve decidere la terapia.

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