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Ricambio generazionale, il 30% delle imprese italiane è in difficoltà

di Matteo Scolari
Il nodo demografico pesa sulla competitività delle aziende. Secondo Istat cresce lo squilibrio tra senior e giovani: la sfida è trasformare l’emergenza in opportunità attraverso la gestione strutturata delle competenze.

Il ricambio generazionale si conferma una delle principali criticità per il futuro del sistema produttivo italiano. Nei prossimi vent’anni il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati passerà da 3:2 a 1:1, una transizione demografica senza precedenti che rischia di mettere in crisi la continuità operativa di migliaia di imprese. Secondo i dati ISTAT 2025, circa il 30% delle aziende italiane presenta oggi uno squilibrio critico tra dipendenti senior (over 55) e giovani under 35, con un rapporto superiore a 1,5:1. Nelle micro-imprese la quota supera addirittura il 35%, evidenziando una fragilità strutturale del tessuto produttivo.

In questo scenario, cresce l’attenzione verso strumenti capaci di governare il passaggio generazionale e di trasformare un rischio in leva competitiva. È in questo contesto che si inserisce Peoplelink, società del Gruppo Sistemi, presente sul mercato con VISTA, una soluzione HCM (Human Capital Management) integrata al Portale HR, progettata per supportare la gestione delle persone e i processi legati anche al trasferimento delle competenze tra generazioni.

Il rischio più concreto, per molte imprese, è quello di vedere andare in pensione il know-how senza averlo adeguatamente trasmesso. Nei prossimi cinque anni, una impresa familiare su cinque – che in Italia rappresentano circa l’85% del tessuto produttivo e generano l’80% del PIL – dovrà affrontare il passaggio generazionale. Eppure solo il 14% dichiara di disporre di un piano formale per gestirlo. Le conseguenze sono note: solo tre aziende familiari su dieci sopravvivono al terzo passaggio generazionale, mentre competenze strategiche, cultura aziendale e saperi operativi rischiano di disperdersi.

Tiziano Bertolotti, CEO di Peoplelink.
Tiziano Bertolotti, CEO di Peoplelink.

«La diversità generazionale non è più soltanto una questione demografica, ma una leva competitiva fondamentale», afferma Tiziano Bertolotti, CEO di Peoplelink. «Le aziende che oggi si trovano con intere funzioni a rischio di svuotamento per il pensionamento simultaneo di più figure senior non possono permettersi di improvvisare. Servono strumenti strutturati che permettano di mappare le competenze critiche, pianificare il knowledge transfer e creare percorsi di crescita intergenerazionali prima che sia troppo tardi».

La gestione efficace del ricambio parte infatti dalla mappatura predittiva delle competenze, per individuare quali conoscenze rischiano di andare perse nei prossimi 3-5 anni e chi ne è depositario. Solo da questa analisi è possibile costruire percorsi strutturati di affiancamento e mentoring, in cui l’esperienza dei senior si combina con le competenze digitali e metodologiche delle nuove generazioni. Un processo bidirezionale che richiede anche una selezione dei successori basata su competenze reali e potenziale, non sulla sola anzianità, accompagnata da programmi mirati di reskilling e upskilling.

«Con VISTA abbiamo voluto rispondere a un bisogno reale delle imprese italiane nella gestione intergenerazionale», prosegue Bertolotti. «Non basta digitalizzare i processi HR: serve una visione che metta davvero le persone al centro, armonizzando l’esperienza consolidata dei senior con l’energia e le competenze tecnologiche delle nuove generazioni. È da questa capacità di dialogo che passa il futuro competitivo delle aziende». Bertolotti definisce VISTA come un gestore evoluto dei processi HR, capace di semplificare ambiti come formazione, competenze e asset, trasformando attività amministrative in leve strategiche di governo aziendale.

Se ben governata, la convivenza multigenerazionale può diventare un vero moltiplicatore di valore. Le organizzazioni che investono in strategie strutturate di diversity generazionale registrano maggiore capacità di innovazione, un clima aziendale più positivo, una riduzione del turnover dei giovani talenti e una migliore continuità operativa. Le ricerche indicano che ambienti di lavoro multigenerazionali migliorano l’esperienza lavorativa per oltre il 70% dei dipendenti, con effetti misurabili su produttività e performance.

«Il ricambio generazionale deve essere vissuto come un’opportunità di rilancio strategico», conclude Bertolotti. «Le aziende che oggi investono in questo tipo di soluzioni non stanno solo proteggendo il proprio patrimonio di conoscenze: stanno costruendo organizzazioni più resilienti, innovative e pronte ad affrontare le sfide del futuro. Perché il successo non appartiene a una sola generazione, ma a quelle organizzazioni che scelgono di crescere insieme».

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