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Zanardi Fonderie replica all’AGCM: «Sempre nel rispetto delle regole e della libera concorrenza»

di Matteo Scolari
La società di Minerbe respinge le contestazioni dell’Autorità Antitrust e annuncia il ricorso al TAR, confermando piena collaborazione e tutela della propria reputazione. Segue a ruota anche l'associazione Assofond.

Zanardi Fonderie prende posizione in merito al provvedimento sanzionatorio adottato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), con il quale viene contestata una presunta partecipazione a pratiche anticoncorrenziali in asserita violazione della normativa antitrust. La società veronese dichiara di aver appreso la notizia del provvedimento e respinge con decisione ogni addebito.

L’azienda sottolinea infatti di aver sempre operato in totale autonomia e nel pieno rispetto delle normative vigenti, oltre che dei principi di trasparenza, correttezza e libera concorrenza che da sempre guidano il proprio operato, in particolare nei rapporti con i clienti. Una linea di condotta che Zanardi Fonderie ribadisce con fermezza, ritenendo infondate le contestazioni mosse dall’Autorità.

La società fa sapere di stare esaminando con attenzione il contenuto del provvedimento e la documentazione a supporto, confermando l’intenzione di impugnare l’atto davanti al TAR e di intraprendere ogni ulteriore iniziativa utile a tutelare la propria immagine e i propri diritti. Un passaggio ritenuto necessario per fare piena chiarezza sulla vicenda e difendere la correttezza del proprio operato sul mercato.

Convinta della bontà della propria condotta, Zanardi Fonderie ribadisce inoltre la massima collaborazione con le Autorità, già garantita nel corso di tutto l’iter del procedimento istruttorio avanti all’AGCM. Allo stesso tempo, l’azienda rinnova il proprio impegno a mantenere comportamenti pienamente conformi alle regole del mercato, nel pieno rispetto dei diritti dei clienti, confermando una visione industriale improntata alla responsabilità e alla sostenibilità.

Fondata nel 1931, Zanardi Fonderie è una realtà storica del tessuto produttivo veronese, specializzata nella produzione di ghise speciali e componenti ad alte prestazioni per i settori automotive, industriale ed energia. Con sede a Minerbe, l’azienda offre soluzioni tecnologicamente avanzate e sostenibili, con una particolare attenzione alla qualità, all’affidabilità e all’ambiente, elementi che rappresentano un asset strategico anche per la competitività del manifatturiero veneto.

Replica anche di Assofond

Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane, ha appreso con sconcerto e stupore la decisione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) di sanzionare l’associazione stessa e alcune imprese del settore, tra cui Fonderie Zanardi, per una presunta intesa anticoncorrenziale, con sanzioni mai viste prima per un’associazione di categoria.

Il procedimento AGCM I866 appena concluso ha indagato su una presunta intesa restrittiva della concorrenza nel mercato della produzione e commercializzazione di fusioni di ghisa sul territorio nazionale. Oggetto dell’intesa sarebbe stato, secondo l’accusa, il coordinamento delle politiche commerciali e di prezzo tra alcune fonderie italiane. In questo contesto, Assofond è accusata di aver agito come facilitatrice e coautrice del cartello, principalmente attraverso la “predisposizione, aggiornamento e divulgazione degli Indicatori Assofond”, uno strumento di monitoraggio dell’andamento dei costi di produzione che, sempre secondo l’accusa, sarebbe stato volto a uniformare le condotte delle imprese nella revisione dei prezzi.

Un processo di colata.

Assofond ritiene che questa ricostruzione sia del tutto errata e respinge con fermezza le accuse.

Gli “Indicatori Assofond”, la cui pubblicazione è peraltro stata sospesa in via cautelativa e senza alcuna ammissione di responsabilità da parte dell’associazione a partire dal 1° luglio 2024, altro non erano che strumenti statistici di monitoraggio dei costi, basati su dati pubblici delle Camere di Commercio e non certo su accordi segreti. Questi indicatori, da tutti considerati – inclusi i clienti delle fonderie – strumenti di trasparenza utili e necessari all’intera filiera per adeguare nel tempo i contratti aperti pluriennali per la fornitura di getti, erano peraltro analoghi a quelli ancora oggi utilizzati in molti altri Paesi europei, senza che le associazioni e le fonderie europee che elaborano e utilizzano questi indici siano mai state destinatarie di provvedimenti simili da parte delle locali autorità di concorrenza.

La sanzione irrogata all’associazione, pari a due milioni di euro e corrispondente a circa quattro volte il totale dei contributi versato ad Assofond nel 2024 dalle fonderie di ghisa associate, non ha precedenti nella storia dei provvedimenti antitrust comminati alle associazioni di categoria e mette a forte rischio la stessa sopravvivenza di Assofond, oltre a rappresentare un colpo durissimo per l’intero mondo dell’associazionismo.

«Alla luce delle pesantissime sanzioni comminate dall’AGCM, Assofond non può quindi che constatare con rammarico come fare impresa in Italia abbia oggi uno svantaggio aggiuntivo a quelli che già ben conosciamo – in primis il costo dell’energia molto superiore a quello dei principali competitor: quello di essere esposti all’approccio massimalista dell’Autorità nazionale, che non ha equivalenti negli altri Paesi dell’Ue» si legge nella nota diffusa dalla stessa Assofond.

«La decisione dell’AGCM colpisce infatti un settore strategico della meccanica italiana, che già sta vivendo una congiuntura di mercato particolarmente sfavorevole (basti pensare che, nel periodo di tempo durante il quale avrebbe operato il presunto cartello, il numero delle fonderie di ghisa in Italia si è dimezzato a causa di chiusure o fallimenti), e mette a rischio la continuità operativa delle imprese coinvolte nel provvedimento e migliaia di posti di lavoro, confermando quanto già più volte sottolineato dall’associazione negli ultimi mesi: l’Italia non è un Paese per fonderie.

Assofond continuerà a difendere l’operato proprio e delle sue associate nelle sedi opportune, certa di poter dimostrare l’assoluta liceità delle proprie condotte».

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