Imprenditoria femminile, l’Italia guida la classifica della lavoratrici indipendenti
di Matteo ScolariIl 2025 segna un ulteriore passo in avanti per l’imprenditoria femminile in Italia, che continua a crescere nonostante le difficoltà. Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi CGIA, il numero di donne imprenditrici è salito a 1.678.500 unità nei primi nove mesi del 2025, con un aumento del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2024. Questo dato colloca l’Italia al primo posto nell’Unione Europea per numero di lavoratrici indipendenti, con una quota che rappresenta il 16% delle donne occupate nel Paese.
A livello settoriale, sette donne su dieci guidano imprese nei settori dei servizi e del commercio, seguiti da agricoltura e altre attività legate ai servizi, come estetiste e parrucchieri. In particolare, il settore commercio si conferma il più importante per l’imprenditoria femminile, con 288.411 attività. I settori con maggiore presenza di donne sono salute, istruzione e ristorazione, con un’incidenza delle imprese femminili che si aggira tra il 24% e il 41%, a seconda del comparto.

Nonostante la crescente presenza, le imprenditrici affrontano ancora ostacoli significativi nell’accesso al credito e nel finanziamento, che limitano la crescita delle loro attività. La difficoltà nell’accesso al capitale di rischio e la minore presenza nelle reti professionali sono tra i principali fattori che rallentano il pieno potenziale delle imprese femminili. In particolare, le politiche pubbliche dovrebbero concentrarsi su incentivi mirati, servizi di accompagnamento e politiche per la conciliazione tra lavoro e vita privata.
Il divario tra imprese femminili e maschili in termini di accesso al capitale e dimensioni aziendali non è solo una questione di equità sociale, ma anche una perdita di potenziale macroeconomico. Colmare questa lacuna potrebbe avere un impatto positivo significativo sul Pil nazionale, aumentando la diversificazione del tessuto produttivo e migliorando l’allocazione del capitale umano.
L’Italia si conferma quindi un leader europeo nell’imprenditoria femminile, ma la sfida è ora colmare il gap di accesso al credito e garantire politiche strutturali che possano realmente valorizzare il potenziale femminile nel mondo del lavoro e dell’impresa.
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