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Valerio Caruso: «Il mercato immobiliare veronese è dinamico, c’è più domanda che offerta»

di Matteo Scolari
Prezzi in crescita, compravendite in aumento e nuove modalità di vendita: l’analisi di un consulente Tecnocasa e titolare di più agenzie in provincia di Verona.

l mercato immobiliare veronese continua a confermarsi tra i più vivaci a livello nazionale, sostenuto da una domanda costante e da un interesse diffuso sia per l’acquisto della prima casa sia per l’investimento. A delineare il quadro è Valerio Caruso, consulente del gruppo Tecnocasa e titolare di alcune agenzie sul territorio, ospite di Focus Verona Economia.

Caruso, partiamo dai dati: che fotografia possiamo scattare oggi del mercato immobiliare veronese?

Il mercato immobiliare veronese quest’anno è ancora molto attivo, così come lo è stato anche l’anno scorso. Sui primi nove mesi del 2025 abbiamo registrato un aumento dei prezzi: su Verona città parliamo di un +2,5% rispetto all’anno precedente, mentre sulla provincia l’aumento è dello 1,7%. Analizzando lo stesso periodo del 2024, le compravendite sono cresciute del 12,9%. Questo ci restituisce l’immagine di un mercato decisamente dinamico e in buona salute.

Verona si distingue anche a livello nazionale. Cosa dicono i numeri?

Prima abbiamo indicato il dato dei nove mesi, che registra un aumento del 12,9%, se prendiamo il primo primo semestre 2025 Verona ha registrato un +13,8% di compravendite rispetto allo stesso periodo del 2024: è la crescita più alta tra le principali città italiane, un risultato molto significativo che conferma l’attrattività del territorio.

La provincia di Verona è molto ampia e diversificata. Il mercato cambia a seconda delle zone?

Assolutamente sì. Il Lago di Garda, ad esempio, è oggi molto ricercato anche da una clientela internazionale. Il centro storico di Verona continua a essere apprezzato sia dai veronesi che acquistano la prima casa sia da chi investe. Negli ultimi anni, però, molte famiglie scelgono la provincia, dove possono trovare spazi più ampi, maggiore tranquillità e, spesso, nuove costruzioni. Ogni area ha caratteristiche e dinamiche diverse.

Lei opera in particolare nell’est veronese, un’area in forte crescita. Perché?

L’est veronese ha conosciuto una crescita molto importante, soprattutto grazie alle nuove costruzioni. C’è maggiore disponibilità di aree edificabili rispetto al centro città e quindi più offerta. Questo ha favorito un’espansione significativa, con prezzi comunque in aumento, ma anche con la possibilità di trovare immobili nuovi o di recente costruzione, cosa più difficile in altre zone.

Negli ultimi anni i prezzi di acquisto e di affitto sono cresciuti sensibilmente. Quali sono le cause principali?

Il fattore principale è la scarsità di offerta rispetto a una domanda molto alta. Oggi il mercato non riesce a soddisfare completamente la richiesta di immobili, sia a Verona sia in provincia. Questo vale un po’ per tutte le tipologie: non c’è una distinzione netta tra ciò che è più o meno richiesto, perché l’immobile in generale manca. Questa situazione porta inevitabilmente a un aumento dei prezzi, che in alcune zone è più marcato e in altre più contenuto.

Il centro storico soffre particolarmente questa dinamica?

Sì, nel centro storico la situazione è ancora più complessa. L’aumento delle locazioni turistiche e degli affitti brevi rende molto difficile trovare una casa in affitto. Molti proprietari scelgono queste formule perché più redditizie, e questo riduce ulteriormente l’offerta per la locazione tradizionale.

Qual è oggi l’identikit dell’acquirente medio a Verona?

È difficile tracciarlo in modo preciso, ma possiamo dire che una fetta importante è rappresentata da coppie e giovani tra i 18 e i 35 anni che acquistano la prima casa. Una percentuale più contenuta riguarda gli investitori. C’è poi una fascia tra i 35 e i 50 anni che cambia casa per esigenze diverse, lavorative o familiari. In generale, la prima casa resta la motivazione principale dell’acquisto.

Quanto incidono i mutui nelle scelte di acquisto?

Incidono ancora molto. È vero che non siamo più ai minimi storici del periodo 2020-2021, ma oggi i tassi si sono stabilizzati. Non c’è un clima di incertezza come lo scorso anno, quando si erano toccati picchi molto elevati. Oggi circa il 45% delle famiglie acquista casa ricorrendo a un mutuo e questo indica una situazione di maggiore equilibrio e stabilità.

Anche il modo di vendere casa è cambiato. Quanto contano oggi i social e il digitale?

Contano tantissimo. I social come Instagram o Facebook sono strumenti fondamentali per intercettare soprattutto la fascia più giovane degli acquirenti. Video, reel e contenuti digitali rendono l’offerta più attrattiva. Questo non sostituisce la visita dell’immobile, che resta indispensabile, ma è un canale complementare ormai imprescindibile.

E il metodo tradizionale ha ancora un ruolo?

Sì, assolutamente. Tecnocasa continua a investire anche nella pubblicità cartacea, come le riviste distribuite nelle cassette postali. Può sembrare un mezzo datato, ma funziona ancora molto bene per una parte della clientela. L’equilibrio tra tradizione e innovazione è la chiave.

Come si forma oggi un agente immobiliare professionista?

La formazione principale avviene sul campo, giorno dopo giorno. In Tecnocasa puntiamo molto sull’inserimento dei giovani e sulla crescita interna. Esistono scuole di formazione regionali che affiancano l’esperienza pratica con quella teorica. Poi serve l’abilitazione e il patentino. Empatia, voglia di imparare e di mettersi in gioco fanno davvero la differenza.

Uno sguardo al futuro: quali sono i suoi obiettivi?

L’obiettivo è continuare a crescere, investendo sulle persone e sui giovani. Abbiamo progetti di apertura di nuovi uffici, soprattutto nell’est veronese. L’idea è quella di offrire opportunità a chi inizia questo percorso, permettendo loro di crescere professionalmente insieme all’azienda. Se cresciamo noi, crescono anche i nostri collaboratori.

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