Luca Caputo: «Olimpiadi? Un’occasione storica, ma serve una visione di lungo periodo»
di Matteo ScolariL’evento olimpico e paralimpico di Milano-Cortina 2026 sarà una vetrina mondiale per il Veneto e per Verona, che ospiterà la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici e l’apertura dei Giochi Paralimpici. Ma per Luca Caputo, direttore della Fondazione Destination Verona & Garda, l’importante non è solo arrivare preparati all’appuntamento, bensì costruire una visione di sistema che valorizzi il territorio anche dopo le Olimpiadi.
Direttore, cosa rappresentano per Verona le Olimpiadi 2026?
Le Olimpiadi sono un’occasione irripetibile, perché permettono a Verona di collocarsi al centro dell’attenzione internazionale. Ma è importante che questo evento diventi una leva per ripensare il turismo e la comunicazione territoriale. Dobbiamo prepararci a raccontare non solo l’Arena e la città, ma anche l’intero sistema turistico veronese, dal Garda alla Lessinia, facendo emergere la nostra capacità di accogliere, organizzare e integrare esperienze.
Come vi state muovendo come Fondazione in vista di questo appuntamento?
Lavoriamo da tempo in sinergia con gli enti locali e con la Regione, perché le Olimpiadi non sono solo una data sul calendario ma un percorso di avvicinamento che coinvolge tutti. L’obiettivo è far sì che il territorio respiri lo spirito olimpico già prima dell’evento, creando occasioni di partecipazione, sport e cultura. È un lavoro che richiede continuità, metodo e soprattutto visione a lungo termine.
Lei ha più volte sottolineato la necessità di una “legacy” olimpica. Cosa intende con questo termine?
Quando parlo di “legacy” intendo l’eredità che deve restare dopo i Giochi, non solo in termini di infrastrutture ma di mentalità e cooperazione. Le Olimpiadi devono essere un catalizzatore per creare reti tra istituzioni, imprese, associazioni e operatori turistici. Il vero successo sarà quando, finito l’evento, continueremo a lavorare insieme come sistema.
Sul piano turistico, quali sono le priorità di Destination Verona & Garda in questa fase?
Stiamo investendo su analisi dei dati e pianificazione strategica, perché non possiamo gestire il turismo “a sensazione”. Usiamo strumenti condivisi con enti pubblici e università per capire come cambiano i flussi, le presenze, la spesa media e i comportamenti dei visitatori. Da qui discendono le politiche di promozione e di prodotto.
Inoltre, il turismo va pensato in ottica di continuità, non di stagionalità: serve una visione di dieci o vent’anni, con progetti che uniscano cultura, eventi, mobilità e sostenibilità.
Ha definito più volte il turismo come “economia del caos”. Cosa significa?
È un modo per ricordare che il turismo non si controlla, ma si gestisce. I flussi cambiano, gli eventi si sovrappongono, i comportamenti dei visitatori sono sempre più imprevedibili. Il compito di chi lavora in questo settore è orientare il caos, non subirlo: costruire strumenti, politiche e collaborazioni che permettano di trasformare l’imprevedibilità in opportunità.
Quali saranno le sfide dopo le Olimpiadi?
Il nostro obiettivo è che l’esperienza olimpica non resti un episodio. Verona dovrà consolidare la propria reputazione internazionale e continuare a crescere come destinazione organizzata e sostenibile. Dovremo imparare a fare sistema in modo permanente, a condividere strategie e dati, e a ragionare con orizzonti lunghi. Solo così le Olimpiadi saranno ricordate come un punto di partenza, non come un traguardo.
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