Credito alle imprese: torna il segno più sugli impieghi, ma il Veneto resta indietro
di Matteo ScolariDopo oltre due anni di contrazione, il credito bancario alle imprese italiane torna finalmente a crescere. Secondo l’Ufficio Studi CGIA di Mestre, tra giugno e settembre 2025 lo stock complessivo dei prestiti alle attività economiche è aumentato di 5,5 miliardi di euro, raggiungendo i 647 miliardi complessivi, segnando la fine di una fase di restrizione del credito durata 28 mesi consecutivi.

Non tutte le aziende, però, stanno beneficiando di questa inversione di tendenza. Le imprese con più di 20 addetti hanno visto crescere i finanziamenti dell’1,5%, pari a 8,2 miliardi di euro in più, mentre le micro e piccole imprese (meno di 20 addetti) hanno registrato una flessione del 2,8%, con una perdita complessiva di 2,7 miliardi. Una dinamica preoccupante, se si considera che il 98% delle aziende italiane rientra in questa categoria e impiega oltre la metà dei lavoratori privati del Paese.
A penalizzare i piccoli imprenditori è soprattutto la scelta di molti istituti di credito di limitare i prestiti più complessi, a causa dei costi di istruttoria più elevati e della gestione amministrativa più onerosa. Inoltre, le grandi fusioni bancarie avvenute negli ultimi vent’anni hanno ridotto il radicamento territoriale del sistema, aumentando la distanza tra banche e tessuto produttivo locale.

Un dato che pesa in modo particolare sul Veneto, dove la contrazione del credito prosegue ormai dal 2011. Nei primi sette mesi del 2025, le imprese venete hanno subito un taglio di 868 milioni di euro (-1,4%), posizionandosi tra le regioni con il trend più negativo insieme a Umbria e Molise. A livello provinciale, Verona è tra le realtà più penalizzate, con un calo del 3,7% e 519,6 milioni di euro in meno rispetto alla fine del 2024. In difficoltà anche Treviso (-3,3%), Padova (-2,4%) e Belluno (-3%), mentre solo Venezia mostra un dato lievemente positivo (+1,8%).
Secondo la CGIA, la timida riapertura dei rubinetti bancari è favorita da una riduzione delle sofferenze e dal calo dei tassi BCE, che hanno ricreato un clima di fiducia dopo anni di incertezza. Tuttavia, resta aperta la sfida di ricostruire un sistema del credito più vicino alle PMI, vero motore dell’economia regionale e nazionale.
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