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Giulio Fezzi: «Portiamo l’innovazione veronese nel mondo, dal fintech all’intelligenza artificiale»

di Matteo Scolari
Il presidente di Phoenix Group racconta la crescita del gruppo nato a Verona nel 2008, oggi realtà internazionale con sedi anche negli Stati Uniti e specializzazioni nei settori bancario, assicurativo e tecnologico.

Nel corso della 21ª Settimana Veronese della Finanza, Economia e Lavoro, Giulio Fezzi, presidente di Phoenix Group, ha condiviso la visione e il percorso di un’azienda che in diciassette anni ha saputo trasformarsi da piccola società di consulenza a player internazionale dell’innovazione. Nata nel mondo bancario e assicurativo, Phoenix oggi opera su scala globale con divisioni dedicate alla consulenza strategica, alla digitalizzazione e al supporto delle imprese italiane all’estero.

Presidente, Phoenix nasce nel mondo bancario e assicurativo. È ancora questo il vostro cuore operativo?

Assolutamente sì. Quando siamo partiti nel 2008 eravamo in tre persone e il nostro punto di partenza erano proprio banche, assicurazioni e operatori dei pagamenti. Negli anni abbiamo ampliato i settori, ma questo rimane il nostro core business. Oggi non ci limitiamo più alla consulenza classica: abbiamo evoluto il modo di supportare i clienti, diversificando le modalità di servizio e aprendo a nuove aree, ma sempre con le radici salde nel nostro ambito originario.

Negli ultimi anni avete puntato molto sull’internazionalizzazione.

Sì, è una scelta strategica. Circa tre anni fa abbiamo deciso di creare un Innovation Center per mettere in contatto startup, imprese e fondi di investimento. Poi abbiamo fatto un passo ulteriore, aprendo un Innovation Outpost a San Francisco, presso Innovit. L’esperienza è stata straordinariamente positiva: ci ha permesso di collaborare con startup californiane, trasferire innovazioni ai nostri clienti italiani e sviluppare relazioni locali di grande valore. Dopo un anno abbiamo scelto di estendere la nostra presenza anche a Houston, con la nascita di Phoenix Spark, società consociata statunitense che favorisce l’incontro tra tecnologia americana e impresa italiana.

Che differenze avete riscontrato tra il mercato americano e quello europeo?

È un mercato enorme e contraddittorio: avanzatissimo su alcuni fronti, arretrato su altri, ma sempre estremamente veloce. La velocità con cui si muove l’ecosistema USA è dieci volte superiore alla nostra. Nel settore bancario e assicurativo abbiamo visto realtà all’avanguardia, ma anche casi in cui le banche italiane si sono dimostrate più evolute. L’esperienza americana ci ha fatto capire quanto sia importante portare metodo e continuità anche nei contesti più dinamici.

Houston rappresenta un passo importante. Cosa vi ha spinti in Texas?

Houston è un centro strategico per molte industrie: energia, oil & gas, biotecnologie, manifattura e spazio. Qui abbiamo trovato una forte comunità italo-americana e molte aziende italiane che stanno investendo sul territorio. Tuttavia, queste imprese incontrano difficoltà di accesso al credito: le banche americane spesso non finanziano aziende straniere. Per questo stiamo lavorando per costruire un hub finanziario dedicato all’impresa italiana negli Stati Uniti, in collaborazione con istituti locali e partner italiani. È una sfida ambiziosa, ma può aprire un nuovo canale stabile di supporto alle nostre aziende.

Tra i vostri ambiti principali c’è anche la digitalizzazione dei processi bancari e assicurativi.

Sì, è una frontiera inevitabile. Negli Stati Uniti abbiamo visto soluzioni completamente automatizzate, soprattutto nel settore assicurativo: dall’emissione delle polizze alla gestione dei sinistri, fino al pagamento finale, tutto avviene tramite sistemi di intelligenza artificiale. Questi strumenti liberano tempo e risorse umane, permettendo alle persone di concentrarsi sulle attività a maggiore valore aggiunto. Credo che anche in Italia assisteremo presto a un’evoluzione simile, adattata al nostro contesto normativo.

Phoenix Group è un esempio di azienda veronese che cresce anche fuori dai confini. Quali sono oggi i vostri numeri?

Siamo arrivati a quasi 120 persone, a cui si aggiungono oltre 80 partnership con realtà specializzate. È un modello ibrido e collaborativo: un ecosistema che ci consente di integrare competenze diverse e portare soluzioni complete ai clienti. Stiamo lavorando stabilmente anche con partner internazionali, nati da relazioni costruite negli Stati Uniti. È un’evoluzione naturale per un gruppo che ha sempre avuto nel networking e nell’innovazione la propria forza motrice.

Qual è oggi la mission di Phoenix Group?

Continuare a esplorare nuovi orizzonti mantenendo le radici a Verona. Vogliamo essere un punto di riferimento per le aziende italiane che vogliono innovare e aprirsi ai mercati globali. Crediamo che l’innovazione non sia fine a se stessa, ma debba creare valore, conoscenza e opportunità per le persone e i territori. È questo lo spirito che ci guida da sempre.

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