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Giuseppe Biasi: «L’energia condivisa porta benefici ambientali, sociali ed economici»

di Matteo Scolari
Il presidente di Vera Comunità Energetica Rinnovabile racconta come è nata l’esperienza nel territorio veronese, quali sono i vantaggi per cittadini e imprese e quali le prospettive di crescita del progetto.

Nell’ambito del secondo incontro della 21^ Settimana Veronese della Finanza, Economia e Lavoro, dedicato ai temi dell’energia e della transizione ecologica, ha portato la sua esperienza Giuseppe Biasi, presidente di Vera Comunità Energetica Rinnovabile, la prima realtà di questo tipo operativa sul territorio veronese. La sua testimonianza ha offerto uno sguardo concreto su come le comunità energetiche possano generare valore condiviso, economico e ambientale, attraverso un nuovo modello di consumo, produzione e partecipazione civica.

Come nasce Vera e qual è la sua missione?

Vera nasce dalla volontà di creare sinergie territoriali nel campo dell’energia, con tre obiettivi: ambientale, sociale ed economico. Abbiamo coinvolto due aziende del territorio, Manni Energy e Cartiere Saci, che hanno messo a disposizione impianti fotovoltaici come produttori terzi. Non è stato facile: le linee guida e i decreti attuativi sulle CER sono usciti in modo frammentato e dilazionato nel tempo. Ma alla fine siamo riusciti a dare vita a una realtà solida e significativa per Verona, che porta sul territorio i benefici concreti della sostenibilità.

Come avete strutturato la CER dal punto di vista giuridico?

Abbiamo scelto una forma semplice e flessibile: un’associazione non riconosciuta. Questo ci ha permesso di adattare lo statuto e il regolamento man mano che la normativa diventava più chiara. È stato uno sforzo importante, ma ci ha consentito di coinvolgere realtà rilevanti, come il Banco Alimentare e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. La partecipazione di soggetti di questo livello ha dato forza e credibilità al progetto.

Quali benefici porta la comunità energetica a cittadini, enti e imprese?

I benefici sono molteplici. Innanzitutto ambientali: tutta l’energia condivisa all’interno della CER è prodotta da fonti rinnovabili. Poi ci sono vantaggi sociali, perché l’incentivo eccedentario — quello che rimane dopo la redistribuzione regolata — viene utilizzato per sostenere soggetti fragili o enti del territorio. Infine, c’è un ritorno economico diretto per i privati: oltre all’incentivo previsto dalla normativa, riserviamo loro una quota extra, un “premio” che riduce ulteriormente il costo in bolletta. E l’adesione è gratuita e senza vincoli.

È ancora possibile aderire a Vera? Come funziona l’ingresso nella comunità?

Sì, l’adesione è ancora aperta. Basta collegarsi al sito della CER, inserire pochi dati — nome, POD, email e numero di telefono — per sapere se si rientra in una delle cabine primarie già attive. Attualmente ne gestiamo due, ma siamo pronti ad aprirne di nuove in base all’interesse. Se ci sono gruppi di cittadini, PMI o enti pubblici interessati a unirsi, possiamo configurare nuove comunità e ampliare il raggio d’azione.

Le CER possono anche diventare uno strumento educativo sulla transizione energetica?

Assolutamente sì. Il fotovoltaico è noto da tempo, ma spesso è percepito come materia tecnica e distante. Le comunità energetiche rendono l’energia più comprensibile, accessibile e partecipata. Permettono a chi non può installare un impianto sul proprio tetto di accedere comunque a energia verde. Si crea così consapevolezza sulla necessità di consumare responsabilmente e si promuove un cambiamento culturale, oltre che ambientale.

È corretto dire che aderire a una CER protegge anche dai rincari del mercato energetico?

In parte. È importante chiarire che la CER non modifica il contratto con il proprio fornitore: ciascuno mantiene il proprio POD e il proprio piano tariffario. Tuttavia, l’incentivo che la CER riceve per ogni kWh di energia scambiata — cioè prodotto e consumato simultaneamente — è stabile e distribuito ai soci, compensando eventuali rincari e portando beneficio economico.

C’è ancora diffidenza verso le comunità energetiche. Come si supera?

La diffidenza si combatte con la trasparenza. È fondamentale spiegare bene che non c’è scambio diretto di energia o denaro tra soci: tutto è gestito dalla CER secondo regole precise scritte nel regolamento. Il nostro compito è anche informativo, perché per molti questi temi sono nuovi. Ma quando la comunità funziona, il passaparola fa la sua parte e la fiducia cresce.

Cosa l’ha spinta a impegnarsi personalmente in questo progetto?

Il tema dell’energia mi appassiona da sempre. Mi occupo da anni di progettazione e realizzazione di impianti, e ho visto nella CER uno strumento concreto per massimizzare l’impatto delle rinnovabili sul territorio. È stato un lavoro impegnativo, fatto di regolamenti, statuti e notti insonni, ma oggi vediamo la soddisfazione degli associati, anche quelli più strutturati. È la prova che abbiamo lavorato bene e che questo modello funziona davvero.

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