Borchia (Confimi): «Gli Stati Uniti restano il mercato chiave per il marmo veronese»
di Matteo ScolariA pochi giorni dall’apertura di Marmomac 2025, cresce l’attesa tra gli imprenditori del comparto lapideo. Lo ha confermato Andrea Borchia, presidente del settore lapideo di Confimi Apindustria Verona, ospite di Focus Verona Economia su Radio Adige TV.
Presidente Borchia, perché Marmomac rappresenta un passaggio imprescindibile per le aziende del settore?
È il primo salone al mondo, un hub imprescindibile per chi opera nella pietra naturale. Verona ospita la fiera più importante ma anche la più bella, perché unisce alla qualità dell’esposizione la cornice unica della città. Gli operatori internazionali hanno piacere a venire qui, non solo per il business ma anche per ciò che Verona offre.
Quali sono oggi i mercati di riferimento per il distretto veronese?
Il mercato principale rimane quello degli Stati Uniti, non c’è nulla da fare. È vero che si cercano e si aprono nuovi mercati, ma il percorso sarà lungo. L’andamento economico americano influisce direttamente sul settore: le ultime elezioni hanno avuto effetti pesanti, e i dazi rappresentano un ostacolo significativo. Sul fronte europeo, la Germania ha vissuto un anno difficile, ma si intravedono segnali di ripresa.
Qual è la leva competitiva che le imprese veronesi possono giocarsi meglio?
La differenza la fa il prodotto finito, grazie a un know-how che unisce tradizione artigiana e innovazione tecnologica. Le nostre lavorazioni restano le migliori al mondo, anche se i concorrenti internazionali si danno da fare. Abbiamo materiali straordinari e una tradizione che nessun altro può vantare: se riuscissimo a lavorare di più in Italia, avremmo un valore aggiunto ancora maggiore.
Sul fronte interno, quali sono le difficoltà che pesano di più sulle imprese?
Sicuramente i costi. Negli ultimi anni lo smaltimento dei residui di lavorazione è triplicato, con un impatto pesante sui bilanci. Serve un quadro normativo chiaro che favorisca il passaggio dal concetto di rifiuto a quello di sottoprodotto, così da avviare percorsi di economia circolare e alleggerire lo “zaino” che oggi pesa sulle aziende.
Si sente fiducioso presidente?
Certo, il settore ha sempre dimostrato resilienza e capacità di adattamento. Marmomac è il momento per confrontarci e guardare avanti con nuove strategie e coesione.
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